29 Gennaio 2013

Nel 2012 la forbice tra l’ aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l’ inflazione (+3%), su base annua, è stata di 1,5 punti

 Nel 2012 la forbice tra l’ aumento delle retribuzioni contrattuali
orarie (+1,5%) e l’ inflazione (+3%), su base annua, è stata di 1,5
punti

ROMA/TRENTO – Nel 2012 la forbice tra l’ aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l’ inflazione (+3%), su base annua, è stata di 1,5 punti. Quindi la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari. Si tratta del divario maggiore, a sfavore delle retribuzioni, dal 1995. Il dato è stato diffuso ieri dall’ Istat. «Per trovare una variazione delle retribuzioni così bassa bisogna tornare al 1983», dunque a trent’ anni fa, osserva il Codacons: «È questo il motivo per cui l’ Italia non cresce più da 10 anni e ora le famiglie sono sul lastrico: stipendi e pensioni non sono più indicizzate all’ inflazione, mentre il costo della vita dal 2002 ad oggi è raddoppiato e le tariffe pubbliche, dall’ acqua ai rifiuti, sono cresciute più della media dei prezzi». «Un divario dell’ 1,5% tra retribuzione ed inflazione significa che una famiglia di 3 persone ha avuto nel 2012 una perdita del potere d’ acquisto equivalente a 524 euro». Per il comitato di difesa dei consumatori «la priorità del prossimo governo dovrà essere il ripristino della rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici ed il congelamento, almeno fino al 2015, delle tariffe». «I bassi salari ed il loro adeguamento al di sotto dell’ inflazione sono riconducibili alla politica sindacale egualitaria e centralizzata imposta dalla Cgil», secondo l’ ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi. «Monti, che ora critica la Cgil, ne ha subìto i veti riducendo da 6mila a 2500 euro la quota di salario detassabile». A fine dicembre 2012 i dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale era il 28% del totale, il 6,8% nel settore privato. L’ attesa del rinnovo dura, in media, 36,7 mesi per l’ insieme degli occupati e 39,8 mesi per quelli del settore privato. «Davvero un’ emergenza – commenta il segretario generale Cgil del Trentino, Paolo Burli -. Se continua così, la crisi diventa depressione perché con la deflazione l’ economia rischia di incagliarsi. In Trentino serve dare impulso alla contrattazione di secondo livello (artigianato, commercio e turismo, anche se non industria), sia territoriale che aziendale, in tutti i settori, allargando il più possibile la copertura dei contratti integrativi e garantendo ai lavoratori l’ accesso alla tassazione agevolata del salario di produttività. Oltre a confermare, da parte della Provincia, lo sgravio Irap per le aziende che fanno contrattazione». Burli sottolinea che «il governo Monti ha ridotto in modo inaccettabile i benefici fiscali per i lavoratori, che passano da quasi 1.700 euro annui a massimo 700 euro. Col prossimo governo nazionale bisognerà discutere di veri sgravi fiscali per lavoratori dipendenti e i pensionati in Italia». Resta poi il nodo dell’ impegno della Provincia sul fronte delle integrazioni al reddito. «A frenare la domanda aggregata e quindi ad affossare ogni idea di ripresa – ricorda Burli – non c’ è solo la crescita irrisoria dei salari, ma anche l’ aumento della pressione fiscale. Lo scorso anno, con il varo del sostegno al potere d’ acquisto, la Provincia introdusse una misura anticiclica, distribuendo 15 milioni di euro per agevolare i consumi delle famiglie. Come abbiamo chiesto a novembre, nella discussione sulla finanziaria, pensiamo che anche per il 2013 serva un intervento analogo, almeno la stessa cifra. Solo così infatti potremo dare una risposta concreta sia ai bisogni delle famiglie colpite dalla crisi sia alle imprese che non possono esportare e che vedono erodere i fatturati, mettendo a rischio, in un circolo vizioso, l’ occupazione e quindi la ripresa economica». Anche nel 2012, ricorda Burli, le risorse aggiuntive per un intervento anticongiunturale sono state trovate dopo la chiusura del bilancio: «Una redistribuzione della ricchezza prodotta, come già avevamo chiesto sulle tredicesime, è necessaria per i redditi da lavoro e pensione che non hanno altre vie d’ uscita», conclude il segretario Cgil.

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