Mussari, la gogna e poi la sua verità
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fonte:
- il Tirreno
SIENA Mussari infine ha parlato. E le tre ore passate davanti ai magistrati non sono state neppure le peggiori della sua giornata. Al suo arrivo al Palazzo di Giustizia l’ ex presidente di Mps è stato accolto da una dura contestazione, con lanci di monetine e insulti: «ladro», «buffone», «vergognati». Poi, accompagnato dai suoi difensori (gli avvocati Tullio Padovani e Fabio Pisillo), si è seduto davanti ai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. Con loro c’ è anche il generale Giuseppe Bottillo, comandante del Nucleo di polizia giudiziaria della Gdf che con i suoi uomini ha seguito tutta l’ inchiesta. Mussari, che dieci giorni fa si era avvalso della facoltà di non rispondere per l’ assenza di uno dei suoi legali, aveva annunciato di essere pronto a farlo. In realtà l’ interrogatorio è durato troppo poco, secondo qualcuno, per soddisfare i pm, anche se i difensori dicono che «ha risposto a tutte le domande». Troppo poco anche in considerazione del fermo dell’ ex responsabile dell’ area finanza Gianluca Baldassarri, bloccato perchè sospettato di voler fuggire all’ estero, ma al quale è anche stata contestata una nuova accusa, «in concorso», per ostacolo alla vigilanza. Il riferimento è al contratto sull’ operazione Alexandria, occultato nella cassaforte dell’ ufficio dell’ ex dg Antonio Vigni e trovato solo nell’ ìottobre scorso. Il «concorso» riguarda proprio Mussari e Vigni, a cui ieri sono stati consegnati nuovi avvisi di garanzia. All’ uscita Mussari trova nel corridoio della procura l’ ex responsabile della sua segreteria, Valentino Fanti, oggi responsabile della segreteria del Cda della banca. Fanti è stato convocato dai pm proprio mentre l’ ex presidente è davanti a loro. Un breve sguardo tra i due, forse anche un pò di sorpresa, e poi il sorriso ai giornalisti di Mussari accompagnato fuori da tre ufficiali della gdf ed accolto da una nuova contestazione. Ed è solo intorno alle 16 che la giornata, secondo quanto riferito da fonti vicine all’ inchiesta, diventa «interessante» per i magistrati che, probabilmente, hanno potuto mettere a confronto, differito, le risposte di Mussari con quelle del suo ex segretario, senza il rischio che tra i due ci fossero contatti. Fanti 15 giorni fa era stato ascoltato per circa 7 ore, sempre come persona informata. Ora i sostituti procuratori senesi attendono il risultato dell’ interrogatorio a cui domani il gip di Milano, Alfonsa Maria Ferraro, sottoporrà Baldassarri, ora nel carcere di San Vittore. Per lui il pm Angelo Renna ha chiesto la convalida del fermo e la misura cautelare in carcere dopo un confronto con i colleghi senesi titolari dell’ inchiesta. Di certo per Mussari, indagato per manipolazione di mercato, truffa, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto, e ora anche per concorso in ostacolo alla vigilanza con Baldassarri, non è stata fissata nessun altra convocazione, come confermato anche dai suoi legali. A Siena, mentre i pm fanno sapere che da oggi inizieranno un’ ulteriore fase di studio sulle cose raccolte fino ad oggi, c’ è attesa anche per la decisione della Corte dei Conti. Venerdì 21 febbraio la sezione di controllo, «deciderà sul dpcm sui Monti Bond per Mps», come ha detto il presidente Luigi Giampaolino. Nelle casse della banca devono arrivare 3,9 miliardi di Monti bond. Eventuali problemi, dopo il ricorso del Codacons alla Corte, potrebbero complicare il lavoro dei nuovi vertici che su quei soldi fanno affidamento proprio per coprire anche le perdite causate dalle operazioni sui derivati, circa 730 milioni. Operazioni sulle quali i pm senesi vogliono chiarire la posizione dei vecchi vertici, e capire perchè Antonventa venne pagata 9.3 mld di euro.
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