Muore stritolato nel cassonetto
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fonte:
- la Repubblica
Muore stritolato nel cassonetto
Rumeno di 27 anni stava cercando di portare via gli abiti usati
Il corpo che si sporge all`interno del cassonetto, il coperchio che si richiude per il peso e spezza l`osso del collo del giovane rimasto incastrato dentro. è morto così, giovedì sera poco dopo le 22 a Senago, un ragazzo rumeno di 27 anni, P. V. C., clandestino e senza fissa dimora. Stava tentando di prendere degli indumenti da un cassonetto per la raccolta dei vestiti usati in via Alcide De Gasperi, vicino al centro commerciale Standa. Il contenitore di metallo è di proprietà dell`associazione padovana “Volontà di Vivere“, dal 1979 impegnata nel campo dell`assistenza ai malati di cancro. Il ragazzo era in maglietta e pantaloni corti. Probabilmente aveva freddo e cercava dei vestiti per la notte. In tasca aveva solo il passaporto. L`autopsia disposta dalla magistratura chiarirà le cause della morte che potrebbe essere stata immediata, proprio per effetto del violento impatto del pesante portellone sul collo. La morte del rumeno è la terza tragedia in Lombardia, dal dicembre 2004, provocata da un cassonetto per la raccolta dei vestiti usati. La prima vittima fu una nomade venticinquenne colpita a morte dal cassetto metallico. Un mese dopo, a Rebbio, in provincia di Como, un altro rumeno di 28 anni restò imprigionato mentre tentava di entrare nel cassonetto e morì per soffocamento. “Sul nostro territorio sono tanti i servizi delle associazioni che distribuiscono vestiti e alimenti – commenta don Terenzio Borra, parroco della parrocchia di Santa Maria Assunta a Senago – mi stupisco che questo ragazzo non sapesse di poter venire da noi e trovare i vestiti di cui aveva bisogno. Probabilmente, essendo clandestino, temeva di essere espulso“. La tragedia ripropone il tema della sicurezza dei contenitori di metallo per abiti usati. E scatena le polemiche. Il Codacons lancia un appello ai sindaci e chiede “il ritiro delle autorizzazioni di occupazione del suolo pubblico“ concesse dai comuni. “Non dobbiamo aspettare la quarta tragedia. Chiediamo alle associazioni di ritirare immediatamente quelle strutture infernali“. Da Padova, l`associazione “Volontà di vivere“ ricorda che i suoi cento contenitori presenti nei comuni lombardi sono tutti autorizzati. “Ed è la prima volta – dice Caterina Tanzella, presidente dell`associazione – che ci capita una cosa del genere“. Esprime invece “dolore per la morte del giovane“ la Caritas Ambrosiana e precisa di “aver introdotto da tempo accorgimenti per ridurre i rischi e garantire l`incolumità delle persone“. Tutti i 370 modelli a “ribalta“ presenti in città sono stati sostituiti con altri dotati di piccole aperture per introdurre solo sacchetti di piccole dimensioni, “rendendo impossibile l`ingresso delle persone“.
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