23 Dicembre 2007

Natale tirando la cinghia

ROMA – Natale tirando la cinghia. Per la prima volta, dopo diversi decenni, dovremo dire addio alle follie. Quest`anno saremo tutti costretti a rinsavire. Colpa dell`impennata dei prezzi alimentari, ormai alle stelle, che ha determinato il notevole calo dei consumi. Primo segnale indicativo, la rinuncia per una famiglia su tre al cenone della vigilia di Natale. A lanciare l`allarme gli “sceriffi“ dell`associazione dei consumatori Adoc, un esercito di 200 volontari che hanno monitorato nelle prime tre settimane di dicembre mercati, supermercati e discount di tutta Italia. “I rincari hanno colpito soprattutto i prodotti tipici delle feste – denuncia il presidente dell`Adoc, Carlo Pileri – aumentati in media del 10% rispetto al primo dicembre, con punte del 61,6% per i gamberoni e del 20,8% per le lenticchie. Preoccupanti i prezzi massimi registrati per i datteri, sul mercato anche a 3,70 euro la confezione (+67% rispetto al prezzo medio), il baccalà a 15 euro (+30,3%) e le noci a 8 euro (+56%). Per non parlare dei prodotti tipici regionali come il pesce spada (+21,9%), il capitone (+9,1%), la cassata (+5,6%) e le olive ascolane (+3%)“. L`analisi di Pileri è impietosa: i prezzi elevati costringeranno una famiglia su tre a rinunciare al cenone, rivedendo drasticamente il menù casalingo e magari trasformandolo in un “cenino“, preferendo la qualità alla quantità. “In questo panorama sconsolante dei prezzi – continua Pileri – appare come una conferma delle nostre denunce, fatte già la scorsa estate sugli strani rincari della pasta, l`indagine avviata proprio in quel periodo dall`Antitrust che sta portando a risultati non confortanti in un settore così importante sul piano economico e simbolico per il nostro Paese. Considerando che in media si consumano annualmente 36 chili pro capite di pasta, con un rincaro di 25 centesimi al chilo, l`aggravio, probabilmente ingiusto, su una famiglia media è di 36 euro, che riteniamo debbano essere restituiti ai consumatori“. Conto salato per il cenone anche secondo le stime del Codacons: “Le famiglie spenderanno 20-30 euro in più rispetto al 2006, per un totale complessivo di 165 -175 euro a famiglia“. Per il cenone natalizio meno ricco a causa dei rincari, la Provincia di Napoli ha preparato un dossier da inviare all`Antitrust: “I prezzi degli alimenti – è l`allarme lanciato dall`assessore all`Agricoltura, Francesco Emilio Borrelli – hanno avuto un`impennata media di oltre il 12% con punte del 35-40% per il pesce e del 25-30% per i dolci. Per baccalà, gamberoni, capitone, noci, frutta secca, struffoli e cassata, il prezzo in queste ore è anche raddoppiato impedendone di fatto l`acquisto a moltissimi napoletani“.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this