Multata in bicicletta: un altro caso contestato nello scorso giugno
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fonte:
- Giornale di Brescia
Multata in bicicletta: un altro caso contestato nello scorso giugno
Mai rispondere al cellulare che suona mentre si pedala in bicicletta. Farlo può costare caro. E in specie a Brescia. Lo abbiamo scoperto non solo con il caso di Mariangela Casali, la commessa multata di cui abbiamo riferito in settimana, ma anche con un?altra vicenda accaduta nel giugno scorso, che ci è stata segnalata a seguito del clamore suscitato a livello nazionale. Protagonisti sempre una ragazza bresciana, una bicicletta e, questa volta, due inflessibili vigilesse. Il 14 giugno scorso, infatti, un?impiegata di uno studio legale, Laura Sossi di Collebeato, si è vista contestare tra via Solferino e via Romanino l?illecito e, anche in questo caso, la multa data è stata di 32 ?. Medesimi i riferimenti della violazione: l?articolo 173 del Codice della strada, perchè alla guida del veicolo il conducente faceva uso di un apparecchio radiotelefonico. Insomma un precedente che se non rende il caso della settimana scorsa un episodio isolato, non manca di lasciarlo quanto meno unico in fatto di criterio di interpretazione di una norma e, ovviamente, severità nella comminazione della sanzione. «Sono stata fermata alle 10.20 del mattino con modi quantomeno bruschi – racconta Laura Sossi -, una delle due vigilesse ha fischiato da una certa distanza e, dopo avermi imposto l?alt, mi ha contestato l?infrazione. Poi ha estratto il blocchetto ed è arrivata la multa». Il «maledetto» foglietto verde ora è li, passato di mano in mano tra la gente che è apparsa accanto al nostro fotografo. Sulle labbra appare un sorriso nel racconto, ma la rabbia è tutta dentro. «Non cerco pubblicità per questa cosa, ma anche se ora so di aver sbagliato la multa mi sembra davvero spropositata. E poi i modi…». Una brutta lezione che per certi aspetti non rende nemmeno giustizia al lavoro che, diciamolo, ogni giorno svolgono i vigili sul territorio. La legge è legge, ma l?applicazione è comunque sempre filtrata dalla situazione, dalla percezione stessa della pericolosità sociale di un atteggiamento. E, a volte, una multa di troppo, anche se prevista, compromette e mette in discussione più di mille azioni di generosità o di professionalità. È come il caso accaduto a Milano nei giorni scorsi, dove un vigile ha multato un cittadino per la pipì fatta su un albero. Nulla da eccepire. Se non fosse che il cittadino in questione, sorpreso con i pantaloni abbassati alle caviglie nel parco pubblico di piazza Piemonte, era un bambino di soli quattro anni. La prima multa della sua vita è stata poi annullata dal giudice di pace, accogliendo un ricorso del Codacons. Perchè quella trentina di euro per un goccio di pipì sull?albero apparivano davvero tanti. Quel vigile, al piccolo Giacomo, deve essere apparso tanto una delle terribili «guardie» di Pinocchio. Un?eco che forse torna anche tra i nostri ciclisti.
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