19 Dicembre 2010

Muore di freddo un altro senzatetto

Lo strapuntino rosa resta a terra fino a ora di pranzo, accanto a quello che sembra un telo termico color oro e a un sacchetto della spesa. Ranjan Lourthurajah, invece, non c´è più. «Sembrava dormisse», spiegano gli operai del Carrefour all´incrocio tra viale Stelvio e via Carlo Farini, che avevano notato il fagotto pochi minuti prima delle 9. Non era sonno, quello del 47enne cingalese, morto assiderato a metà dell´ennesima notte senza riparo. La terza in fila della settimana, la più fredda con la neve rappresa in ghiaccio lungo il vialetto posteriore del supermercato, quello che porta verso via Valtellina. Ci dormiva spesso, ultimamente, Ranjan, tra le poche auto parcheggiate. Si svegliava ancora al buio, quando i camion dei fornitori cominciavano ad arrivare sul retro del Carrefour, e cominciava la sua giornata scandita da due appuntamenti fissi, gli orari della mensa dei cappuccini di viale Concordia. Proprio il tesserino dell´Opera San Francesco è l´unico documento che i poliziotti delle volanti, arrivati sul posto dopo che i soccorritori del 118 avevano constatato la morte di Lourthurajah, trovano addosso al 47enne cingalese. Non aveva precedenti, era regolare, un fantasma tra migliaia. Il tesserino – ai registri dell´Osf risulta un cittadino dello Sri Lanka con un cognome leggermente diverso – glielo avevano rilasciato il 15 dicembre del 2009. Aveva durata annuale. Era scaduto quattro giorni fa. Fame e gelo lo hanno portato via tre giorni dopo la morte di Ulyana Shmalyuk, la 48enne ex badante ucraina crepata di freddo dietro il benzinaio di via Marina, accanto al suo compagno polacco, clochard come lei, impotente ad aiutarla. Due vittime, e l´inverno è di là dal cominciare. «Mi dispiace moltissimo», commenta il sindaco Letizia Moratti, che aggiunge: «Abbiamo ancora una quarantina di posti liberi nelle nostre case d´accoglienza, a testimonianza che per tutti coloro che vogliono utilizzare le nostre strutture il posto c´è. Purtroppo non tutti le vogliono utilizzare: certamente è un grande dispiacere, però non possiamo naturalmente forzare le persone». Venti letti vuoti, fanno sapere dall´assessorato alle Politiche Sociali – è di ieri il sopralluogo di Mariolina Moioli alle tende riscaldate del pronto intervento approntato alla stazione Centrale – sono disponibili al dormitorio di viale Ortles. E altri trenta sono stati annunciati (senza riferimenti alla morte di Ranjan) dal vicesindaco Riccardo De Corato presso la palestra dell´oratorio di via Piero della Francesca: «Sono stati assistiti – ha spiegato durante il brindisi con i volontari della Protezione civile – quaranta homeless a notte e distribuiti 150 litri di bevande calde». Numeri che, di fronte a due morti, «dimostrano un fallimento», secondo il presidente del Codacons Marco Donzelli, che attacca: «Quanti morti l´assessore competente vuole avere sulla coscienza per mettere da parte il suo orgoglio? Le tende sono fallite perché erano sottoposte a vigilanza e controlli. Atm, LeNord e Fs devono riaprire di notte stazioni e sottopassaggi». Diverse le proposte del presidente dei City Angels, Mario Furlan: «Se il senzatetto non è in grado di ragionare, a causa di alcol o droga, o è malato di mente, dev´essere possibile ricoverarlo in modo forzato con un Tso. Ed è importante rassicurare i senzatetto clandestini sul fatto che possono accedere senza timore ai ricoveri».

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