Naufrago della Concordia sarà risarcito
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fonte:
- il Tirreno
Pierluigi Sposato GROSSETO. Le loro testimonianze erano state, fuori e dentro l’aula del Tribunale, tra le più drammatiche. Ernesto Carusotti e Paola Falconi, marito e moglie, allora 70 e 69 anni, romani, si erano imbarcati a Civitavecchia poche ore prima del naufragio della Costa Concordia a Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012. E avevano visto in faccia la morte. Adesso Carusotti, assistito da Codacons, ha vinto di fronte al Tribunale di Genova contro Costa Crociere: la società di navigazione lo dovrà risarcire con circa 92.700 euro per danno patrimoniale e non (77mila euro) più spese legali (15.692 euro). Lo rende noto la stessa associazione dei consumatori:«Con una clamorosa sentenza la prima sezione civile del Tribunale di Genova (giudice Paolo Gibelli) ha accolto in pieno le tesi del Codacons riconoscendo le responsabilità di Costa Crociere e il danno da stress post-traumatico subito dal naufrago Carusotti a causa dell’incidente». Nella sentenza è anche detto che «Carusotti avrebbe potuto evitare il trauma scendendo regolarmente a mare con la prima scialuppa, l’esperienza stressante sarebbe stata di certo almeno molto minore forse il danno biologico non vi sarebbe stato. Ma tutto ciò che accadde in concreto a Carusotti dipese anche dal naufragio, che è fatto di reato di cui Costa risponde».I coniugi Carusotti avevano raccontato di essersi salvati salendo sulla scialuppa numero 12, quella che era rimasta bloccata. «Per fortuna non siamo morti, ma eravamo lì lì per mo-rire – raccontarono – Per far scendere la scialuppa abbiamo dovuto spingerla noi passeggeri, saremmo stati in 150. Non c’era nessuno di quelli che avrebbero dovuto calarla e quelli dell’equipaggio che erano con noi non sapevano che fare. Siamo riusciti a farla scendere quando l’acqua era a due metri da noi». E avevano indicato in Francesco Schettino e in Costa i responsabili. «Siamo vivi per caso, perché nessuno ci ha aiutato». Carusotti aveva rifiutato gli 11mila euro di risarcimento offerti dalla compagnia: «Vorrei vedere se uno dei dirigenti della Costa avrebbe mai preso quei soldi, dopo aver provato tutto ciò che abbiamo passato noi. Eravamo andati a fare una settimana di vacanza – aveva poi detto in aula – Dovevamo portare i nipoti con noi, ma mi avevano detto di no. Per fortuna». In occasione del corteo silenzioso organizzato da Giustizia per la Concordia per il secondo anniversario della sciagura aveva detto: «Ho nelle orecchie il rumore dei bicchieri che si rompevano». La sentenza del Tribunale di Genova affronta anche uno dei temi cari a Codacons, quello del mancato funzionamento del Dge, il generatore di emergenza: «Avrebbe dovuto riattivarsi dopo l’urto (cosa avvenuta solo per essere succeduta da nuovo e definitivo blocco con insufficiente erogazione di corrente solo da parte della riserva nelle batterie) – aggiunge il giudice Gibelli – L’apparato, in ragione del progredire dell’inclinazione della nave, avrebbe dovuto garantire energia ai servizi essenziali per almeno una mezz’ora; alla erogazione di emergenza non avrebbero dovuto essere agganciate utenze superflue, anzi controindicate come gli ascensori; invece l’erogazione di corrente avrebbe dovuto azionare la pompa di sentina, rallentando almeno per un po’ il progresso dell’inclinazione; anche in difetto di corrente, un personale preparato all’emergenza avrebbe evitato il panico; la corrente erogata avrebbe dovuto alimentare i verricelli elettrici di recupero delle scialuppe; tale recupero avrebbe consentito di emendare la manovra erronea di ammaraggio della scialuppa del Carusotti, permettendogli una discesa che evitasse il terrifico attraversamento della nave nella direzione del pericolo». Una migliore gestione avrebbe evitato conseguenze pesanti, insomma. «Si tratta di una importantissima vittoria per il Codacons, che fin da subito aveva sostenuto le responsabilità di Costa Crociere e la totale incongruità degli indennizzi riconosciuti dalla società ai naufraghi della Concordia» afferma l’associazione dei consumatori.
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