7 Aprile 2015

Nel Def riparte la spending review Nel mirino i costi della burocrazia

Nel Def riparte la spending review Nel mirino i costi della burocrazia

Silvia Gasparetto ROMA Crescita appena più sostenuta del previsto, a +0,7% invece di +0,6%, deficit che resta comunque al 2,6% del Pil quest’ anno e leggermente sopra l’ 1,8% nel 2016 per avere più margini di manovra e almeno 10 mld di nuovi tagli alla spesa pubblica per sterilizzare clausole di salvaguardia che valgono 16,8 mld solo il prossimo anno e che rischierebbero di ammazzare i primi spiragli della ripresa. Dovrebbero essere queste le linee della politica economica che il governo traccerà con il Def, il documento di economia e finanza: il Consiglio dei ministri di oggi darà il via libera al nuovo quadro macroeconomico, lasciando fino a venerdì, per definire il piano nazionale di riforme, allegato al documento. Il piatto forte sarà appunto il piano per evitare l’ aumento di Iva e accise che rappresenterebbe, secondo Confcommercio, 54 miliardi di tasse in più in 3 anni, 13 nel solo 2016, e costerebbe, secondo i consumatori, fino a 842 euro a regime a famiglia. Un salasso che stroncherebbe gli sforzi di rilancio dell’ economia, con un impatto depressivo calcolato dal Mef in una perdita di Pil a fine periodo (2016-2018) pari a 0,7 punti percentuali. Nuove tasse, ha assicurato Matteo Renzi, non ce ne saranno, l’ Iva non aumenterà e, anzi, «se ci saranno ulteriori risorse la priorità sarà per le famiglie e per rendere stabili gli incentivi alle imprese per assumere». Il premier starebbe accarezzando l’ idea di destinare fondi freschi in favore delle fasce più povere, quegli “incapienti” esclusi dal bonus degli 80 euro. Di sicuro, avverte intanto anche Francesco Boccia, minoranza Pd e presidente della commissione Bilancio, bisogna evitare operazioni di maquillage che spostano il problema, come ad esempio limitarsi a rinviare gli aumenti al 2017, senza fare tagli veri, a partire da municipalizzate e spese di grandi ministeri «che non hanno fatto cura dimagrante». E il contributo principale dovrebbe arrivare appunto dalla spending review che si concentrerà, ha annunciato il nuovo responsabile Yoram Gutgeld, sulla riduzione dei costi della macchina pubblica. Il Codacons suggerisce di partire dai 500 enti inutili che da soli costano come una manovra, 10 miliardi l’ anno. Le forbici dei nuovi commissari (con Gutgeld anche Roberto Perotti) dovrebbero puntare a sforbiciare uffici territoriali (tutti in un unico palazzo), corpi di polizia (a partire dall’ accorpamento della Forestale), centrali uniche di acquisto e partecipate locali, tutte misure già previste dalla legge di stabilità e dalla delega P.a. che vanno implementate. Ma ci saranno anche controlli più stringenti sulle prestazioni sociali a partire dagli assegni di invalidità e accelerazione dei costi standard, con le spese dei Comuni che dovranno essere tutte messe online.

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