8 Gennaio 2020

Nei primi 9 mesi dello scorso anno è salita dello 0,3% Nel terzo trimestre i consumi cresciuti più dei redditi

 

I DATI ROMA Il reddito delle famiglie sale ancora. Ma di poco. Aumentano di più i consumi, e dunque si risparmia di meno. L’ inflazione cammina un po’ di più a dicembre, soprattutto il carrello della spesa, ma il dato annuale segna uno zero virgola, dimezzando l’ 1,6% de 2018. La pressione fiscale cala dello 0,1% nel penultimo trimestre ma sale dello 0,3% nei primi nove mesi. È la sintesi dei principali indicatori statistici diffusi ieri dall’ Istat con due differenti note. La prima riguarda l’ andamento dei conti pubblici, del reddito delle famiglie e dei profitti delle imprese nel terzo trimestre del 2019. Da luglio a settembre dello scorso anno, ha rilevato l’ Istituto di statistica, la crescita del reddito delle famiglie si è tradotta in maggiore consumi, con un aumento della spesa dello 0,4% rispetto al secondo trimestre. Dato che i redditi sono saliti solo dello 0,3%, la conseguenza è stata una «marginale» riduzione della propensione al risparmio, pari all’ 8,9% (-0,1 punti percentuali sul trimestre precedente). Ma su base annua il reddito disponibile (+1,6%) ha maturato una crescita che supera quella dei consumi (+1,1%). E lo stesso vale anche guardando al complesso dei primi nove mesi dell’ anno (+1,5% contro il +1,1%). I risultati tendenziali confermano anche la positiva performance del potere d’ acquisto (+1,5% nel trimestre e +1,0% nei tre trimestri). IL CONTRIBUTO Quanto allo Stato, qualche buona notizia arriva sul fronte del deficit. L’ indebitamento è rimasto stabile rispetto allo stesso periodo del 2018 (1,8%) ma in calo, ai minimi dal 2007, se si guarda al dato complessivo sui nove mesi (3,2%). Un contributo sostanziale ai conti pubblici lo hanno dato i risparmi sugli interessi del debito pubblico che nei tre mesi rilevati dall’ Istat sono calati di quasi 900 milioni. E questo nonostante l’ impennata registrata dallo spread ad agosto, in concomitanza con la crisi del governo giallo-verde. La pressione fiscale, invece, pur scendendo di un decimo di punto nel trimestre è tornata ai massimi dal 2015 cumulando i valori fin qui a disposizione per il 2019 (39,2%). Indicazioni contrastanti tra la tendenza e la congiuntura arrivano anche sul fronte dell’ inflazione. A dicembre i prezzi sono aumentati dello 0,5%, con il carrello della spesa salito dello 0,8%, mentre la media annua ha dimezzato il valore registrato nel 2018 (allo 0,6% dall’ 1,2%). Comunque sempre di zero virgola si tratta, con l’ Istituto di statistica che conferma la «debolezza» dell’ inflazione. Debolezza più accentuata rispetto a quanto avviene nell’ Eurozona, dove lo scorso mese l’ indice è salito all’ 1,3%. Ma qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi, con il riflettersi delle tensioni in Medio Oriente sulle quotazioni del greggio. I consumatori temono che le fiammate del petrolio possano generare rialzi sulla benzina. «Il rischio concreto ora è quello di un’ ondata di rincari per prezzi e tariffe in tutti i settori, determinata sia dal caro-carburanti, sia dalle speculazioni che saranno messe in atto: costerà di più non solo fare il pieno alla propria automobile, ma anche fare la spesa e acquistare frutta, verdura e generi alimentari», ha osservato il Condacons. A. Bas. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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