Mutui. L’ indagine si basa su dati del 2007
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fonte:
- Il Messaggero
NAPOLI L’ indagine si basa su dati del 2007 e fotografa dunque uno scenario precedente alla crisi. Ma fa emergere un risultato molto preoccupante, se si considera, appunto, che la situazione non può che essere peggiorata nei tre anni successivi: quasi il 5% – per la precisione il 4,9% – delle famiglie italiane che decidono di accendere un mutuo non riesce poi a pagare le rate. E’ il secondo valore più alto, dopo quello della Spagna, tra i sette Paesi europei presi in esame dallo studio «L’ incremento dell’ uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia», condotto per Bankitalia dalle due ricercatrici Silvia Magri e Raffaella Pico. Il tasso d’ insolvenza più alto è il 5,5% di Madrid. Seguono, a una certa distanza, Irlanda (3,5%), Francia (3,3%), Gran Bretagna (2,3%), Finlandia (2,3%) e Olanda (1,1%). In Italia si registra il numero più basso di famiglie che ricorrono a un prestito per acquistare una casa: il 13,1%. Questo fa sì che la percentuale di insolventi rispetto al totale della popolazione (0,6%) sia sostanzialmente in linea con quello degli altri sei Paesi. Lo studio di Bankitalia consente anche di tracciare un identikit dell’ insolvente, che ha peraltro delle caratteristiche piuttosto facili da immaginare: chi non riesce a pagare il mutuo fa spesso lavori saltuari o part-time o è disoccupato (il tasso d’ insolvenza dei senza lavoro sfiora il 20%). Non ce la fa a pagare le rate il 10,1% dei single con figli, l’ 8,5% degli impiegati part-time e il 7,9% dei precari. Il 25% dei mutuatari con il reddito più basso ha un tasso d’ insolvenza del 14,5%. Situazioni che mettono in allarme le banche, diventate sempre più prudenti nella selezione del cliente, anche attraverso la differenziazione dei tassi d’ interesse praticati. Dall’ analisi di via Nazionale emerge infatti che il costo del prestito sale notevolmente con il crescere del rischio d’ insolvenza: «Per i mutui concessi dal 2000 al 2007, il differenziale di tasso d’ interesse fra le classi di famiglie più o meno rischiose è pari a 43 punti base». Inoltre, si legge ancora nello studio, «a un incremento della probabilità di insolvenza del mutuatario pari a un punto percentuale è associato un aumento del tasso d’ interesse di 21 punti base». Per le associazioni dei consumatori la crisi economica ha reso ancora più nero lo scenario. Nel 2010, avvertono Adusbef e Federconsumatori, si è registrato un boom dei pignoramenti immobiliari (+31,8%, con picchi del 46% a Genova e del 48% a Milano). E su tre milioni e 600mila mutui, sarebbero almeno 350mila quelli in sofferenza, con altrettante famiglie che rischiano di perdere la casa. Per il Codacons sono almeno mezzo milione i nuclei in difficoltà con i pagamenti, considerando anche quelli che non riguardano il mutuo per la casa. Le associazioni invocano un decreto salva-famiglie, con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro per i redditi sotto i 25mila euro, a favore di lavoratori a reddito fisso e pensionati. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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