Natale, il portafogli piange ma nessuno tocchi il regalo
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fonte:
- Il Resto del Carlino
NONOSTANTE il clima dimesso e drammatico con le proteste dei Forconi mescolate ai canti gospel, quasi l’ 86% dei veneti non rinuncerà ai regali di Natale. Piccoli o grandi che siano i pacchi sistemati sotto l’ albero o vicino al presepe restano un rito ?sacro’. Questo trend lo si ricava dal sondaggio che ogni anno realizza la Confcommercio. Le percentuali sono emblematiche del momento difficile che stiamo vivendo, in bilico tra paura e speranza in un 2014 migliore. Infatti se il 60% degli intervistati spenderà meno per i regali, il 40,5% manterrà invariato il budget natalizio e solo l’ 1,8% lo incrementerà. Quanto ai soldi da spendere si va da un minimo di 100 euro ad un massimo di 300 e solo il 5% spenderà oltre i 300 euro. Mai come quest’ anno commercianti e clienti sono sulla stessa barca alla deriva. Perché? «Sento quasi giornalmente i nostri commercianti – afferma Elena Grandi, presidente di Confcommercio Rovigo – e avverto le criticità del momento. La botta della Tares con cartelle arrivate il 13 o 14 dicembre e termine ultimo di pagamento il 16, non ha favorito la disponibilità per le spese natalizie , condizionando operatori e consumatori. I centralini telefonici dell’ associazione hanno squillato in continuazione, soprattutto i ristoratori più dei baristi sono stati colpiti dalla Tares. Basta un dato: con lo 0,30 in più richiesto per un locale di mille metri quadrati i conti si fa presto a farli». Che per le famiglie venete e polesane questo sia un Natale austero, lo conferma anche la foto scattata dal Codacons. Complessivamente si spederanno in Veneto 855 milioni di euro, tra addobbi per la casa, regali, alimentari, ristorazione, viaggi e spese varie , ma i consumi faranno però segnare un calo medio del 6% rispetto al 2012. Per il Codacons è colpa della perdita di potere d’ acquisto delle famiglie associata ad una pressione fiscale capestro. Chi tira di più la cinghia? Secondo il sondaggio della Confcommercio sono per la maggior parte i giovani fino ai 34 anni e gli anziani ad impugnare la scure sulla spesa, le donne più degli uomini. In tale scenario, per forza gli acquisti sono improntati alla prudenza ed al risparmio. Con il commerciante che potrà brindare magari solo per avere mantenuto gli stessi incassi del 2012. «Sarebbe – conferma a Elena Grandi – un risultato eccezionale. Nel settore abbigliamento ad esempio, secondo i nostri dati, la crisi ha ridotto i consumi del 30% rispetto al 2012. La speranza – conclude – sono alcune case-history che stanno lavorando come lo scorso anno perché hanno adottato idee innovative offrendo qualcosa di particolare vedi centri di aggregazione o eventi. Nel 2014 analizzeremo queste case-history per dare spunti ai nostri associati». Giuliano Ramazzina.
ramazzina giuliano
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