22 Novembre 2017

Muore a 14 anni: aneurisma scambiato per stress

BRUNELLA BOLLOLI Si è accasciata in classe davanti ai suoi compagni di scuola, la bava che usciva dalla bocca e un mal di testa che la schiantava. Poi la corsa in ospedale e il primo responso, sbagliato, dei medici alla mamma: «Signora, non si preoccupi, sua figlia è solo stressata». Invece Maria Denise aveva in corso un violento aneurisma cerebrale, altro che stanchezza, e da quel momento non si è più ripresa. Il suo calvario è cominciato il 4 novembre scorso alle 8.30 di mattina nell’ aula del liceo classico Orazio di Roma ed è finito due giorni più tardi all’ ospedale Bambino Gesù dove è giunta dopo una prima visita al Sandro Pertini. «Vogliamo sapere cosa è successo alla nostra bambina», denunciano i genitori della giovane che si sono rivolti all’ avvocato Giuseppe Rombolà affinché siano accertate fino in fondo le responsabilità dei medici, se hanno sottovalutato la gravità della situazione. Maria Denise era sana, assicurano i familiari, non c’ era nulla nel suo fisico o nel suo comportamento degli ultimi giorni che lasciava presagire una tragedia simile. Un’ adolescente come tante, in apparenza senza problemi. Eppure quella mattina appena arrivata a scuola ha accusato dolori fortissimi, è caduta sul pavimento e ha perso i sensi quasi subito. Le sue ultime parole sono state: «Mi scoppia la testa». Perdeva anche sangue. La mamma è corsa al liceo ed è stata chiamata l’ ambulanza, ma anziché portarla subito al Bambino Gesù, i sanitari hanno optato per il Pertini senza pensare, però, che tale ospedale è sprovvisto del reparto di neurochirurgia pediatrica. Qui la 14enne è entrata in codice giallo e, secondo il racconto dell’ avvocato, i medici hanno provato a rassicurare la mamma: «È solo stress, sua figlia deve riposare». Ma la donna insisteva e alla fine, solo grazie alle sue pressioni, passate due ore dal malore e dopo averle somministrato un antidolorifico, è stata effettuata una Tac che alle 11.30 ha diagnosticato l’ aneurisma cerebrale: si era rotto un vaso arterioso nel cervello e bisognava operarla immediatamente, non al Pertini. Viene quindi allertato il Bambino Gesù che dà la disponibilità per l’ intervento, Maria Denise è intubata. «Il viaggio dura un’ ora», lamenta il penalista, «la ragazzina non viene portata in elisoccorso, ma in ambulanza». La paziente è entrata al nosocomio del Gianicolo in condizioni disperate e sebbene l’ intervento per fare defluire il sangue sia stato tentato subito, le probabilità di sopravvivenza sono debolissime. Il 6 novembre viene dichiarato il decesso. La famiglia della 14enne è distrutta, ma anche determinata a usare tutti i mezzi a sua disposizione per sapere la verità su questa assurda fine. Ha nominato un consulente per l’ esame autoptico e attende i risultati che arriveranno entro sessanta giorni. Intanto si è mosso il ministero della Salute: Beatrice Lorenzin ha disposto l’ invio di un gruppo di ispettori al Pertini per verificare quanto accaduto: se davvero, cioè, un mal di testa lancinante che nascondeva qualcosa di drammatico è stato derubricato a semplice attacco di stress e se non si è ritenuto di sottoporre subito Maria Denise ad una Tac, l’ esame che avrebbe mostrato la patologia in corso, ma che può essere anche molto invasivo in tenera età. La task force ministeriale, formata da esperti dell’ Agenas, carabinieri del Nas e ispettori andrà al Pertini per i primi rilievi. Anche la Regione Lazio ha aperto ufficialmente un’ indagine interna e l’ Asl Roma 2 ha già reso nota la cronologia degli interventi effettuati al pronto soccorso. Una relazione dettagliata sarà chiesta anche al 118 e al Bambino Gesù. La procura indaga per omicidio colposo, mentre il Codacons attacca sull’ ennesimo «scandaloso episodio di malasanità nella Capitale». Perché se è vero che essere vittima di aneurisma in giovane età è rarissimo e imprevedibile, è altrettanto vero che avere tardato a fare la Tac o avere sbagliato ospedale per Maria Denise è stato fatale. riproduzione riservata DATI MALASANITÀ Secondo l’ ultimo rapporto sulla malasanità del ministero della Salute, diffuso due anni fa, in sette anni negli ospedali italiani si sono verificate 26 operazioni sulla parte sbagliata del corpo e 16 su un altro paziente. I casi di materiale “dimenticato” all’ interno durante gli interventi che hanno costretto a un nuovo intervento sono stati 159, e 135 i decessi o i danni imprevisti. Mentre sono state 471 le cadute “fatali” in ospedale che hanno portato a morte o gravi danni e 295 suicidi o tentati suicidi, e 135 casi di decessi o danni imprevisti dopo gli interventi chirurgici. DOVE SI SBAGLIA DI PIÙ Sempre nei sette anni presi in considerazione, 753 eventi avversi – più di 100 l’ anno – si sono verificati nei reparti di degenza, e a seguire, 359 in sala operatoria. Molti gli incidenti quando il paziente va in bagno: sono stati 130 in 7 anni. L’ esito di questi episodi in 683 casi è stato il decesso.

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