17 Settembre 2018

Muore per un selfie a quindici anni

milano e volato giù dal tetto dove si era arrampicato con una decina di amici
Angela Di Pietro C’ è voluto del tempo prima che i vigili del fuoco riuscissero ad estrarlo dal fondo di una condotta d’ acqua profonda quaranta metri, all’ interno del centro commerciale «Sarca» di Sesto San Giovanni. Quando tuttavia Andrea Barone, studente e bravo ragazzo di quindici anni, residente a Cusano Milani no, è stato preso in braccio, lui aveva già perso i sensi. E morto in ospedale, a causa di un selfie non riuscito. La tragedia si è verificata alle 22 di sabato scorso quando una comitiva di dieci adolescenti ha deciso di raggiungere il punto più alto del grande centro commerciale allo scopo di farsi uno scatto «stupefacente» da condividere sui social network l’ indomani. I ragazzini hanno oltrepassato ringhiere e cancelli, si sono avvicinati alla struttura, riuscendo ad arrampicarsi fino ai tetti. Senonché è scattato un allarme e le guardie addette alla sicurezza hanno individuato il gruppo, inseguendolo. Sebbene la dinamica dei fatti sia ancora incerta, pare che Andrea abbia perso di vista il gruppo di amici, nell’ ansia di fuggire da quella che era solo una innocente marachella e che sia arrivato fino alla condotta d’ acqua, cadendovi dentro accidentalmente. Le sue grida sono stata avvertite dagli amici e dalle guardie che hanno provveduto immediatamente a chiamare i soccorsi. Sul posto si è recata una pattuglia dei vigili del fuoco che ha estratto il ragazzino dalla condotta solo dopo un’ articolata azione di recupero, effettuata anche grazie all’ autoscala. Questione di minuti, chi lo sa. Forse la sorte dello studente era già segnata. Il volo che ha fatto è stato di venticinque metri. All’ ospedale hanno tentato il possibile per rianimarlo ma niente è riuscito a salvare la vita al quindicenne. La Procura ha aperto una inchiesta sull’ accaduto: nel dettaglio, l’ interrogativo che anima i giudici riguarda proprio la condotta, che era priva di grate, ma disponeva solo di un parapetto. Le norme di sicurezza del sito erano regolamentari? La tragedia avrebbe potuto essere evitata? Si vedrà. Secondo il Codacons «si tratta di una tragedia annunciata che, purtroppo, non è la prima e non sarà l’ ultima in Italia. Web e social network attraverso foto e video spingono sempre più i giovani a compiere gesti pericolosi, per sballarsi o sem plicemente scattarsi una foto in condizioni estreme». Il presidente Carlo Rienzi ha aggiunto: «E diventata una piaga che non si riesce ad arginare e che ha già fatto vittime nel nostro paese. Alla base del fenomeno vi è l’ emulazione che porta molti ragazzi a replicare foto o video visti sul web, dove altri utenti hanno pubblicato immagini scattate su tetti di palazzi in condizione di estremo pericolo». «In tal senso i social network hanno precise responsabilità, perché è loro compito eliminare prontamente pagine e foto che possono rappresentare un pericolo per gli altri utenti – ha proseguito – ed è per questo che chiediamo alla Procura di disporre indagini sulle piattaforme web che consentono la pubblicazione di selfie o video realizzati in situazioni di elevato rischio, e oscurare qualsiasi contenuto che esalta gesti pericolosi per l’ incolumità dei più.

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