Mussari, tre ore serrate dai Pm
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- Il Sole 24 Ore
Marco Ludovico Sara Monaci SIENA La sfida giudiziaria tra Giuseppe Mussari e la procura di Siena è cominciata ieri a mezzogiorno con un lancio di monetine, al suo ingresso nel palazzo giudiziario. Poi, dopo un’ anticamera di circa 50 minuti, è cominciato il confronto. L’ incontro tra i pubblici ministeri Aldo Natalini, Antonio Nastasi, Giuseppe Grosso con il grande accusato è durato tre ore, alla fine insulti e grida «ladro, ladro!» all’ uscita. All’ arrivo Mussari era teso. Ma il clima dell’ interrogatorio è stato sereno e non ci sono mai stati momenti di particolare contrasto. Dietro la quiete apparente, tuttavia, può giungere una nuova tempesta giudiziaria. Gli inquirenti, infatti, durante l’ incontro non hanno mai fatto sconti all’ ex presidente del Monte dei Paschi di Siena. L’ interrogatorio è stato serrato, ha spaziato su tutto. L’ acquisizione di Antonveneta, certo, in primis. L’ operazione Fresh, un aumento di capitale da un miliardo di euro su azioni Mps riservato a JpMorgan, necessario per finanziare la compravendita di Antonveneta, che secondo gli inquirenti presenta Jpm come socio effettivo al mercato e alla Banca d’ Italia quando invece non è così: una truffa, insomma. E a Mussari è stato chiesto conto. Così come sull’ operazione di finanza derivata Alexandria, quella considerata la “più spregiudicata” dagli accertamewnti giudiziari, che secondo i calcoli della Guardia di Finanza ha prodotto una perdita di 1,4 miliardi di euro nell’ esercizio 2011 Mps. Il confronto tra accusa e difesa aveva, alla fine, un obiettivo scontato: nello slalom tra le varie vicissitudini della banca senese, mettere a fuoco ruoli e responsabilità del presidente del Monte nelle vicende protagoniste del fascicolo giudiziario. L’ accusa, era naturale, non ha scoperto le sue carte. Ma la sensazione è stata che il patrimonio di informazioni e documenti dei pubblici ministeri sia ricchissimo. Un lavoro enorme, che spazia su molti anni, frutto di verifiche, analisi e accertamenti dei finanzieri specialisti in reati economico-finanziari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria guidati dal generale Giuseppe Bottillo. Una lunga fila, forse ancora incompleta, di quelle che gli inquirenti chiamano, con un eufemismo, “anomalie”. Il verbale è stato secretato, segno che alcune dichiarazioni dell’ ex presidente del Monte sono decisive per gli sviluppi dell’ inchiesta e non possono trapelare all’ esterno e soprattutto verso altri indagati. La linea di Mussari, difeso dagli avvocati Fabio Pisillo e Tullio Padovani, si è fondata sul fatto di essere stato presidente del Monte senza deleghe operative: in questa visione, le scelte finite nel ciclone dell’ inchiesta non sarebbero state assunte dal numero uno Mps – né ci sarebbe stata una qualche forma di responsabilità – ma dai livelli decisionali attuativi. “Ha risposto a tutte le domande” hanno fatto sapere i suoi legali. Mossa contro mossa, la sfida dell’ accusa si gioca ora sui riscontri e gli incroci. Ecco perché subito dopo Mussari è stato richiamato in procura come persona informata sui fatti Valentino Fanti, segretario del consiglio di amministrazione del Monte. Fanti era stato già sentito dai pm, è una memoria storica di Rocca Salimbeni: conosce i verbali del cda fin da prima che Mps comprasse Antonveneta da Santander. L’ incontro con Fanti è andato avanti per un paio d’ ore, è una sorta di supertestimone. Gli inquirenti adesso devono incrociare il verbale dell’ ex presidente anche con quelli dell’ ex dg Antonio Vigni, indagato, che sta collaborando con la procura e potrebbe essere risentito per la terza volta. La prossima settimana, poi, ci sarà un vertice a Siena tra i pubblici ministeri, il nucleo di polizia valutaria e la Banca d’ Italia: per verificare e definire lo scenario giudiziario ipotizzato dagli stessi ultimi avvisi di garanzia – risalgono a tre giorni fa – a Mussari, Vigni e Gianluca Baldassarri, ex capo area Finanza Mps, con il reato di concorso in ostacolo all’ attività di Vigilanza di Bankitalia. Oggi invece nel carcere di San Vittore, assistito dall’ avvocato Filippo Dinacci, Baldassarri si troverà di fronte il gip di Milano, Alfonsa Maria Ferraro, per l’ interrogatorio di convalida del fermo giudiziaro disposto, per pericolo di fuga e inquinamento delle prove, dal pm di Milano Angelo Renna. Il giudice dovrà poi anche decidere sulla misura cautelare, cioè se Baldassari dovrà restare in carcere o meno. Ieri, poi, con un’ ordinanza il presidente della III sezione del Tar del Lazio, Franco Bianchi, nell’ ambito del ricorso del Codacons, ha disposto che entro tre giorni la Corte dei Conti dovrà chiarire se è stato registrato o meno il decreto ministeriale con il quale è stato dato il via libera ai cosiddetti ‘Monti-Bond’ per 3,9 miliardi in favore di Monte dei Paschi di Siena. A breve è arrivata la risposta del vertice della magistratura contabile. “Ho convocato la sezione di controllo per giovedì” 21 febbraio e in quell’ ambito la Corte dei Conti deciderà sul dpcm sui Monti Bond per Mps. Così ha precisato il presidente, Luigi Giampaolino, alla presentazione di un libro del vice ministro Mario Ciaccia, sottolineando, in merito ai tre giorni di tempo concessi dal Tar, di essere “infastidito, perchè la Corte dei Conti è una magistratura, e non una pubblica amministrazione. Il decreto è arrivato mercoledì scorso e la Corte lo esaminerà nei tempi necessari e più opportuni”. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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