14 Ottobre 2001

MUORE PERCHE? NON PUO? PAGARE I FARMACI ANTUTUMORALI COSTOSI

    DOMANI IL TRIBUNALE DI ROMA DECIDE SE UN ALTRO MALATO GRAVE DI TUMORE HA DIRITTO DI AVERE DALLA REGIONE E DALLA ASL IL FARMACO NECESSARIO PER SOPRAVVIVERE PER NON MORIRE I MALATI DEL LAZIO COSTRETTI A TRASFERIRSI IN PUGLIA








    Una storia davvero allucinante, da non credere, nel 2001 si muore ancora per impossibilità di pagare le medicine. Questa la vicenda: A.S. malata di tumore dopo inutili cure in ospedale tenta la chemioterapia abbinata alla ipertermia (ossia onde riscaldanti elettriche emesse da particolari apparecchi durante la terapia chemioterapia). Si tratta di una cura già ampiamente sperimentata e praticata in tutta Europa, ma le ASL, salvo casi rarissimi, non hanno neanche i macchinari necessari per praticarla. Così, S A. nell?impossibilità di pagare 5 milioni al mese per acquistare in farmacia la medicina e farsela iniettare nella casa di cura privata che è in grado di farlo, chiede alla Regione e alla ASL di dare il farmaco salvavita per poi poterlo iniettare nella struttura privata. Così facendo, tra l?altro, la ASL risparmia le spese di ricovero dell?ammalato e dei macchinari necessari. Senonchè alla Regione Lazio, dopo una risposta positiva durata una settimana, si accorgono che una legge stabilirebbe che quei farmaci possono sì essere dispensati gratuitamente dal SSN , ma solo in strutture ?accreditate?. Ma ? e qui viene il bello ? la Regione Lazio dall?entrata in vigore delle legge, due anni e più, non ha accreditato nessuna struttura privata per ritardi burocratici. Così il farmaco viene rifiutato e la signora A.S. muore tragicamente. Domani, davanti al Giudice del Tribunale di Roma, seconda sezione, Dott. Scaramuzzi, alle 13, un?altra grave malata , Maria M., anni 49, colpita da tumore nella regione cefalica del pancreas, assistita dall?avv. Prof. Carlo Rienzi si presenterà per chiedere con un provvedimento di urgenza che sia ordinato alla ASL di erogare il medicinale per poter praticare la cura salvavita. Infatti, dopo l?intervento chirurgico eseguito alla clinica chirurgica di Padova, e la diagnosi di carcinoma duttale infiltrante, ella praticava radio e chemioterapia, ma nel settembre 1999 le cose peggioravano. Dopo una visita della oncologa parigina Marina Musset, veniva avviata presso la clinica Villa Stuart dove eseguiva la terapia chemioterapica abbinata ipertermia. In data 3.7.00 presso l?ospedale S. Raffaele di Milano la PET di controllo evidenziava ?OTTIMA RISPOSTA AL TRATTAMENTO TERAPEUTICO?. E nel ricorso si fa osservare l?assurdità di aver prima (l?11.1.2001) concesso la medicina, poi subito (il 19.01.01) bloccata, ciò mentre in Puglia essa viene data normalmente anche se la legge statale sia la stessa. Al punto che molti dei pazienti in cura con chemio e ipertermia contemporanea ormai si trasferiscono a risedere in Puglia per poter ritirare gratuitamente il prezioso medicinale e salvarsi la vita. Sempre nel ricorso si fa notare come alla richiesta avanzata dai malati di conoscere la struttura ospedaliera in grado di praticare questa particolarissima terapia le ASL nemmeno rispondono o a voce dichiarano che occorre porsi in lista di attesa per mesi?che equivale a morire.

    Si invitano i giornalisti ad assistere all?udienza che si terrà domani alle ore 13 presso la II Sez. Civile del Tribunale di Roma in V.le Giulio Cesare, Giudice Dott. Scaramuzzi.


    Previous Next
    Close
    Test Caption
    Test Description goes like this
    WordPress Lightbox