12 Agosto 2020

Negativa per il terzo mese l’ inflazione in Italia, non accadeva dal 2016

 

E’ negativa per il terzo mese di fila l’ inflazione a luglio in Italia, non si verificava da giugno 2016. Secondo l’ Istat a luglio l’ indice dei prezzi al consumo ha mostrato un calo dello 0,2% su base mensile e dello 0,4% su base annua (da -0,2% del mese precedente). La stima preliminare era -0,3%. La flessione è dovuta più che altro all’ andamento dei prezzi energetici. Comunque, ha spiegato l’ Istituto di statistica, i beni energetici hanno registrato una contrazione meno marcata da -12,1% a -10,3% sia nella componente regolamentata (da -14,1% a -13,6%) sia in quella non regolamentata (da -11,2% a -9,0%). L’ ampliamento della flessione si deve sia al rallentamento dei prezzi dei beni alimentari (da +2,3% a +1,3%), causato da entrambe le componenti (gli alimentari non lavorati, da +4,1% a +2,5%, gli alimentari lavorati da +1,2% a +0,6%) sia all’ ampliarsi della flessione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,1% a -0,9%). Quindi, l’ inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici sono scese, rispettivamente, da +0,7% a +0,4% e da +0,9% a +0,6%. L’ inflazione acquisita per il 2020 è -0,1% per l’ indice generale e +0,7% per la componente di fondo. Inoltre sono calati anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,1% a +1,2%), viceversa per quelli dei prodotti ad alta frequenza d’ acquisto si è vista un’ inversione di tendenza da +0,1% a -0,1%. Quanto all’ indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) ha registrato una diminuzione congiunturale pari a -0,7% e un aumento dello 0,8% rispetto a luglio 2019 (da -0,4% di giugno); la stima preliminare era +0,9%. L’ inversione di tendenza dell’ Ipca si deve ai prezzi di abbigliamento e calzature la cui crescita su base annua ha accelerato in modo rilevante da +0,4% a +18,7%. È una dinamica, ha spiegato ancora l’ Istat, dovuta all’ avvio posticipato dei saldi estivi(dei quali il Nic non tiene conto) rispetto allo scorso anno (primo agosto nel 2020 nella maggior parte delle regioni; primo luglio nel 2019), che ha causato un calo congiunturale dei prezzi di abbigliamento e calzature molto meno ampio (-6,4%) di quello di luglio 2019 (-20,9%) e un confronto tra un luglio 2020 con i ribassi stagionali solo in poche regioni e un luglio 2019 con i saldi diffusi su tutto il territorio. Più vistoso il balzo dei prezzi al consumo della frutta fresca: +8%, ma sono crollati quelli pagati agli agricoltori con quotazioni che non coprono neppure i costi di produzione, ha avvertito la Coldiretti. Nel carrello della spesa si rilevano aumenti anche per il pesce surgelato (+3,5%), pasta (+3,2%), zucchero (+2,7%), uova (+2,4%), carni (+2,4%), formaggi (+1,5%) e latte fresco (+1%), legati agli sconvolgimenti della domanda di un mercato che non riesce ancora a tornare alla normalità pre-Covid. Una situazione, ha osservato la Coldiretti, che ha favorito le speculazioni al ribasso nei campi e nelle stalle con il paradosso che mentre i prezzi al consumo aumentano quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano. Casi emblematici sono quelli della Puglia dove gli agricoltori che producono meloni e angurie si vedono corrispondere pochi centesimi al chilo e dell’ Abruzzo dove i coltivatori del Fucino hanno addirittura deciso di donare alle famiglie più bisognose parte dei raccolti rimasti in azienda perché sottopagati fino alla metà rispetto allo scorso anno. “Alle speculazioni si sommano peraltro gli effetti del clima impazzito”, ha rilevato ancora la Coldiretti, “con il moltiplicarsi di eventi estremi come caldo torrido, gelo, grandine, nubifragi e siccità che compromettono le produzioni di frutta e verdura provocando la perdita del lavoro di un intero anno in molte aziende agricole”. Più in generale, il calo dell’ inflazione a luglio è un pessimo segnale per l’ economia italiana, perché rispecchia la grave crisi dei consumi che si registra nel nostro paese, a detta del Codacons. “E’ più che evidente che una riduzione così marcata dei prezzi, come affermano tutti gli analisti, non è affatto un elemento positivo, e non determina alcun incremento del potere d’ acquisto dei cittadini”, ha sottolineato il presidente Carlo Rienzi. “I listini infatti scendono per effetto del generale impoverimento delle famiglie causato dal Covid, che ha ripercussioni dirette sui consumi, letteralmente crollati negli ultimi mesi in quasi tutti i settori. Se i consumatori non comprano, i prezzi scendono, e di certo gli italiani non beneficiano di tale situazione, che determina solo un’ illusione ottica sul fronte del potere d’ acquisto”. Per Rienzi “siamo in presenza di una vera e propria emergenza prezzi in Italia, e il periodo di deflazione che prosegue oramai da mesi creerà ulteriori danni all’ economia nazionale”. Da qui l’ invito al Governo “a intervenire per rilanciare i consumi attraverso misure serie e strutturali e non certo con bonus a pioggia che, come insegna l’ esperienza del passato, non hanno gli effetti sperati sul fronte della spesa”. Non è del tutto d’ accordo Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori, che con la deflazione vede effetti positivi, dato che la contrazione dei prezzi riduce la caduta del potere d’ acquisto dovuta alla flessione del reddito disponibile. In particolare, è molto positivo il raffreddamento del carrello della spesa. “Per una coppia con due figli la deflazione consente un risparmio di 153 euro su base annua, anche se il carrello della spesa a +1,2% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano un aumento di 117 euro, anche se a giugno era ben maggiore. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la minor spesa è di 149 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 106 euro, per una famiglia media la deflazione a 0,4% permette un ribasso del costo della vita complessivamente pari a 127 euro, anche se 88 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona”, ha spiegato Dona. E comunque non tutte le città e le regioni d’ Italia sono in deflazione. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care c’ è Bolzano che, con un’ inflazione pari a +0,8%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 254 euro. Al secondo posto Napoli, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 109 euro, terza Trento, dove il +0,4% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 93 euro. Mentre in testa alla classifica delle regioni più costose, con un’ inflazione a +0,7%, c’ è il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 190 euro su base annua. Segue la Campania, dove l’ incremento dei prezzi pari allo 0,2% implica un incremento del costo della vita pari a 40 euro, terza la Calabria (+0,2%) con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 39 euro. (riproduzione riservata)

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