Mps, terzo filone: acquisto di azioni Bnl
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fonte:
- L`Unità
tata «dichiarazione infedele» , l’ ipotesi di reato (penale) prevista dall’ articolo 4 del decreto legge n.74 del 2000. L’ accusa ha ricostruito che nel 2005, ai tempi della stagione delle scalate bancarie, il Montepaschi che stava per passare sotto la presidenza del giovane Mussari in arrivo dai vertici della Fondazione, decide di dare una mano all’ Unipol di Giovanni Consorte per tentare la scalata a Bnl. È, questo, un meccanismo tipico per tenere nascoste il più a lungo possibile le scalate ed evitare di superare la quota del 2 per cento di azioni che comporta l’ obbligo di dichiarazione alla Consob. Mps quindi «aiuta» Unipol (che poi fallirà la scalata). Ma, si scopre ora, aiuta soprattutto se stessa. I132 milioni di titoli Bnl infatti diventano oggetto di uno strano giro finanziario. Montepaschi, il suo capo dell’ area finanza Gianluca Baldassarri, decide di dare in prestito quella montagna di titoli a Deutsche bank filiale di Londra. In realtà è una vera e propria vendita. Con la differenza sostanziale che il prestito è esente da tassa zione. uro Ecco che si crea così una «dichiarazione infedele» di qualche milione di euro. La storia delle azioni Bnl contiene di per s la suggestione del periodo storico in cui avviene, il 2005, mentre Fiorani faceva «il furbetto del quartierino» e «baciava» in fronte Il governatore Fazio pur di scalare Antonveneta. Ma interessa pm e guardia di finanza perché accende una volta di più un faro sull’ area finanziaria di Rocca Salimbeni, l’ ufficio affidato fin dal 2001 a Gianluca Baldassarri (mago della finanza arrivato a Siena ai tempi di De Bustis) e ai suoi vice Antonio Toccafondi e Pontone titolari di quell’ ufficio delle «meraviglie» che è stato il desk di Londra da dove sono state intermediate le operazioni sui derivati tossici Santorini (tramite Deutsche bank a Londra) e Alexandria. Si torna così ai primi due filoni fin noti dell’ indagine. Sulle scrivanie dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso ci sono due fascicoli. Il primo, «vecchio» di tredici mesi, riguarda l’ acquisto di Antonveneta nel 2007 da parte di Mps, acquisizione completate nel 2008 per una cifra totale di 17 miliar di di euro di cui 10 sono andati al Banco di Santander di Emiliano Botin (che nel settembre 2007, due mesi prima di rivenderla a Mps, aveva acquistato la banca padovana per sei miliardi e 600 milioni). Un’ operazione all’ epoca salutata dal mondo delle banche e della finanza come l”attesa fine del provincialismo del Monte che diventava così il terzo polo bancario italiano. Un’ operazione che però, pagata in contanti (tutti bonifici) e senza due diligence, si è rivelata l’ inizio della fine per Rocca Salimbeni. Per aggiustare il bilancio dissanguato della banca, infatti, i vertici mettono a segno una serie di operazioni di maquillage di bilancio tramite investimenti ed operazioni in derivati tossici rilevati da altre banche e con l’ intermediazione, giudicata «incomprensibile e fittizia» di una serie di broker. È, questo, il secondo fascicolo aperto sulla scrivania dei pm. Solo con l’ operazione Alexandria il Monte dei Paschi è riuscito a ritardare 220 milioni di perdite. Con Santorini la perdita prevista si aggira intorno ai 367 milioni. In tutto sono una decina gli indagati, i vertici della banca per una girandola di reati che van no dall’ associazione a delinquere finalizzata alla truffa al falso in bilancio, dalla turbativa di mercato all’ aggiotaggio passando per le omesse comunicazioni agli organi di vigilanza. Ma ci sono altre due procure che indagano sulle operazioni del Monte. A tutela dei correntisti. A Trani il pm Michele Ruggiero ha aperto un fascicolo per omesso controllo in tutela di una serie di correntisti pugliesi che hanno presentato un esposto di Elio Lannutti. Nella capitale l’ aggiunto Nello Rossi ha aperto un fascicolo sulla base di un analogo esposto, questa volta Codacons. Si ipotizza il reato di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza ed è già stata acquisita documentazione da Consob e Banca d’ Italia. A Bari intanto, le Fiamme Gialle hanno sequestrato 400mila euro presso la filiale di Corato per tutelare un imprenditore che si era visto addebitare quella cifra per le perdite subite dopo aver sottoscritto un derivato (interest rate swap) dato a copertura di un finanziamento mai concesso. Le tre procure stanno collaborando. A Siena la prossima settimana continuano gli interrogatori.
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