4 Febbraio 2013

Mps, oggi l’ interrogatorio di Mussari

Mps, oggi l’ interrogatorio di Mussari

Accelerazione nell’ inchiesta della procura di Siena sul Monte dei Paschi: i pm senesi interrogheranno già oggi l’ ex presidente Giuseppe Mussari, e poi mercoledì prossimo l’ ex direttore generale Antonio Vigni, entrambi fra gli indagati eccellenti di questa vicenda. Sempre la prossima settimana dovrebbero essere sentiti – tra gli altri indagati -, anche gli ex revisori dei conti, Tommaso Di Tanno, ex presidente del collegio, e gli ex sindaci effettivi, Pietro Fabbretti e Leonardo Pizzichi. Da Mussari, Vigni e gli altri i pm senesi si attendono risposte utili a circostanziare la fase delle indagini condotta fin qui dalla guardia di finanza su due filoni diversi e complementari: l’ operazione per l’ acquisto di Antonveneta e le operazioni sui cosiddetti “derivati”. L’ attenzione degli inquirenti per il capitolo “derivati” si incrocia con un appuntamento della banca il prossimo 6 febbraio, cioè mercoledì, quando si terrà un cda dedicato proprio a esaminare questi contratti finanziari – tra cui “Santorini” e “Alexandria” – e i loro riflessi sul bilancio. Ciò, mentre le indagini delle Fiamme Gialle, secondo notizie di stampa, farebbero elevare a 40 milioni gli euro “scudati” all’ estero da manager della banca. Inoltre, gli investigatori starebbero esaminando anche alcuni conti correnti aperti allo Ior e intestati a dirigenti della banca senese. Conti dove potrebbero esser transitato denaro a premio delle operazioni finanziarie finite sotto inchiesta. Su questo filone verrebbe contestato il reato di associazione per delinquere. In generale, l’ inchiesta, prende in esame a vario titolo le accuse di truffa, turbativa, ostacolo agli organi di vigilanza, false comunicazioni, aggiotaggio. Ci sono anche testimoni che gli inquirenti vogliono sentire nei prossimi giorni. Uno potrebbe essere Alessandro Daffina, un banchiere che per conto di Rothschild si occupò della trattativa tra Mps e Banco di Santander per la cessione di Antonveneta e che è gia stato sentito nei mesi scorsi una prima volta. Sabato prossimo potrebbe esser ancora ascoltato come persona informata sui fatti sulla trattativa che condusse Mps a prevalere come acquirente di Antonveneta, anche dopo un prestito da un miliardo con l’ americana Jp Morgan, beneficiando poi l’ istituto spagnolo di una enorme plusvalenza. Atteso anche l’ esito della deposizione di un altro manager, Antonio Rizzo, ex funzionario della banca tedesca Dresdner. Rizzo, secondo indiscrezioni, potrebbe fare luce sulle operazioni sui derivati. Intanto, in sede politica prosegue il dibattito su Mps. “Niente bavaglio alla stampa perchè in questo modo si torna al regime”, dice Antonio Di Pietro esprimendo disaccordo con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre Beppe Grillo parla del “più grande scandalo finanziario della storia della Repubblica”. “Il Monte dei Paschi è una Parmalat 2”, chiosa. Per il leader della Lega Nord Roberto Maroni “l’ interesse nazionale è di svelare i misteri. Ho criticato il presidente della Repubblica perchè è incredibile che si possa dire che serve il silenzio sulla vicenda Mps perchè così si salvaguarda l’ interesse nazionale”. Quanto a Bankitalia, Maroni pensa che “non abbia controllato. Penso che debba essere riformata: deve diventare un istituto veramente indipendente”. Su Mps si sono attivate anche associazioni dei consumatori. Tra queste, il Codacons ha annunciato una denuncia contro la Banca d’ Italia per “falso in comunicazione al mercato e tentativo di turbativa d’ asta”. Motivo, il fatto che l’ organo di vigilanza avrebbe diffuso una nota in cui scriveva che la sottoscrizione dei cosiddetti Monti Bond “può proseguire il suo corso” dopo che il Tar del Lazio non ha stabilito alcuna sospensiva in base a un ricorso del Codacons. Ma per il Codacons il ricorso non è chiuso e “chi, nonostante il rinvio dell’ udienza al 20 febbraio, ha affermato che il Tar ha respinto il nostro ricorso dando il via libera ai Monti Bond, ha diffuso un’ informazione falsa”. Altre associazioni, Federconsumatori e Adusbef, hanno però preso le distanze dal Codacons giudicando che “negare i Monti Bond per giungere al fallimento di una banca significa danneggiare sistema Paese, lavoratori e risparmiatori”.

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