Muore ucciso dal cassonetto
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fonte:
- Corriere della Sera
È arrivato sul piazzale del parcheggio in sella a una bicicletta vecchia e arrugginita. L`ha appoggiata al cassonetto per la raccolta degli indumenti. Ha sollevato la maniglia della porta basculante e ha cercato di prendere qualche vestito. Il portellone, però, si è richiuso e gli ha spezzato l`osso del collo. A trovarlo, con la testa intrappolata nel contenitore, sono state alcune persone che giovedì sera passavano in auto vicino al piazzale del supermercato “Standa“ di via De Gasperi, a Senago. La vittima si chiamava Vasile Catalin Pacealoiu, 26 anni, un clandestino senza precedenti penali che da poco tempo era in Italia. Il giovane risulta senza fissa dimora, ma potrebbe essere ospite di qualche connazionale che abita nella zona. Secondo quanto accertato dai carabinieri della stazione di Senago, giovedì sera, verso le 21, il giovane ha raggiunto il parcheggio del supermercato che si trova in una zona periferica della città, ai confini con Bollate, dove aveva adocchiato il cassonetto per la raccolta degli indumenti usati. Vasile Pacealoiu aveva uno zainetto in spalla, indossava soltanto un paio di pantaloncini corti e una maglietta leggera di cotone. Dopo aver appoggiato la sua bicicletta al contenitore metallico posato dall`associazione “Volontà di vivere“, che ha sede a Padova, si è arrampicato infilando la testa nella feritoia nella quale si introducono gli indumenti. La chiusura però è scattata improvvisamente e gli ha spezzato la colonna vertebrale, uccidendolo sul colpo. Nessuno si è accorto di quel corpo che penzolava fuori dal contenitore, fino alle 22. Secondo il medico legale, la morte risalirebbe appunto a circa un`ora prima. A stabilire con certezza l`ora e le cause del decesso, però, sarà l`autopsia disposta dalla magistratura. Vasile Pacealoiu era in possesso soltanto del passaporto rilasciato dalle autorità romene e non aveva permesso di soggiorno. I carabinieri stanno cercando di individuare il luogo dove viveva, anche se l`ipotesi più accreditata è che il giovane dormisse in una delle tante baracche costruite dai clandestini nei vicini boschi delle Groane. Del fatto è stato avvertito il consolato della Romania. Il cassonetto è stato messo sotto sequestro dalla magistratura, che vuole accertare eventuali problemi di sicurezza o manomissioni. Incidenti analoghi erano avvenuti nel dicembre del 2004 a Milano e nel gennaio successivo a Como. Vittima del primo, Ghiulfan Saban, una nomade venticinquenne che aveva avuto la gola tagliata dal cassetto metallico di un portaindumenti usati della Caritas in via Suzzani. La seconda vittima si chiamava Yonut Patrica Bostnaru, un romeno di 28 anni, ucciso da un altro contenitore a Rebbio, comune alle porte di Como. Proprio in seguito all`incidente di due anni fa la Caritas Ambrosiana, che esclude qualsiasi collegamento con la onlus di Padova, ha sostituito i modelli “a ribalta“ (370 solo a Milano, 1.800 in tutta la Diocesi) con quelli che consentono esclusivamente l`introduzione di sacchetti di piccole dimensioni. Sui cassoni gestiti dalla Caritas, inoltre, sono stati messi cartelli in diverse lingue, tra cui l`arabo e il romeno, che mettono in guardia dai rischi di un utilizzo sbagliato. “Non si capisce perché si utilizzino cassonetti con sistemi di sicurezza così pericolosi – dice il Codacons -. Dopo tre morti, non ci pare il caso di aspettare la quarta tragedia per togliere quei cassonetti dalla circolazione. Se le associazioni onlus non provvederanno al ritiro, chiederemo ai sindaci di intervenire“. .
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