6 Agosto 2009

Multe bugiarde fatte con autovelox “trappola”

ROMA – Multe bugiarde fatte con autovelox "trappola", magari nascosti tra gli alberi su strade non pericolose dove il limite di velocità è 50 chilometri orari. E soldi "rubati" agli automobilisti per arricchire le casse di Comuni e ditte private che installavano gli apparecchi e prendevano una percentuale sulle contravvenzioni. Era una vera e propria truffa sulla velocità: più di duecento indagati, tra cui molti sindaci, assessori e comandanti delle polizie municipali di 33 Comuni della provincia di Caserta. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che indaga sulla vicenda, ha disposto il sequestro delle somme incassate dai municipi con le multe truffaldine e anche degli apparecchi per il rilevamento della velocità distribuiti su un terzo delle strade della provincia, alcune statali. «Un sistema facile e ingiusto», dicono i magistrati, per fare un mucchio di soldi ideato dai Comuni e dalle società installatrici di autovelox, photored e macchinari simili. Tutto falso: le immagini inviate agli automobilisti erano «ritoccate», fasulle le firme digitali degli operatori della polizia municipale apposte sulle multe, i vigili non erano presenti al passaggio dell’auto da "punire", le foto scattate dagli apparecchi erano visionate dalle ditte stesse, i verbali redatti dai "privati", ossia da coloro che installavano i rilevatori. Non solo, anche le strade scelte per controllare la velocità non erano le più pericolose, e spesso i limiti di velocità così bassi che sarebbe stato impossibile non "trasgredire". Poco trasparenti anche le procedute con cui i Comuni affidavano il servizio alle ditte private, non con regolari gare d’appalto ma attraverso accordi diretti. Chi si aggiudicava il servizio non aveva un compenso fisso, ma proporzionale alle multe: più contravvenzioni, insomma, e più guadagni. Gli inquirenti contestano anche la non corretta indicazione in bilancio delle somme ottenute dalle sanzioni, il 50% dei soldi che entravano nelle casse attraverso le multe non venivano investiti per il miglioramento delle strade, come prevede la legge. In più i Comuni sono accusati di non aver comunicato al Ministero dei Trasporti le infrazioni per il "taglio" dei punti sulla patente. A insospettire gli investigatori anche l’elevato numero di multe per eccesso di velocità nella zona, 7mila in un anno. Un bell’elenco di reati, dalla truffa all’abuso d’ufficio, dalla falsità ideologica all’omissione di atti d’ufficio. «Siamo sereni», è la risposta dei sindaci indagati. L’inchiesta sugli autovelox "selvaggi" in provincia di Caserta è partita dalla denuncia di alcuni automobilisti: Giuseppe Raimondi, segretario regionale dell’Ugl polizia della Campania, nel 2004 fece addirittura uno sciopero della fame per sollevare il caso e ottenne l’intervento del Prefetto.  Subito i soldi indietro agli automobilisti truffati, chiede il Codacons, «sospettiamo che in altre parti d’Italia i Comuni usino gli autovelox per far soldi». L’ennesimo "pasticcio" sulle strade, un nuovo raggiro a danno dei cittadini, dopo i vari scandali sui rilevatori della velocità e i semafori truccati. E’ di giugno la scoperta da parte della Guardia di Finanza di autovelox clonati in 70 Comuni italiani: 80mila multe per un valore di oltre 11 milioni di euro potrebbero essere annullate. L’indagine partita da Sala Consilina ha scoperto come apparecchi con identico numero di matricola venissero utilizzati in diversi comuni, anche distanti centinaia di chilometri. A Camini (Reggio Calabria) erano state elevate nel 2008 13mila multe. A gennaio è stato arrestato l’amministratore della società che ha fornito a decine di Comuni il T-Red, il cosiddetto "semaforo vampiro", col giallo così breve da "condannare" gli automobilisti a una multa per il passaggio con il rosso. In alcuni Comuni le entrate per le multe erano aumentate del 300%. Oltre cento indagati (tra comandanti della polizia municipale e amministratori), 80 Comuni del centro-nord coinvolti nell’inchiesta. L’altro giorno la Procura di Milano ha dissequestrato il primo T-Red. Sulla A-4, tra Milano a Bergamo, una banda aveva piazzato finti autovelox e spediva multe fasulle con i numeri di un conto corrente vero. Più volte è intervenuta la Cassazione: basta utilizzare gli autovelox in maniera scorretta, gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima. In Italia sono in servizio 68 autovelox fissi e 218 mobili. A differenza dei Comuni che appaltano la gestione degli apparecchi a ditte private, polizia e carabinieri si occupano direttamente del servizio.
 

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