22 Luglio 2010

Mucca pazza: donna di Livorno finisce in coma

ROMA A pochi giorni dall’ annuncio di Bruxelles, che venerdì scorso dichiarava quasi sconfitto il terribile morbo della Mucca pazza, l’ allarme riesplode clamorosamente in Italia, con un possibile secondo caso di variante umana. Una livornese di 42 anni è ricoverata in coma nell’ hospice di cure palliative dell’ ospedale di Livorno, dopo avere contratto la variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, il cosiddetto morbo della Mucca pazza. Il ministero della Salute ha fatto sapere che il caso in questione era stato già diagnosticato nell’ ottobre del 2009 e reso noto con un comunicato. Se confermato dopo un’ eventuale autopsia, si tratterebbe del secondo episodio in Italia; il primo colpì una donna siciliana nel 2002. Il contagio della donna livornese,assicura l’ Istituto superiore di Sanità, potrebbe essere avvenuto oltre 10 anni fa, prima quindi che scattassero le misure di sicurezza a livello europeo. «La malattia – spiega Maurizio Pocchiari, direttore del reparto Patologie neurologiche degenerative e infiammatorie dell’ Iss, responsabile del registro per la Mucca Pazza – può avere oltre dieci anni di incubazione, e in questo caso il contagio è sicuramente avvenuto prima del 2000». Immediato l’ allarme del Condacons. «Le autorità sanitarie europee ma soprattutto quelle italiane – è l’ appello dell’ associazione – non devono abbassare la guardia, effettuando controlli stringenti sulle partite di carne che entrano nel nostro paese». «La priorità ora è capire dove, come e quando la donna abbia contratto la malattia – spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi – accertando dove abbia comprato carne negli ultimi anni ed eventuali viaggi compiuti all’ estero». A rassicurare i consumatori è intervenuta l’ organizzazione agricola Coldiretti: «Se il caso sarà confermato, si tratta di un’ eredità del passato che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana che è del tutto sicuro grazie a un rigido sistema di controlli». Sulla stessa linea anche Assocarni, l’ associazione dell’ industria della carne italiana: «L’ eventuale esposizione alla malattia potrebbe essere avvenuta molti anni fa – si legge in una nota – e probabilmente non nel nostro paese. Infatti, l’ incidenza praticamente scomparsa negli animali e le misure di protezione in vigore eliminano di fatto tale possibilità». Un cordone sanitario che la Commissione europea si accinge ad allentare, con una seconda «road map» di misure da realizzare tra il 2010 e il 2015, senza mettere in discussione gli obiettivi fondamentali: sradicare la malattia e proteggere la salute dei cittadini. Il dibattito Ue è ancora aperto e tra gli interventi su cui si discute c’ è la reintroduzione delle farine animali per l’ alimentazione di suini, pollame e pesce.
 

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