13 Giugno 2015

Musica di Cohen poi Emiliano lancia Casson: «Noi liberi dai poteri forti»

Musica di Cohen poi Emiliano lancia Casson: «Noi liberi dai poteri forti»

MESTRE Le note di Leonard Cohen, drappi dello stesso rosso veneziano scelto a simbolo della campagna elettorale e a fianco a lui sul palco, alle 20, il neoeletto presidente della Puglia Michele Emiliano, per dieci anni sindaco di Bari. «Vengo da lontano per sostenere Felice Casson, mio carissimo amico e collega», ha spiegato Emiliano tra gli applausi di un pubblico che, dopo il comizio, l’ ha preso d’ assalto come una star tra richieste di selfie e strette di mano. «A quel signore là – ha detto riferendosi a Luigi Brugnaro – regalerei il libro “Leadership” di Rudolph Giuliani, un personaggio non vicino a noi ma che scrive che per essere un buon sindaco bisogna essere prima un pubblico ministero». Emiliano, al pari di Casson, era magistrato e come lui si è occupato di fabbriche inquinanti e degli effetti sulla salute delle persone. «Incollavo vasi rotti – ha detto – arrivavo sempre troppo tardi ma io volevo cambiare il mondo, da giovane ero iscritto al Pci, si può dire, vero? – ha domandato strappando gli applausi del pubblico presente – il teatro Petruzzelli bruciò prima della Fenice, l’ amianto uccideva e Bari era la capitale della destra con 5 famiglie che decidevano tutto». E così, si è candidato. «Qui rischiate di trovarvi in una situazione come quella di Bari – ha aggiunto – fossi stato davvero amico di Felice gli avrei detto: non farlo, sei a Roma, al fresco del palazzo e con un buono stipendio ma lui è come me, le nostre sono storie semplici – ha continuato – fatte di attaccamento alla terra e di campagne elettorali senza soldi, non come quella faraonica dell’ avversario, inquietante per una città che deve liberarsi dai poteri forti». Emiliano si è congedato dalla piazza ricordando che la sua Bari deve molto a Venezia. «Siamo rimasti marinai grazie a voi, ci liberaste dai mori – ha concluso – un tempo c’ era la festa “Vedila, vedila”, ossia la flotta di Venezia, ora tocca a voi liberarvi dai “mori”». Toccato dalle parole dell’ amico, ieri Casson ha ammesso di essere emozionato. «Abbiamo fatto sei mesi di campagna elettorale intensa, in tutto il territorio – ha detto – qui c’ è la mia storia, il mio cuore, le mie battaglie e i miei successi, Venezia ha bisogno di cambiare – ha aggiunto – voi, fin dalle primarie, mi avete dato forza e io voglio continuare a capire le persone, voglio restare anche io una persona». Gli anni passati a fianco degli operai di Porto Marghera, ha raccontato, gli hanno mostrato che c’ è una vita fuori dai palazzi di giustizia. «Molti politici devono ancora capirlo – ha detto – non ci interessano accordicchi di partito magari con quei leghisti che vogliono torturare le persone, a noi interessa il territorio». Quando la Fenice bruciò, Casson era di turno ed è dalle immagini di una Venezia che rischia di bruciare che vuole ripartire. «Mi dicevano eretico, eresia vuol dire scegliere: dobbiamo diventare eretici – ha spiegato – per il bene della nostra terra, che non può essere lasciata a visioni retrograde». Casson, prima della festa elettorale in calle Legrenzi, si è lanciato in un accorato appello a non disertare le urne. In mattinata, di fronte a un notaio, aveva firmato i cinque punti del M5S, sposandoli. I grilli però hanno deciso di non appoggiare nessuno dei due candidati: hanno esposto i punti accolti da entrambi, lasciando libertà di scelta. Per lui invece si è schierato il Codacons e ha lanciato un appello il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: «Votatelo contro corruzione e consorterie». Gloria Bertasi.

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