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5 Agosto 2017

Tra multe e divieti il fumatore cambia il modo ma non il vizio

 

Marta Calcagno Baldini Se Humphrey Bogart tornasse sulla terra sarebbe sicuramente senza sigaretta: probabilmente avrebbe in bocca una pipa. Sono cambiati i tempi, e quindi anche i vizi, che, se non si perdono, si trasformano. Oggi la tendenza cominciata ai fornelli dello slowfood ha contagiato anche altri stili di vita, e si parla di slow smoking: essere avidi di sigaretta è tremendamente fuori moda. Complice la forte campagna d’ informazione sui danni che il tabacco provoca, oggi si parla con più interesse dei rischi che si corrono che del piacere che si può provare aspirando una boccata di nicotina. E l’ estate 2017 sarà dura per i residui fumatori, lo dimostrano alcuni divieti che sono confermati con la complicità Codacons, l’ associazione che da anni si batte per richiedere l’ estensione della proibizione di fumare su tutte le spiagge nazionali: ad oggi buttare un mozzicone nella sabbia può costare una multa fino a 300 euro, e molti lidi stanno seguendo il caso della spiaggia di Bibione (Venezia), che dal 2014, prima in Italia, ha vietato il fumo sulla battigia. Chi fuma insomma è fuori tempo massimo e chiedere a un fumatore sotto l’ ombrellone di allontanarsi non è più una cosa da pazzi. Chi persiste nel vizio però c’ è, anche se l’ irresistibile debolezza viene concessa a se stessi in modo profondamente diverso anche dagli stessi fumatori, in meglio: il tempo per scegliere un sigaro, per comporre un tabacco da pipa o per comprare un pacchetto di sigarette non è più un momento qualsiasi della giornata. Oggi i fumatori rimasti sono cambiati: chiedono attenzione, consigli, che spesso i tabaccai, costretti per la crisi ad inventarsi anche venditori di servizi come il Superenalotto, il pagamento di bollette o altro, non hanno il tempo di concedere. E poi i consumatori di sigarette non vogliono più vedere le giuste ma nefaste fotografie e scritte che ormai tutti i pacchetti obbligatoriamente riportano. E quindi cambiano le abitudini: ci si reca solo in tabaccai di fiducia, e si ricorre a portasigarette di tutti i tipi pur di non vedere il pacchetto. Va per la maggiore la versione più elegante, in metallo o altri materiali, che contiene le sigarette una ad una, ma esistono anche dei modelli meno fascinosi in cui inserire semplicemente tutta la confezione appena acquistata intera. Il crollo di fama delle bionde va di pari passo con la salita della pipa, oggi apprezzata ufficialmente anche dalle donne: «perché non c’ è un diretto contatto con il tabacco, si punta tutto sul sapore e sul piacere lento del fumare per concedersi del tempo» dice Leonardo Sportelli, che con il fratello Cosimo sono i titolari dello storico negozio in via Torino a Milano dedicato al mondo dei fumatori dal 1906: «se parli ad un amante della pipa di vizio, ti guarda male, ed è da superare il pregiudizio che sia una cosa da nonni». Se il fenomeno di presa di coscienza e maggiore consapevolezza rispetto al vizio del fumo riguarda tutti indistintamente: donne, uomini e giovani, lo stesso vale per l’ apprezzamento di modi diversi di fumare: «Da 10 anni ormai lavoriamo su questi temi, e da due abbiamo inventato la pipa Curvy dicono sempre da Al Pascià -. Significa cicciottella in inglese, vista la sua forma morbida». Prodotta in Olanda, è in radica, ma esiste in svariate tinte: rosso, giallo, azzurro, verde, il rosa per le signore e il color militare, «per gli amanti della caccia, ma anche per gli eserciti: l’ hanno adottata i militari italiani, americani e danesi». Non si parla certo di radica, né di carta in cui avvolgere il tabacco quando si vede una sigaretta elettronica, la neo alternativa al fumo. Estetica a parte, se questi nuovi marchingegni che funzionano a batteria hanno un fascino sta solo nell’ aiuto che forniscono a chi vuole smettere di fumare o almeno a chi vuole limitare i danni di questo vizio. Si possono avere sigarette elettroniche con il cosiddetto «tiro guanciale» (da tenere in bocca e sputare) o «polmonare» (da aspirare), ad ogni modo il fumo 2.0 comporta l’ uso di un placebo in plastica e metallo in cui si possono inserire, grazie ad una ricarica liquida, trecento diversi tipi di sapori e sfumature create molecolarmente. O almeno questi sono quelli che l’ azienda italiana Flavourart ottiene da più di 10 anni in laboratorio: una laurea in chimica organica e una ventennale esperienza lavorativa in importanti multinazionali portano Massimiliano Mancini e Anna Facchino, marito e moglie, a fondare nel 2006 una piccola attività di aromi alimentari. Un negozio a Milano in via Gonzaga 5 a due passi dal Duomo, oltre a quelli di Barcellona, Berlino e i prossimi a Londra e Parigi danno l’ idea del successo che l’ attività ha riscosso e sta riscuotendo da quando è la principale azienda che produce i liquidi saporiti da inserire nelle sigarette elettroniche: 3.90 euro per un flaconcino di Metafor, dal sapore dolciastro. O Royal, mentolato. Labirint, anch’ esso tendente al dolce (hanno durata di circa due anni, poi scadono). Andare a scegliere le fragranze di una sigaretta elettronica è da un lato un’ esperienza personale e decisa in base ai propri gusti ed esigenze (si può graduare anche la nicotina presente nel liquido), dall’ altra avviene in un luogo asettico e abbastanza anonimo, seppur il personale è cortese e presente. E queste, anche sulla spiaggia, non danno fastidio ai vicini.

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