Multe sulle strisce blu Lite Comune-prefettura
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fonte:
- Corriere.it
LECCE – Sulla vicenda del grattino scaduto, Comune di Lecce e prefettura imboccano strade divergenti. Da un lato Palazzo Carafa continuerà a sanzionare gli automobilisti in possesso di un tagliando scaduto, dall’ altro l’ Ufficio territoriale del governo, attenendosi alle direttive ministeriali, pare orientato ad accogliere tutti i ricorsi dei cittadini multati. Questa è, nella sostanza, la decisione comunicata nei giorni scorsi al Comune dalla prefettura tramite lettera. Il caso è scoppiato dopo la sentenza con cui, nell’ ottobre scorso, il giudice di pace leccese, Giuseppe Paparella, stabiliva che se l’ automobilista parcheggia la propria auto sulle strisce blu non va multato in caso di grattino scaduto. Una decisione clamorosa che fece esultare il Codacons, da sempre in prima linea nella battaglia contro il grattino scaduto. LA POLEMICA – «La missiva della prefettura di Lecce, che, giova ricordarlo, è organo di controllo sulle sanzioni amministrative al Codice della strada, chiarisce come in sede di ricorso all’ ufficio locale del governo, si atterrà scrupolosamente alle indicazioni ministeriali», scrive l’ avvocato Piero Mongelli, del Codacons di Lecce. «Ci sembra un atteggiamento assurdo e privo di ragionevolezza – aggiunge Mongelli – che, auspichiamo, il sindaco di Lecce saprà non intraprendere. Alla nota della prefettura non si può rispondere con un ‘non mi interessa e vado avanti. Non ci troviamo dinanzi ad una diversità di opinione per cui si può avere una legittima visione diversa, deve essere chiaro a tutti che la prefettura di Lecce con la missiva ha chiaramente espresso la propria posizione giuridica basata su pareri dei competenti ministeri, su interrogazioni parlamentari e sul fatto che nessuna norma del codice della strada prevede la possibilità di sanzionare il cittadino nel caso di scadenza del grattino per sosta regolamentata». Alla luce di tutto ciò il Codacons annuncia che «se il Comune dovesse persistere in un atteggiamento che riteniamo palesemente illegittimo, si darà corso alla diffida a suo tempo presentata attivando altri possibili canali di tutela collettiva dei cittadini anche di tipo risarcitorio».
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- Rassegna Stampa
