Mutui, segnale dalle famiglie
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fonte:
- Avvenire
MILANO Iprestiti alle imprese sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni, mentre si riaccende la domanda di mutui da parte delle famiglie. Una serie di rapporti diffusa ieri certifica la situazione di crisi in cui versa il Paese, facendo emergere segnali contraddittori sulla difficile uscita della nostra economia dalla recessione. Dai dati dell’ Abi, l’ associazione delle banche italiane, emerge che i mutui erogati alle famiglie italiane sono cresciuti in un anno del 28,6% dall’ inizio dell’ anno. Da un campione di 84 istituti di credito, da gennaio ad agosto sono stati erogati 15,6 miliardi di euro rispetto ai 12 miliardi dello stesso periodo del 2012, tanto che – fa sapere l’ Abi – si può parlare di «ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’ acquisto delle abitazioni». In particolare, sono aumentati i mutui a tasso variabile che da soli rappresentano il 79% delle nuove erogazioni, contro il 77% dei primi otto mesi del 2013 e il 69% dello stesso periodo 2012. Dati contestati dal Codacons, che ricorda come fino a poco prima della crisi, nel 2007, i mutui erogati per acquistare una casa ammontavano a 62,7 miliardi di euro; quindi in realtà c’ è stato un crollo di oltre il 72% in sei anni. Questi 15,6 miliardi, spiega l’ associazione, «non sono interpreta- bili come la fine della crisi del settore immobiliare anche perché, se le erogazioni fossero ancora diminuite, si sarebbero avvicinate allo zero». Per rilanciare il settore serve altro: Confedilizia, ad esempio, sollecita una diminuzione immediata delle rendite catastali. «Una diminuzione di tre punti percentuali costerebbe appena 7-800 milioni di euro», ha spiegato il presidente dell’ associazione, Corrado Sforza Fogliani. Per le aziende, invece, arriva l’ allarme da Confesercenti: ad agosto lo stock di prestiti si è fermato a quota 913 miliardi, ben 103 in meno rispetto al 2011, con un crollo di oltre il 10%. Insomma, per Massimo Vivoli, vicepresidente vicario della confederazione e presidente di Italia Comfidi (la società consortile per il credito alla Confesercenti), «il credit crunch è tutt’ altro che terminato». Grazie all’ intervento della Bce negli ultimi mesi, aggiunge, «abbiamo assistito a un lento miglioramento della dinamica dei prestiti alle imprese, che però sono rimasti sempre in territorio negativo». A soffrire di più sono le imprese micro, con meno di cinque addetti: ad agosto sono diminuite del 2,3%, quasi il doppio dalle imprese maggiori (-1,2%). «È difficile parlare di ripresa in questo scenario – conclude Vivoli – . Serve un intervento dell’ esecutivo: le Pmi sono stremate dallo shock di una pressione fiscale insostenibile e da un’ asfissiante giungla burocratica di norme ». L’ ultimo rapporto di Confartigianato rivela infine come un nemico insidioso per le Pmi italiane sia il mercato del falso: negli ultimi cinque anni si sono registrati quasi 100mila sequestri di merce contraffatta, con 334 milioni di prodotti taroccati (il 66% proveniente dalla Cina). I settori più esposti al fenomeno sono tessile, abbigliamento e calzature, occhialeria, cosmetici e giocattoli. E proprio in questi settori di punta del made in Italy – 64.322 imprese artigiane con oltre 194mila addetti – negli ultimi 5 anni le imprese sono diminuite di 7.052 unità (-9,9%). E solo nell’ ultimo anno le imprese di questi settori ‘sotto attacco’ dai falsi sono diminuite del 2,1%. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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