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8 Dicembre 2006

Nei guai ora Urbani Malgeri, Staderini Bianchi e Petroni

Indagati 5 consiglieri di amministrazione Rai

L`accusa: Meocci era incompatibile per la direzione generale dell`azienda

Già pagata una multa di 14,3 milioni di euro Nei guai ora Urbani Malgeri, Staderini Bianchi e Petroni



ROMA. L`ipotesi di reato che gli viene contestata è quella di abuso d`ufficio per aver favorito, con il proprio voto, la nomina di Alfredo Meocci a Direttore generale della Rai. Nomina avvenuta il 5 agosto del 2005 ma incompatibile con il passato incarico di Meocci come commissario dell`Autority delle comunicazioni, come stabilito in seguito dalla stessa Agicom che per questo ha comminato alla Rai una multa di 14,3 milioni di euro e a Meocci una di 373 mila euro. Per quella nomina da ieri cinque componenti del Consiglio di amministrazione della Rai sono indagati dalla procura di Roma nell`ambito dell`inchiesta aperta dal pubblico ministero Adelchi D`Ippolito sui cosiddetti stipendi d`oro dei manager di alcune aziende. I nomi finiti sul registro degli indagati sono quelli dei cinque consiglieri di centrodestra, Giuliano Urbani, Gennaro Malgeri, Marco Stederini, Giovanna Bianchi Clerici e Angelo Petroni, che all`epoca si espressero tutti a favore di Meocci e che ieri, con una nota comune, hanno ribadito la piena correttezza della loro scelta. Prudente, invece, il giudizio del ministro Paolo Gentiloni, che ha ribadito la necessità di aspettare le conclusioni delle indagini anche se, ha specificato il titolare delle Comunicazioni, “da parlamentare ho sempre ritenuto che ci fosse un problema di incompatibilità“. Si tratta del primo, clamoroso atto dell`inchiesta condotta dal pm romano su un più vasto campo d`indagine relativo agli stipendi assegnati ai manager di aziende come Alitalia, Ferrovie, Enel, Eni, Poste, Anas, Sviluppo Italia e sull`alto numero di consiglieri di amministrazione di cui le stesse società si sono dotate. Stipendi e super-liquidazioni come, stando a un denuncia del programma Report e del Codacons, i 9,5 milioni di euro percepiti da Paolo Scaroni nel passaggio dall`Enel all`Eni, o i 6,7 milioni presi da Giacarlo Cimoli nel 2004, quando lasciò le Fs per passare all`Alitalia. Se parlare di terremoto è sicuramente azzardato, di certo l`iscrizione a registro degli indagati di cinque consiglieri di amministrazione su otto rappresenta per la Rai una bella spallata. Tanto che il presidente della commissione vigilanza della Rai, Mario Landolfi (An) si è affrettato a confermare la legittimità del Cda nonostante gli avvisi di garanzia. Ma se per il momento non si parla di nuove nomine, non ci sono dubbi che quanto accaduto riaccenderà lo scontro sui vertici dell`azienda. Il primo a essere ascoltato dal pm D`Ippolito è stato ieri mattina Sandro Curzi. Insieme agli altri due consiglieri di centrosinistra, Nino Rizzo Nervo e Carlo Rinaldi, l`ex direttore del Tg3 un anno fa votò contro la nomina di Meocci. E ieri Curzi ha spiegato al magistrato i perché di quella decisione. Alla base ci sarebbe stata proprio l`incompatibilità dell`incarico che Meocci doveva ricoprire con il suo passato lavoro all`interno dell`Agicom. Un`incompatibilità che l`allora ministro del Tesoro Domenico Siniscalco chiese di valutare al Cda della Rai. Per questo, come ha ricordato Curzi, vennero richieste delle consulenze specifiche, tra cui quelle fornite a viale Mazzini dagli studi legali Pace e Ripa di Meana. Pareri in cui non si solo si sarebbe evidenziata l`incompatibilità, ma si sarebbero anche messi in guardia i vertici dell`azienda dal rischio di possibili sanzioni pecuniarie. Nonostante questi avvertimenti, la nomina venne fatta lo stesso, con il voto favorevole dei consiglieri oggi indagati e l`astensione del presidente del Cda, Claudio Petruccioli. “Mi ha spinto – ha spiegato in seguito la decisione Petruccioli – la questione della complessità dell`incompatibilità“. “Mai mi sarei aspettato una cosa del genere, mai lo avrei pensato“, ha commentato la notizia della sua iscrizione nel registri indagati Giuliano Urbani, per il quale sull`incompatibilità di Meocci vennero acquisite opinioni diverse: “Tra i pareri di insigni giuristi che allora abbiamo ascoltato – ha spiegato – ce n`erano due che sostenevano l`incompatibilità di Meocci con questa carica, tre la sua compatibilità. Dunque, non si potevano fare le gare tra le scuole di pensiero, questo lo fanno gli accademici“.

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