10 Novembre 2019

Muore la bottega, in Sicilia spariti 20 mila piccoli negozi

in tutta italia sono oltre 200 mila gli esercizi che hanno chiuso battenti
Circa 20mila negozi tra imprese artigiane ed esercizi al dettaglio scomparsi nell’ arco di un decennio, a fronte di una decrescita dei consumi familiari pari allo 0,4%, meno marcata rispetto ad altri territori, ma comunque sottozero. Sono gli effetti della crisi economica in Sicilia fotografati nel nuovo report della Cgia di Mestre, che in tutto il Belpaese, rielaborando i dati dell’ Istat e delle Camere di Commercio, ha registrato la chiu sura di oltre 200mila piccole aziende dal 2009 al 2019 e un «taglio» degli acquisti pari a 21,5 miliardi di euro dal 2007 al 2018. In termini percentuali, fra le regioni l’ Isola si piazza al quarto posto per numero di imprese artigiane che hanno chiuso i battenti, con il 15,8% di attività in meno contro il -12% della media nazionale e il -14,8% raggiunto nel Mezzogiorno. Tradotto in valori assoluti, significa che in dieci anni sono sparite circa 13400 botteghe siciliane (178.500 in tutta Italia). Nello stesso periodo la Sicilia ha perso anche l’ 8% di esercizi al dettaglio, ovvero 6140 piccole aziende: la gran parte di quelle chiuse nel Sud – pari a 8445, con un saldo negativo del 2,6% – mentre in tutta Italia sono scomparsi circa 29500 negozi (-3,8%). Il motivo del tracollo? Guardando al quadro nazionale la Cgia punta il dito sul massiccio calo dei consumi: in media, rispetto al 2007, anno pre -crisi, le famiglie italiane hanno ridotto le spese mensili di 77 euro (-2,9%), con il Sud che ha subito la contrazione maggiore, pari a 131 euro contro i 78 del Nord e i 31 del Centro. I negozi di vicinato e le botteghe artigiane, sottolinea Paolo Zabeo, coordinatore dell’ Ufficio studi della Cgia, «hanno risentito più tutti questo andamento perché vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie. Difatti, il valore del le vendite nei piccoli esercizi commerciali e nelle botteghe è crollato del 14,5%, mentre nella grande distribuzione è salito del 6,4%». Eppure, rispetto ad altre regioni, la Sicilia in un decennio ha visto un calo consumi più contenuto, pari a 7 euro mensili in meno a famiglia (-0,4%). Come spiegare, dunque, la moria di esercizi commerciali nell’ Isola? Per Zabeo, «al trend degli acquisti, che nell’ Isola resta ancora sottozero nonostante la spinta del turismo, vanno aggiunti il peso delle tasse e quello della burocrazia, che in un’ economia ancora debole come quella siciliana possono dare il colpo di grazia alla crescita aziendale». Francesco Tanasi, segretario na zionale Codacons, ricorda invece che «i siciliani partono da un budget di spesa molto più ridotto rispetto ai cittadini del Nord o del Centro, perché in Sicilia le famiglie guadagnano meno, la disoccupazione è alle stelle e gli anziani, anziché godersi la pensione, sostengono figli e nipoti che non hanno lavoro. La minor contrazione dei consumi va dunque confrontata con le possibilità economiche dei siciliani, ben al di sotto della media nazionale. A fare le spese di tale situazione sono soprattutto i piccoli negozi, che hanno subito una fortissima riduzione del giro d’ affari. Di questo passo ci vorranno decenni per recuperare il gap con il passato». (*ADO*)

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