19 Maggio 2018

Mps, la vera posta in gioco nel processo di Milano

dal 17 luglio in tribunale gli ex vertici profumo, viola e salvadori il dibattito sui derivati coinvolge l’ aiuto di stato
Sul Monte dei Paschi di Siena si giocano più partite su tavoli diversi. Lo scontro legale è al calor bianco: la giustizia amministrata in nome del popolo italiano deve tenere conto degli interessi di molti stakeholder. Sulla contabilizzazione non corretta nei bilanci della banca senese dei derivati Santorini e Alexandria (presentati a bilancio come BTp, mentre si trattava di derivati), il 27 aprile scorso il giudice dell’ udienza preliminare di Milano Alessandra Del Corvo ha rinviato a giudizio Alessandro Profumo, presidente dal 19 marzo 2012 al 6 agosto 2015, e Fabrizio Viola, dg e poi ad di Mps dal 13 gennaio 2012 all’ 8 settembre 2016, per aggiotaggio e falso in bilancio. Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale, è imputato di falso in bilancio. Il gup ha mandato a giudizio anche la banca per la legge 231 sulla responsabilità degli enti. La prima udienza si terrà il 17 luglio davanti ai giudici della seconda sezione penale. Il giudice ha ribaltato la teoria dell’ accusa e della difesa: entrambi avevano chiesto il proscioglimento. Il pm Stefano Civardi aveva chiesto l’ archiviazione degli imputati evidenziando che «la contabilizzazione dei due derivati doveva avvenire a saldi chiusi e non a saldi aperti» ma che la presenza di indicazioni puntuali di tutte le autorità di controllo avevano indotto gli imputati a contabilizzare a saldi aperti. Secondo Civardi nelle note integrative dei bilanci Mps c’ erano tutti gli effetti di una contabilizzazione alternativa, dunque «non ci sarebbe stata l’ intenzione di ingannare nessuno». Ad aprile 2017 un altro gup di Milano, Livio Antonello Cristofano, aveva disposto l’ imputazione coatta nei confronti dei tre ex manager di Mps – tutti accusati di falso in bilancio e aggiotaggio -. Anche in precedenza la Procura aveva chiesto l’ archiviazione, facendo scattare l’ opposizione alla richiesta presentata dai piccoli azionisti e dal Codacons. All’ epoca, su richiesta della Procura, fu disposta l’ archiviazione per Giuseppe Mussari e Antonio Vigni assieme ad altri cinque imputati già a processo per la gestione di Mps. Ma il procuratore generale Felice Isnardi aveva disposto ulteriori accertamenti, in base all’ articolo 58 della legge 231 che consente di effettuare “accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contestare all’ ente le violazioni amministrative conseguenti al reato”. Una nuova consulenza, all’ esame del gup Del Corvo, ha così accertato l’ impatto di un’ eventuale contabilizzazione “a saldi chiusi” anziché “a saldi aperti” dei derivati Santorini e Alexandria, del valore totale di 5 miliardi, sui bilanci di Mps dal 2012 fino alla semestrale del 2015. Periodo nel quale sono avvenuti due aumenti di capitale del Monte, quello 2014 (per 5 miliardi) e quello 2015 (per 3 miliardi), nonché l’ emissione dei Monti Bond e il loro rimborso. Senza dimenticare l’ aumento del 2011 da 2 miliardi. Secondo la vulgata ufficiale, i mandate agreement dei derivati sarebbero stati scoperti a ottobre 2012 in una cassaforte rovistata da Profumo e Viola. Paolo Mondani di Report il 16 giugno 2016 ha affermato invece che «un’ ispezione del 2010 di Banca d’ Italia si era già accorta che c’ erano perdite su questi due derivati. E poi c’ è l’ ispezione del 2012 inviata alla Consob, ben prima del ritrovamento nella cassaforte del Monte dei Paschi di ottobre 2012. L’ ispezione di Banca d’ Italia inviata in Consob a giugno 2012 analizza precisamente Alexandria e Santorini e dice: sono derivati e bisogna cambiare i bilanci. Quali sono i bilanci che devono essere corretti? La Procura di Milano dice dal 2009 al 2012, la Consob dal 2014 alla semestrale 2015». Ma dall’ esito del processo scatteranno nuovi effetti potenzialmente dirompenti. La rappresentazione del patrimonio di Mps oggi sub judice – come spiega l’ articolo in basso -, asseverata da Banca d’ Italia Consob ed Eba, è stata la premessa indispensabile per un doppio via libera della Commissione Ue: al Governo italiano, per erogare gli aiuti di Stato a Rocca Salimbeni sotto forma di sottoscrizione dei Monti bond, e alla banca, per emetterli e successivamente riacquistarli rimborsando il ministero dell’ Economia e delle finanze. Un dato rilevante è emerso il 14 novembre 2017 nell’ audizione alla Commissione parlamentare d’ inchiesta sulle banche dei sostituti procuratori di Milano Giordano Baggio e Stefano Civardi. Baggio affermò: «Abbiamo svolto accertamenti per comprendere se i titoli oggetto dell’ operazione, questi 3 miliardi di BTp con scadenza al 2034 (venticinquennali rispetto al 2009), fossero stati effettivamente scambiati tra le parti. Abbiamo accertato, al riguardo, che questi BTp non sono mai stati acquistati e, inevitabilmente, non sono mai stati neanche scambiati tra le parti». Il processo di Milano intersecherà gli esiti del dibattimento di Firenze sull’ ostacolo all’ attività di vigilanza della Banca d’ Italia. Il 7 dicembre 2017 la corte di Appello ha assolto l’ ex presidente Giuseppe Mussari, l’ ex direttore generale Antonio Vigni e l’ ex responsabile dell’ area finanza, Gianluca Baldassarri, che in primo grado erano stati condannati a tre anni e mezzo. Le motivazioni della sentenza non sono ancora note ma dal dibattimento emergono nuovi elementi esplosivi, come spiega l’ articolo in basso. nicola.borzi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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