12 Giugno 2009

Nato senza occhi, chiesti 2 milioni di danni

Il piccolo aveva altre gravissime malformazioni mai identificate nelle 5 ecografie La famiglia ha citato i medici, l’ospedale di Voghera e un ambulatorio di Tortona

 VOGHERA. Ha cinque anni, non ha gli occhi. Dal giorno della sua nascita, un mercoledì del novembre del 2004, è entrato e uscito dagli ospedali di tutta Italia dove i medici hanno cercato di riparare alle quindici malformazioni genetiche, una delle quali – l’assenza di bulbi oculari – gli resterà per sempre. Come per sempre sarà destinato a convivere con un catetere che collega il cervello all’addome. Nessuna ecografia, delle cinque a cui la mamma, vogherese, si sottopose, identificarono le malformazioni. Oggi la famiglia chiede un risarcimento di 2 milioni di euro e lo chiede all’ospedale di Voghera, al centro medico «Omodeo Zorini» di Tortona e agli ecografi che, nel tempo e con diverse responsabilità, seguirono la gravidanza. La causa è in corso e tra due giorni saranno depositate al Tribunale di Pavia (competente perché viene citata l’Azienda ospedaliera) le «conclusionali» degli avvocati delle varie parti. Poi il giudice Andrea Balba prenderà una decisione: la sentenza è attesa per l’inizio del prossimo autunno. Come sempre in queste vicende, di per sè dolorosissime e angoscianti, ci sono due storie da raccontare, due punti di vista. Quello della famiglia, distrutta dall’evento; quella dei medici e delle strutture sanitarie certe di aver fatto se non il meglio, ciò che era possibile. Il padre del bambino soffre ancora per i cinque anni passati, ma pensa al futuro: «Mio figlio, grazie a Dio, ancora non si rende conto della sua "diversità", ma quando sarà grande? Devo ringraziare l’asilo comunale perché è assistito meravigliosamente ed abbiamo trovato un’insegnante di sostegno, giovanissima, che è quasi una santa…». Poi, si sfoga: «Avevamo il diritto di sapere, il diritto di poter scegliere se interrompere la gravidanza o meno… Ci è stato negato per un errore dei medici».  Nella sua battaglia legale, con la richiesta di un risarcimento danni di due milioni di euro, si è affidato all’associazione dei consumatori Codacons. Spiega il loro consulente medico, professor Emilio De Lipsis: «Sono emerse quindici malformazioni: crediamo che, in cinque ecografie, almeno una di essere avrebbe dovuto essere individuata. Non è stato così. Nell’ultima ecografia, alla 7ª settimana di gravidanza, nel referto compare come stato: "normali falangi nelle mani" e "cristallini visualizzati". Il bimbo è nato senza bulbi oculari e con sei dita… Credo che siano stati esami eseguiti frettolosamente e in modo superficiale, almeno questa è la tesi sostenuta dagli altri nostri consulenti nella perizia». Ben diversa la versione che forniscono le parti chiamate in causa – Azienda ospedaliera e centro medico tortonese, che sono naturalmente in giudizio con i legali delle compagnie assicuratrici. Si fanno forti delle conclusioni dei consulenti tecnici nominati dal giudice, in particolare della perizia del professor Angelo Mori, dell’università di Genova, che ha parlato di «diagnosi non possibile per i limiti tecnici della metodica» e di «malformazioni fetali rare» che solo in casi eccezionali possono essere individuate dalle ecografie». Anche al settimo mese? Forse no. E’ cinico ricordalo, ma viene fatto osservare che, a quel punto, pur ammettendo che ci sia stato un errore, ormai era impossibile interrompere la gravidanza. «Sulle conclusioni delle consulenze siamo tutti concordi – sottolinea l’avvocato Luisa Cervi, del foro di Genova, che assiste il centro medico Omodeo Zorini -, ma per noi c’è un elemento favorevole in più: il centro medico fornisce strumentazioni e spazi per i medici. Non esegue, e non è quindi responsabile, degli esami svolti». Non per questo, la vicenda umana è meno dolorosa: «E’ evidente che non c’è una nostra responsabilità – dice il titolare del centro tortonese, il dottor Paolo Omodeo Zorini – ma siamo vicini al dolore della famiglia e profondamente scossi dalla vicenda».

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