5 Febbraio 2002

MUCCA PAZZA: PRIMO CASO DI CONTAGIO UMANO

MUCCA PAZZA: PRIMO CASO DI CONTAGIO UMANO. Il CODACONS AVEVA LANCIATO INUTILMENTE L?ALLARME SI RISCHIA UNA VERA E PROPRIA EPIDEMIA SE NON SI CORRE IMMEDIATAMENTE AI RIPARI

STOP ALLA CARNE A RISCHIO: IL CODACONS CHIEDE IMMEDIATE ISPEZIONI IN TUTTI GLI ALLEVAMENTI DI BOVINI PER TRANQUILLIZZARE I CONSUMATORI








Il sospetto è ufficiale: primo caso di variante umana del morbo della mucca pazza. Si tratta di una ragazza di 25 anni di Trapani. Il CODACONS, da oltre un anno, continua a lanciare una serie di appelli e di allarmi circa la possibilità di una contagio per l?uomo. Appelli che tuttavia sono rimasti inascoltati e che hanno portato all?inquietante caso di variante umana del morbo di Creutzfeldt Jakob.

Il 26 marzo del 2001 il CODACONS, in un comunicato stampa, scriveva: ?LA MALATTIA E? SEMPRE DAVANTI A NOI,NON ALLE NOSTRE SPALLE ! MILIONI DI PERSONE A RISCHIO NEI PROSSIMI ANNI. ESISTE LA POSSIBILITA? CHE UN NUMERO PREVISTO TRA LE CENTINAIA, MIGLIAIA O DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE SI INFETTERA? E UNA PARTE DI ESSO AVRA? LA MALATTIA??

E ancora prima, il 7 febbraio 2001: ?I TEST SONO INEFFICACI E INSUFFICIENTI??

L?associazione ha invitato più volte il Ministero della Sanità ad aumentare i controlli sui bovini, denunciando pubblicamente la lentezza con cui procedevano i test anti-bse. Non solo. Il CODACONS rese note le pratiche di alcuni allevatori che pare aggiungessero ai mangimi composti da farine vegetali, le farine animali, vietate dalla legge. E l?associazione scriveva: ?Preoccupa poi il fatto che, su 20.000 bovini morti, solo 5.000 sarebbero sottoposti ai test anti-bse, mentre gli altri 15.000 andrebbero in ?rottamazione?. Tutto ciò a dimostrare che non si ha conoscenza dell?effettivo stato di salute dei bovini italiani e soprattutto del diffondersi della malattia?.

Ebbene, tutti questi allarmi rimasero inascoltati.
Alla luce di questa drammatica situazione, il CODACONS ritiene indispensabile un intervento urgente delle istituzioni poiché, se non si correrà subito ai ripari, si potrebbe verificare una vera e propria epidemia di massa.
Per questo l?associazione chiede uno stop della carne a rischio e una serie di ispezioni a tappeto presso tutti gli allevamenti di bovini presenti in Italia, al fine di tranquillizzare i consumatori su quella che potrebbe essere una strage annunciata.

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