Mps, nuovi accertamenti nell’ inchiesta sui derivati
Nuovi accertamenti nell’ inchiesta sui derivati di Mps . Il sostituto procuratore generale di Milano, Felice Isnardi, ha deciso di svolgere “ulteriori accertamenti istruttori” sulla posizione di Mps , indagata per la violazione della legge 231 del 2001, nell’ inchiesta che ipotizzava i reati di falso in bilancio e manipolazione del mercato a carico dell’ ex ad, Fabrizio Viola, dell’ ex presidente, Alessandro Profumo e di altri nove, per i quali nel settembre scorso la Procura aveva chiesto l’ archiviazione. La notizia, anticipata oggi da fonti di stampa, è stata confermata da fonti giudiziarie secondo le quali i nuovi accertamenti sono stati delegati al Nucleo speciale valutario della Gdf di Roma. Il 15 marzo si discuterà davanti al gup, Livio Cristofano, l’ opposizione all’ archiviazione per gli 11 indagati, presentata dall’ associazione dei consumatori Codacons. Isnardi ha deciso, nel frattempo, di sfruttare la possibilità che gli concede l’ articolo 58 della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società di svolgere “gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contestare all’ ente le violazioni amministrative conseguenti al reato” entro sei mesi dalla comunicazione del decreto motivato dell’ archiviazione emesso dalla Procura. Tutti gli indagati hanno sempre ribadito la correttezza del loro operato. I pm Baggio, Civardi e Clerici, avevano chiesto l’ archiviazione di Profumo, Viola e degli altri 9 indagati, accusati di aver nascosto le perdite milionarie di bilancio causate dai contratti derivati Santorini e Alexandria. Ora, il pg, a cui la legge dà la possibilità di svolgere accertamenti in questa fase solo in relazione alle persone fisiche, potrebbe presentarsi all’ udienza di marzo e chiedere di avocare le indagini per tutti gli indagati, compresi Profumo e Viola. Indagini a parte, Banca Monte dei Paschi di Siena sarà ricapitalizzata dallo Stato con un impegno complessivo di 6,6 miliardi di euro. Il piano di ristrutturazione della banca senese nelle prossime settimane sarà sottoposto al vaglio della Bce che ne dovrà valutare l’ efficacia rispetto all’ esigenza di rafforzamento del capitale con l’ obiettivo di rendere la banca, di per sé solvibile, in grado di resistere agli ipotetici scenari avversi formulati nel corso degli stress test dello scorso anno. La Bce ha, infatti, valutato in 8,8 miliardi lo shortfall di capitale di cui Mps necessita per coprire il fabbisogno patrimoniale emerso dallo stress test di luglio, secondo lo scenario avverso. Il piano industriale è propedeutico al salvataggio della banca da parte dello Stato. Ma Forza Italia ha già messo alcuni paletti: voterà sì all’ aiuto pubblico per l’ istituto senese solo se verranno resi noti i debitori. L’ avvertimento è arrivato dal presidente dei senatori azzurri, Paolo Romani. Ieri FI si è astenuta sul voto che riconosceva la necessità e l’ urgenza del provvedimento salva-banche perché “non abbiamo ancora la garanzia che vengano fatte le cose chieste da noi. Vogliamo che il provvedimento vada avanti ma siccome non ci sono ancora le modifiche che riteniamo decisive, non possiamo votare a favore. Il nostro voto è condizionato a quei cambiamenti”, ha chiarito Romani. In particolare, Forza Italia ha chiesto che vengano resi noti i nomi dei debitori del Monte Paschi , ma non ha ancora la certezza che questo verrò fatto, anche se il presidente dell’ Abi, Antonio Patuelli, si è detto nei giorni scorsi favorevole alla diffusione della lista. Entro il 24 gennaio dovranno essere presentati gli emendamenti e il più importante per il partito è proprio quello che prevede la pubblicazione della lista dei primi cento debitori di Mps , siano essi persone fisiche o persone giuridiche. Quindi “FI deve essere molto prudente sul provvedimento riguardante le banche. Ci interessa la tutela dei risparmiatori, non la salvezza di chi li ha massacrati. È indispensabile conoscere l’ elenco dei grandi debitori di Mps ma bisogna porre un’ altra condizione preliminare, prima di valutare il nostro voto finale. E cioè che alcuni di questi grandi debitori restituiscano i soldi”, ha confermato Maurizio Gasparri di Forza Italia. “Non è ad esempio possibile”, ha precisato, “che Carlo De Benedetti non ridia i 600 milioni che si è fatto prestare per la sua Sorgenia da Mps . Poniamo questa condizione perché non è possibile fare regali a spese dei cittadini ai tanti De Benedetti. Su questo punto è indispensabile che si riunisca il gruppo FI al Senato per ribadire con chiarezza la nostra posizione”.
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