Negozianti e clienti divisi dallo sciopero della spesa
-
fonte:
- La Stampa
Negozianti e clienti divisi dallo sciopero della spesa
Le associazioni dei consumatori: il 20% dei torinesi non ha fatto acquisti
La guerra agli euro-furbi? Lo sciopero della spesa per esprimere la rabbia per prezzi ingiustificatamente rincarati, quando non schizzati alle stelle? La protesta era stata indetta dalle associazioni dei consumatori (Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori): su come sia andata la giornata di lotta al caro-euro, al di là della guerra di cifre tra i commercianti («Lo sciopero non s´è avvertito») e i promotori («Il 20-30% dei torinesi non s´è presentato alle casse»), i dati certi sono due. Innanzitutto, se qualche calo c´è stato, non s´è trattato di un fatto di massa: ieri era impossibile imbattersi in un supermercato deserto o quasi. Secondo. Gli euro-furbi, per la massa dei clienti, in ogni caso esistono eccome: i prezzi sono rincarati sul serio, e il problema dei borsellini che si prosciugano troppo rapidamente grazie al pensionamento della lira è assai sentito. Da un centro commerciale all´altro, sullo sciopero degli acquisti si ottenevano ieri risposte contraddittorie: «C´è meno gente del solito – diceva Daniela Monachella, caposettore delle casse del Carrefour delle Gru -: non si sono visti soprattutto i pensionati. Direi che abbiamo battuto il 20% di scontrini in meno». Ecco invece l´Auchan di corso Romania: per il direttore, Gianfranco Villa, «non c´è stata flessione. Forse perché siamo tra le insegne più coerenti sul contenimento degli aumenti: non facciamo sentire al consumatore la pressione che esiste in alcuni settori, anche se va detto che alcuni rincari dell´ortofrutta, più che all´euro, sono dovuti alle condizioni meteo». In punti-vendita più piccini, come il «Dì per Dì» all´angolo tra via Gioberti e via Montevecchio, Vincent Lemma parla di «Un giovedì normalissimo, senza contraccolpo alcuno». I clienti, però, sfilano tra le casse quasi sentendosi in colpa: «Non volevo venire – dice Serena Palazzo, 21 anni -: avrei preferito aderire allo sciopero, ma avevo finito le scatolette per il gatto». E Franco Mai: «Ero rimasto senza acqua minerale. Ma la protesta è sacrosanta: i rincari si sentono, un euro vale quanto le mille lire di gennaio». Se il capo settore del Gs di corso Bramante parla di una flessione del 25%, Giuliano Cristina, del Pam di corso Traiano, dice che «abbiamo lo stesso flusso di clienti dei giorni in cui non c´è la protesta». Anche Susanna Fissore, responsabile della Coop di via Negarville, parla di «incassi normalissimi: forse perché si tratta di una forma di protesta strana, difficile da applicare per chi ha il frigo vuoto». «Non lo sapevo – si giustifica una delle clienti, Saveria Bramato, tra gli scaffali -: ho scordato lo sciopero. Adesso poso tutto, non compro più niente. Sono pensionata, e l´euro mi sta dissanguando». Pasquale Laganaro è d´accordo: «Sto facendo due passi, ma oggi non compro niente per principio. Aderisco allo sciopero, tocco con mano gli aumenti ogni giorno». Secondo Alessandro Di Benedetto, presidente regionale dell´Adusbef, si è comportato come il signor Pasquale il 20% dei torinesi: «Protestiamo soprattutto contro gli euro-furbi, che profittano della moneta unica per lucrare, e contro gli strumenti di rilevazione dell´Istat». Altri dati forniti dagli organizzatori indicano un 32% di scontrini in meno in città. Ma a sentire Ascom e Confesercenti la musica cambia: «Siamo i primi – dice Giuseppe De Maria – ad avere interesse a colpire i furbi, che danneggiano i commercianti onesti. Ma questi ultimi sono la grandissima maggioranza. Chi mette i negozianti sul banco degli imputati commette un errore». Le rilevazioni Ascom parlano di «Giornata di incassi consueti in gran parte dei bar e nel 75% dei Crai, con il 2-3% di flessione in alcuni punti vendita cittadini»; «su 23 Dì per Dì, solo 5 hanno registrato cali arrivati al massimo al 10%». Anche per il presidente della Confesercenti, Valentino Boido, «pochi hanno battuto qualche scontrino in meno. Qualche piccolo segnale diverso ci arriva da corso Giulio Cesare, dove è stato avvertito qualche calo. La strada giusta, del resto, non è lo sciopero. Meglio impegni concreti, come l´iniziativa “prezzo amico“, realizzata con i consumatore, che blocca i prezzi di alcuni prodotti fino a fine anno». Se per Boido non ci sono stati contraccolpi su caffè e cappuccini, dal Gran Bar della Gran Madre arriva un monito: «La crisi è costante e si fanno pochi affari a prescindere dalla giornata di sciopero».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: adoc, Adusbef, Federconsumatori, Inflazione, intesa, Prezzi, Sciopero
