2 Marzo 2001

Mucca pazza. I giudici amministrativi non concedono la sospensiva per la Malpensata

Mucca pazza. I giudici amministrativi non concedono la sospensiva per la Malpensata
Il Tar: «Sì all’abbattimento»
I legali non mollano: «Ricorreremo al Consiglio di Stato»

Verranno abbattute le 162 vacche della Malpensata di Pontevico che in queste settimane non si sono guadagnate il fregio rosso, dispensato dai tecnici dell?Asl ad una ventina di discendenti e coetanee della mucca 103, quella affetta da Bse (andranno allo Zooprofilattico per la sperimentazione). La terza sezione del Tar del Lazio ha detto no ieri pomeriggio alla richiesta di sospensiva avanzata dai legali di Mario Greci, Domenico Bezzi e Francesco Noschese.
Una decisione che i magistrati amministrativi hanno motivando spiegando che le misure adottate dalle autorità sanitarie: «sono congrue e non illogiche, tenuto conto delle attuali conoscenze sull?eziogenesi e sulle modalità di trasmissione del morbo Bse». Un giudizio che fa il paio con una valutazione più squisitamente giuridica: quello contestato dalla famiglia Greci (il decreto del Ministero della sanità del 7 gennaio 2000) è un mero decreto attuativo e non un regolamento che ha inciso sull?ordinamento.
Davanti alla decisione del Tar la famiglia Greci e i legali sono ben intenzionati a non mollare. «Attendiamo di conoscere a fondo le motivazioni dei giudici – ha spiegato l?avvocato Domenico Bezzi di ritorno da Roma -, ma siamo sin d?ora orientati a ricorrere al Consiglio di Stato. Il Tar, per quanto abbiamo capito, ha tenuto un orientamento che non ci sentiamo di condividere». Che la seduta avesse preso una brutta piega lo si era intuito subito dopo la discussione. «C?è troppa attenzione attorno a questa vicenda – avevano detto i legali al termine della seduta -. In aula non si è parlato di diritto ma si è giocato tutto sull?emozione». Gli avvocati della famiglia Greci, che erano affiancati dai rappresentanti dei Cobas (con il legale Fabrizio Tomaselli), avevano ribadito, davanti al presidente Patrizio Giulia, al relatore Giancarlo Luttazi e al segretario Enzo Pica, quanto esposto nel ricorso: «Di fronte ad una totale incertezza scientifica sulla malattia e sulla sua diffusione, si è rimediato con un provvedimento drastico e illogico».
Sul fronte opposto sedevano invece i legali del Ministero della Sanità, dell?Asl di Brescia e del Codacons (il coordinamento dei consumatori).
«Perchè ci siamo presentati a fianco di Veronesi contro la sospensiva – ha spiegato a Bresciaoggi il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi -? Perchè riteniamo strumentale il ricorso presentato dai Greci. Crediamo che davanti all?incertezza si debba applicare il principio della precauzione. Pensiamo che l?abbattimento sia l?unica via. Poi, paradossalmente, per la Malpensata è meglio un abbattimento che la sopravvivenza della mandria. Le mucche non avrebbero più valore e l?Asl dovrebbe sostenere all?infinito costi per lo smaltimento della produzione, ad incominciare dal latte».
Una valutazione che ha trovato d?accordo anche l?avvocato Alberto Luppi, legale dell?Asl di Brescia. «L?Azienda sanitaria si è limitata ad eseguire un provvedimento superiore – ha spiegato -. Se ci fosse in corso una sperimentazione con tempi certi si potrebbe attendere, ma non ha senso tenere i capi vivi senza alcuna prospettiva: distruggendo i prodotti dell?allevamento e senza la possibilità di avviarli al mercato».
Intanto in questi giorni l?Asl ha sottoposto a sequestro sanitario cautelativo, in un allevamento di Calvisano, tre vitelli provenienti da una mandria di Castellaneta (Taranto) dove si è verificato il quinto caso di Bse. Ora le autorità sanitarie si accingono a riprendere l?iter per l?abbattimento dei capi alla Malpensata. Tempi e modalità verranno probabilmente decisi in una riunione del comitato tecnico-scientifico attesa per oggi.

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