23 Novembre 2006

Muore mentre cerca un letto

Saranno gli investigatori e i funzionari dell`Ispettorato regionale alla Sanità a far luce sulla tragica vicenda di Antonio Buscemi, un pensionato di 64 anni operato al cuore al Civico di Palermo e morto giovedì scorso dopo avere invano cercato di raggiungere l`ospedale di Trapani, a 100 chilometri di distanza, per essere ricoverato in rianimazione. Una corsa contro il tempo a bordo di un`ambulanza cominciata dopo che, uno dopo l`altro, tutti i nosocomi del capoluogo, avevano comunicato l`assenza di posti liberi nelle rispettive terapie intensive. Ma Buscemi non ce l`ha fatta.I suoi familiari, in una denuncia presentata ai carabinieri lamentano, oltre all`essere stati obbligati a trasportare il paziente a Trapani, la scelta di effettuare lo spostamento con l`ambulanza e non attraverso l`elisoccorso. “É una morte inaccettabile. Chi è responsabile è giusto che paghi“ afferma la cognata Rita La Rosa. Ma sulla circostanza replica il responsabile del 118 siciliano, Mario Re. “Comprendo il dolore dei parenti che hanno perso una persona cara – dice – ma non avevamo alternative. Trasportare in elicottero un paziente cardiopatico a così alto rischio era impossibile. A bordo dei velivoli non c`é il defibrillatore. L`unica alternativa era l`ambulanza. D`altronde, anche l`analisi dei tempi di percorrenza ci ha fatto propendere per questa decisione“. Re esclude che si tratti dell`ennesimo caso di malasanità. Dunque, il problema vero è il numero dei posti letto di rianimazione disponibili nella rete ospedaliera siciliana: “Dovrebbero esserci cento posti di rianimazione ogni milione d`abitanti. Questo vuol dire che in Sicilia dovrebbero esserci 500 posti letto a fronte degli attuali 310. Una situazione insostenibile“. Basti pensare, spiega ancora, che a Palermo dovrebbero esserci 110-120 posti di rianimazione, ma ve ne sono solo 74. “Nel 2003, con decreto dell`allora assessore regionale Cittadini avevamo provveduto alla riorganizzazione arrivando a quasi 400“. E sulla vicenda vuole vedere chiaro anche l`assessore regionale alla Sanità Roberto Lagalla che ha disposto un`inchiesta attraverso l`Ispettorato regionale. A dover fornire spiegazioni ai funzionari saranno, oltre al personale del Civico, ospedale in cui la vittima è stata sottoposta all`intervento di angioplastica, quelli del “Buccheri La Ferla“, primo nosocomio in cui Buscemi è stato visitato e del 118. Dalle prime ricostruzioni dei fatti non sembrerebbe, però, che al personale sanitario coinvolto possa rimproverarsi una mancata assistenza. “Buscemi – si legge in una nota dell`assessorato – è giunto all`ospedale Buccheri La Ferla con infarto acuto, è andato in arresto cardiaco e trasferito dalla Rianimazione all`Emodinamica dell`ospedale Civico, centro di riferimento per l`angioplastica primaria che non poteva essere eseguita in loco“. Superato l`intervento di angioplastica, l`uomo doveva essere stubato ma, essendo stato sottoposto a cure, l`operazione doveva essere eseguita in rianimazione. Nella terapia intensiva del Civico, però, non c`era posto.“Scattavano allora – continua la nota – tutte le procedure per cercare immediatamente un posto libero in un nosocomio più vicino, attrezzato per la specifica esigenza“. È così che Buscemi è giunto al Sant`Antonio Abate di Trapani dove è arrivato in condizioni critiche“.“Stiamo accertando i fatti disponendo tutte le procedure del caso – dice Lagalla – Occorre sottolineare come l`uomo sia stato costantemente seguito da personale medico e siano stati in tutti i casi eseguite le procedure per soccorrerlo. Ci stiamo occupando del caso soprattutto sotto il profilo della sicurezza del paziente“. E non mancano reazioni politiche alla vicenda: il Codacons chiede al ministro alla Sanità di disporre controlli in tutti i nosocomi siciliani “per ridare fiducia ai cittadini“ e il deputato dei Verdi Massimo Fundarò annuncia la presentazione di un`interrogazione parlamentare. “È un caso che ripropone drammaticamente l`urgenza di riorganizzare i servizi e le strutture sanitarie della Sicilia“ dice invece il leader dell`Unione all`Assemblea regionale siciliana, Rita Borsellino. “Quest`episodio, come i tanti altri che si sono susseguiti costantemente nel corso dell`anno – aggiunge la sorella del magistrato ucciso dalla mafia – dimostrano come il livello qualitativo della sanità siciliana resti basso e inadeguato alle esigenze dei cittadini e questo nonostante la sanità sia tra le maggiori voci di spesa del bilancio della Regione“.

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