Nel 2005 i prezzi liberalizzati sono cresciuti del 5,1%
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fonte:
- Il Resto del Carlino
Aumenti al massimo
ROMA – La `mano invisibile` di Adam Smith stavolta non ha funzionato. Nel 2005 i prezzi di beni e servizi liberalizzati hanno subito un incremento del 5,1% più del doppio dell`inflazione il cui livello si aggira intorno al 2%. E` quanto emerge dal documento elaborato dal Tesoro che ha analizzato la situazione dei rincari nei primi 10 mesi dell`anno. Per Intesaconsumatori questa percentuale (5,1%) si traduce in un aumento annuo di 670 euro a famiglia. Una somma che deriva soprattutto dall`impennata degli energetici (+14,5%), primi nella classifica dei rincari. La ragione dell`accelerazione dei prezzi di luce, gas e carburanti starebbe essenzialmente nell`aumento del greggio che si è portato dietro i suoi derivati, soprattutto il gasolio da riscaldamento che, in dieci mesi, è aumentato più del 17%. I prezzi dei biglietti aerei registrano una vera e propria `volata` del 19,1%. Accelerano anche le tariffe di Rc auto (2,5%) e i prezzi di affitti e camere d`albergo (2,2%), di latte (2,5%) e carne (1,9%). Aumenta anche il costo dell`istruzione secondaria (6,1%) e universitaria (3,6%), di acqua potabile (3,9%) e dei trasporti marittimi (4,5%). Una delusione quindi per chi sperava nei benefici della liberalizzazione dei prezzi che senza un controllo sono impazziti, registrando il valore più alto degli ultimi cinque anni. Meglio invece i prezzi cosiddetti amministrati in linea con l`andamento del costo della vita degli ultimi anni. In un panorama dominato dal segno più, va in controtendenza il prezzo dei telefoni (-1,3%). Diminuiti anche i medicinali del Servizio sanitario nazionale (-5,2%). In frenata anche pasta (-1%), zucchero (-0,7%) e i medicinali di fascia C (-0,3%). Stabili invece le tariffe dei servizi postali. Mentre, secondo l`Adusbef i costi dei servizi bancari sono aumentati di circa 550 euro l`anno con il risultato “di trascinare milioni di cittadini nella spirale del debito, dal momento che in molti sono costretti a cedere il quinto dello stipendio a tassi di interesse pari al 20% mensile solo per sopravvivere. Una situazione chè l`anticamera dell`usura“. Infine, il documento pubblicato dal Dipartimento del Tesoro conferma un` altra certezza: quella del gap tra Nord e Sud, anche sul fronte dei prezzi. La città più cara per quanto riguarda i trasporti è Palermo: nel capoluogo siciliano un biglietto costa 1 euro e 5 centesimi, mentre l`abbonamento annuale costa 446 euro, quasi il doppio di quanto pagano un romano (230 euro) e un napoletano (240 euro). Una differenza troppo marcata che spinge Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef-Intesaconsumatori, a chiedere al governo di mettere sotto controllo prezzi e tariffe per evitare “che crescano gli utili dei monopolisti a tutto svantaggio del 90% degli italiani che vive una condizione economica sfavorevole“.
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