25 Gennaio 2013

Nel 2012 ogni giorno chiuse mille imprese

Nel 2012 ogni giorno chiuse mille imprese
 

 

Mille imprese che chiudono i battenti ogni 24 ore mentre gli italiani svuotano la borsa della spesa ed affollano i discount pur di risparmiare. Qualche anno fa sarebbe sembrato del macabro umorismo, ma oggi non è altro che la realtà, così come è stata fotografata ieri dalle rilevazioni di Unioncamere e dell’ Istat. Ed il congiungersi, nella negatività, dei dati relativi a produzione e consumo, non fa altro che confermare quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero che la crisi in atto è una sorta di tempesta perfetta per la quale non esiste una via d’ uscita facile e breve. Secondo i numeri mostrati ieri da Unioncamere, sono 383.883 le imprese nate nel 2012 (il valore più basso degli ultimi otto anni e 7.427 in meno rispetto al 2011), a fronte delle quali 364.972 – appunto mille ogni giornohanno invece chiuso i battenti, con un incremento di 24mila unità rispetto all’ anno precedente. Come conseguenza, il saldo tra entrate e uscite si è attestato su un modesto differenziale positivo, 18.911, che, per dare un termine di riferimento, rappresenta il secondo peggior risultato degli ultimi anni, vicino al picco negativo raggiunto nel 2009. Inoltre, considerando anche le cancellazioni delle imprese ormai non operative da più di tre anni, al 31/12/2012 lo stock complessivo delle imprese esistenti è diminuito a poco più di sei milioni. Analizzando i dati più nel dettaglio, si scopre come a restringersi ulteriormente (-6.515 imprese) è soprattutto il tessuto imprenditoriale dell’ industria manifatturiera – trascinato dalla forte contrazione dell’ artigianato, che chiude l’ anno con 20.319 imprese in meno -, nonché quello delle costruzioni (-7.427) e dell’ agricoltura (-16.791). A livello territoriale il conto più salato del 2012 lo paga il Nord che – Lombardia esclusa – perde complessivamente circa 6.600 imprese, i tre quarti delle quali (poco meno di 5mila unità) nel solo Nord -Est. Di contro, soggetti quali i giovani under 35, immigrati e donne, ed attività come turismo, commercio e servizi hanno il merito di aver comunque consentito una chiusura complessiva d’ anno in lieve attivo (+0,3% contro il +0,5 del 2011). «In questi anni – ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – le imprese italiane hanno fatto letteralmente dei miracoli per restare sul mercato. Ora però il tempo è scaduto, tra poco la politica avrà di nuovo in mano le sorti del Paese e deve sapere che l’ obiettivo primo e urgente della sua agenda deve essere quello di rimettere al centro dell’ azione politica l’ impresa, da cui dipende il lavoro, riducendo su entrambi i fronti la pressione fiscale in linea con le più competitive economie europee». Le cose, come detto, non vanno affatto meglio sul fronte dei consumi: l’ Istat ha comunicato ieri che nel confronto con i primi undici mesi del 2011 l’ indice grezzo delle vendite al dettaglio diminuisce del 2,0%, come risultato di un calo contenuto delle vendite di prodotti alimentari (0,6%) e di una flessione più marcata di quelle dei prodotti non alimentari (-2,6%). In particolare, nel confronto con il mese di novembre 2011 si registra una diminuzione del 2,1% per le vendite delle imprese della grande distribuzione e del 3,9% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici. Ed ancora, con riferimento agli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, si registra una diminuzione negli ipermercati (-2,6%) e nei supermercati (-1,7%), mentre si rileva un aumento nei discount (+1,2%). Prendendo invece in considerazione la dimensione delle imprese della distribuzione commerciale al dettaglio, a novembre il valore delle vendite diminuisce del 4,7% nelle imprese fino a 5 addetti, del 3,0% in quelle da 6 a 49 addetti e del 2,0% nelle imprese con almeno 50 addetti. Durissimo il commento del Codacons, per il quale questi dati significano in pratica che gli italiani fanno la fame. «Il governo – afferma l’ associazione dei consumatori – dovrebbe a questo punto valutare seriamente l’ apertura di mense pubbliche per distribuire gratuitamente pane e pasta a chi ne fa richiesta».

marco ventimiglia milano

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