1 Febbraio 2013

Napolitano: «Basta notizie infondate» Indaga anche Roma

Napolitano: «Basta notizie infondate» Indaga anche Roma

 

Chiara Ricci Ora sul Monte dei Paschi indagano tutti. La procura di Roma ipotizza la manipolazione del mercato e chiede documenti fra gli altri anche a Consob e Bankitalia, cioè alle autorità di vigilanza su borsa e istituti di credito. I magistrati della capitale specificano che non si tratta di uno scippo ai danni dei colleghi di Siena che anzi sono considerati gli effettivi titolari dell’ indagine, ma solo dell’ effetto di alcune denunce legate ai meccanismi ben poco trasparenti delle ricapitalizzazioni fatte negli ultimi anni dal Monte. Fra le denunce c’ è anche un esposto del Codacons, che però ricalca quello presentato al Tar del Lazio con la richiesta di annullamento della delibera con la quale Bankitalia ha dato il suo ok al ministero del Tesoro per il via libera ai 3,9 miliardi di Monti Bond, necessari per tenere il Monte sulla linea di galleggiamento imposta dalle autorità bancarie europee. Al riguardo, i giudici amministrativi hanno convocato domani il direttore generale Fabrizio Saccomanni e il responsabile della vigilanza di Bankitalia, Luigi Signorini. Tale è la confusione, con le elezioni che amplificano ora dopo ora le polemiche sul caso Mps-Antonveneta, e l’ agenzia di rating Standard & Poors’ che abbassa ulteriormente l’ affidabilità delle azioni del Monte, che Giorgio Napolitano si fa intervistare sul sito del Sole 24Ore: «C’ è stata una puntuale relazione del ministro dell’ Economia e un’ ampia nota scritta della Banca d’ Italia – dice il capo dello Stato – quest’ ultima ha documentato minuziosamente come abbia esercitato fin dall’ inizio con il tradizionale rigore le funzioni di vigilanza nei limiti delle sue attribuzioni di legge». Napolitano difende la vigilanza e punta l’ indice contro presunte «notizie infondate». Così come fa la procura senese: «Considerata l’ infondatezza delle notizie circa le iniziative che questa Procura sarebbe in procinto di adottare – si legge in una nota – il procuratore sta valutando l’ apertura di un procedimento penale per insider trading e aggiotaggio». Il riferimento è all’ ipotesi di un sequestro conservativo di un miliardo di euro avanzata da due quotidiani. Per certo almeno ieri il titolo Mps non ne ha risentito, chiudendo la giornata con un piccolo aumento dell’ 1,84% dopo il meno 10% del giorno prima. Intanto a Siena si va avanti ascoltando testimoni per cercare di ricostruire quanto accadde dal 2007 in poi, a partire dai primi contatti tra Mps e Banco Santander per l’ acquisto di Antonveneta, con un prezzo salito in pochi mesi da 6,6 a 9,3 miliardi. Ieri il primo ad essere sentito è stato Ettore Gotti Tedeschi, per anni responsabile di Santander in Italia, pronto a dire di non avere avuto un ruolo perché i contatti con Giuseppe Mussari furono presi dal numero uno della banca spagnola Emilio Botin, e che quest’ ultimo non avrebbe mai fatto accordi segreti sul prezzo di Antonveneta. Poi è stata la volta del presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, non andato oltre una dichiarazione di «piena collaborazione» con la magistratura. Sulla compravendita di Antonveneta interviene anche l’ ad di Santander, Alfredo Saenz: «Tutte le cose uscite non hanno fondamento. E’ vero che abbiamo portato a termine un’ operazione di successo con Antonveneta. Ma era un altro mercato, un altro ciclo». Finito il quale Mps è stata travolta dai debiti, dopo aver tentato di far fronte all’ acquisto della banca con quelle mosse – il contratto da un miliardo con Jp Morgan e poi le operazioni sui derivati – sulle quali le indagini cercheranno di fare chiarezza.

articolo – chiara ricci

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