3 Febbraio 2001

Mucca pazza I consumatori accusano: rincari

Mucca pazza I consumatori accusano: rincari speculativi per pollo e pesce, ora intervenga l?Antitrust – Gli allevatori ribattono: aumenti contenuti È scontro sui listini delle carni alternative

MILANO Una guerra di cifre, di carte da bollo, di indagini della magistratura. Da un lato le associazioni dei consumatori dall’altro i produttori di carni avicole. Con un dato di fatto, comunque, inequivocabile. Complice la psicosi da mucca pazza, i prezzi delle carni bianche hanno un andamento anomalo che sta pesando pesantemente sulle tasche dei consumatori. Secondo stime della Federconsumatori gli aumenti costano alle famiglie italiane circa 80 mila lire al mese.

Per spiegare l’andamento dei prezzi in questi giorni bisognerà mettere mano ai sacri testi di economia e aggiornare la fondamentale legge della domanda e dell’offerta aggiungendo l’eccezione mucca pazza. Mentre sotto i fendenti della psicosi ormai dilagante, in Italia il consumo delle carni bovine è diminuito dell’80%, i prezzi, in barba a ogni teoria, sono rimasti stabili. Al contrario, invece, la fondamentale legge che regola i mercati ha funzionato alla perfezione per le carni alternative: secondo i dati della Confesercenti, il consumo di pollo e tacchino è aumentato del 40% e i prezzi sono cresciuti del 50 per cento; il consumo di coniglio è aumentato del 20-25% con prezzi in rialzo del 20 per cento; la richiesta di maiale è cresciuta del 25% e il prezzo è schizzato in alto nella stessa misura. Infine, gli italiani hanno riscoperto o scoperto la bistecca di cavallo (più 15% la domanda, più 30% i prezzi) e si sono orientati sul consumo di pesce: più 10% la richiesta con listini in aumento dal 5% per il prodotto congelato al 30% per gli scampi freschi.

L’Una (Unione nazionale dell’avicoltura) replica che gli aumenti delle carni bianche sono stati comunque contenuti nell’ordine del 25 per cento.

Un’andamento comunque anomalo che ha scatenato le associazioni dei consumatori. Con inevitabili risvolti giudiziari e politici. Sulle presunte irregolarità nella formazione dei prezzi il Codacons ha presentato 58 diverse denunce e la Procura di Torino ha aperto un’indagine sull’ipotesi di reato di aggiotaggio ed estorsione.

Il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Gianfranco Saraca ha avviato una procedura conoscitiva. La settimana prossima sono previste audizioni informali per ascoltare tutti i maggiori rappresentanti del settore e le associazioni dei consumatori. «Stiamo assistendo — dice Saraca — a preoccupanti effetti distorsivi del mercato delle carni con una lievitazione speculativa dei prezzi. Governo e Parlamento devono individuare soluzioni efficaci in grado di dare risposte solide ai problemi della commercializzazione, della tutela dei consumatori, della trasformazione e degli industriali del settore e degli industriali del settore».

Contro le speculazioni il fronte delle associazioni per una volta è compatto. Le Acli invocano una «collaborazione continuativa fra associazioni degli agricoltori, degli allevatori e dei macellai».

Ma la Confesercenti «che si sente vittima e non beneficiaria della situazione» va oltre. Per combattere i comportamenti speculativi e per «ripristinare una corretta dinamica domanda-offerta», l’associazione degli esercenti, ha chiesto l’intervento dell’Antitrust. «Si tratta di un intervento necessario — dice il presidente Marco Venturi — sia a tutela dei consumatori, costretti a pagare sempre più cara la paura per la diffusione del morbo, sia degli esercenti che non sono più in grado di reggere e ammortizzare l’escalation dei prezzi alla produzione». Si tratta per ora di un appello, senza escludere «un ricorso formale se la situazione non migliorerà» dice Venturi. «Ci sentiamo vittime e non beneficiari di questa situazione — dice Venturi — i macellai già in difficoltà per la scarsa disponibilità di liquidità, si trovano a dover fronteggiare prezzi più alti all’ingrosso».

Venturi parla di allarme-usura a cui si sta esponendo la categoria dei macellai, i primi insieme ai consumatori a pagare i prezzi di una situazione di estrema confusione.

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