Pisapia prova a cancellare le liberalizzazioni di Monti
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fonte:
- Libero
«Sarebbe il colmo se il Comune
di Milano e la Regione Lombardia
cercassero di aggirare e non rispettare
l’unica misura di liberalizzazione
presa in questa legislatura
dal Parlamento italiano». Il Codacons
va all’attacco della Giunta Pisapia,
che sembra decisa a mettere un
freno alla liberalizzazione degli orari
di negozi e ristoranti introdotta col
decreto Salva Italia dal Governo
Monti. Probabilmente, Palazzo Marino
userà lo strumento delle ordinanze
per limitare l’impatto del decreto.
Nei giorni scorsi, era circolata
l’ipotesi di stabilire finestre orarie
dalle 8 alle 24, ma per il momento
non è ancora stata presa nessuna
decisione ufficiale.
Le istituzioni locali hanno 90 giorni
per adeguare i propri regolamenti
alla nuova legge nazionale. In attesa
di ascoltare tutte le parti interessate,
a gennaio il Comune si limiterà a
dare ai commercianti la possibilità
di rimanere aperti dalle 7 del mattino
fino alle dieci di sera solo in tre
giornate speciali: venerdì 6, domenica
8 e domenica 29. Ma, come stabiliscono
i vecchi regolamenti, le saracinesche
potranno rimanere alzate
al massimo per 13 ore. Chi vorrà
lavorare di notte dovrà rinunciare
agli incassi del mattino, oppure
chiudere in pausa pranzo. Il sogno
di vivere in una città aperta giorno e
notte deve attendere. Questa posizione,
però, non è piaciuta al Codacons,
che ha spiegato: «Non ha senso
prendere tempo e approvare misure
temporanee non in linea con la
legge in vigore: Palazzo Marino si
deve adeguare. Se il Comune cercherà
di impedire l’apertura dei negozi
24 ore su 24 con ordinanze ad
hoc, appellandosi a ragioni di ordine
pubblico, faremo ricorso. Vedremo
se i giudici accetteranno questa
giustificazione».
«Da vent’anni – ricorda Marco
Maria Donzelli, presidente dell’as –
sociazione dei consumatori – chiediamo
che i negozi possano restare
aperti 24 ore su 24 per 365 giorni
all’anno. Sarebbe incredibile, quindi,
ora che questo provvedimento è
finalmente legge, se qualcuno, Comune
o Regione, cercasse una tanto
libera quanto arbitraria ed illegittima
interpretazione della norma per
non rispettare la volontà del legislatore
». Donzelli sembra deciso a non
arrendersi. «Annunciamo fin d’ora –
assicura – che vigileremo contro ordinanze
illegali e, se necessario, ri-
correremo al Tar per impugnare atti
illegittimi».
Intanto, i commercianti si dividono.
Le associazioni di categoria si
sono scagliate contro il provvedimento,
mentre i negozianti sembrano
essere meno critici. Se i gestori
dei piccoli negozi di corso Buenos
Aires temono di essere travolti dalla
concorrenza dei grandi marchi, i titolari
di attività nelle zone della movida
sono più favorevoli alla deregulation.
Come spiega Luca Scicchitani,
che gestisce il pub Il Coccio sul
Naviglio Pavese: «Almeno in venerdì
e il sabato vorrei poter lavorare
un’ora in più, in modo da non dover
cacciare i clienti appena scoccano le
due del mattino per paura di essere
multato». Parole simili a quelle di
Tina La Piana, da vent’anni alla guida
del ristorante La locanda dei Navigli:
«Se i locali non fossero costretti
a chiudere alle due, di sicuro ci sarebbe
più movimento, come avveniva
anni fa. Adesso, basta rimanere
aperti mezz’ora in più per dover pagare
sanzioni salatissime. Dobbiamo
già combattere contro la crisi, e
penso che il Comune dovrebbe evitare
di metterci i bastoni fra le ruote
». A favore della nuova legge anche
Marco De Bellis, titolare del negozio
di abbigliamento Sun68: «Soprattutto
d’estate, l’apertura serale si
può rivelare un’occasione positiva
».
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