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28 Gennaio 2013

MPS: IL CODACONS CHIEDE AL TAR DI BLOCCARE I MONTI BOND

    MPS: IL CODACONS CHIEDE AL TAR DI BLOCCARE I MONTI BOND VIOLAZIONE DEL DIVIETO DI AIUTI DI STATO E DIFETTO DI ISTRUTTORIA SULLE RAGIONI DEL DISSESTO MPS SONO I MOTIVI DEL RICORSO URGENTE AL TAR

    CHIESTO ALLA BANCA D’ITALIA UN RISARCIMENTO  PARI A 3,9 MILIARDI DI EURO PER OMESSA VIGILANZA

    Sullo scandalo Mps il Codacons ha deciso di presentare un ricorso urgente al Tar del Lazio chiedendo di bloccare i Monti Bond per violazione del divieto di aiuti di Stato e per l’evidente difetto di istruttoria rispetto alla ragioni che hanno portato al dissesto della banca.
    L’associazione di consumatori chiede 3,9 miliardi di risarcimento alla Banca d’Italia per omessa vigilanza.
    “Il Codacons, con questo ricorso, non vuole entrare nelle speculazioni politiche contrapposte ma solo salvaguardare le già ridotte risorse dei cittadini italiani costretti a finanziare ammanchi di banche private determinati da probabili squallidi crimini” ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. “Ci auguriamo che sia emessa una sentenza che faccia comprendere all’autorità di vigilanza che non sta lì dove sta per acchiappare farfalle” ha concluso Rienzi.
    Il ricorso al Tar del Lazio è contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze,  la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Banca d’Italia e la Consob ed sarà inviato, per le opportune indagini, anche alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Siena che indaga sulla vicenda. Con il ricorso si chiede l’annullamento, previa sospensione, della delibera del 27/1/2013 della Banca d’Italia con la quale si esprime parere favorevole all’emissione in favore di MPS e di tutti gli atti e delibere con i quali il Ministero dell’Economia e della Finanze e la Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno provveduto in favore di MPS, sottoscrivendo strumenti finanziari per l’importo di 2 e di 1,9 mld.  Nel ricorso si chiede alle sopracitate autorità di provvedere alla revoca e/o annullamento degli atti da loro emessi in via di autotutela, chiedendo contestualmente al Tar la nomina di un commissario ad acta, perché, in subordine, vi provveda.
    Così si legge nel ricorso: “codesto Tar voglia disporre … misure … ai fini della immediata sospensione degli atti impugnati e della procedura tutta finalizzata all’illegittimo contributo di 3,9 miliardi di euro in favore di MPS mediante la sottoscrizione da parte dello Stato di c.d. “titoli spazzatura”, diversamente portandosi al fallimento dello Stato italiano, o comunque allo sperpero di una somma pari alle entrate da IMU per coprire perdite di un privato istituto bancario determinate – a quanto sembra – da illeciti e ipotesi di crimine”.
    Nel ricorso si diffida la Banca d’Italia “a revocare e/o annullare di ufficio la delibera di nulla osta impugnata e annullare e/o sospendere, in sede di doverosa vigilanza, la delibera della Banca fin tanto che non si chiariranno le vere ragioni del dissesto della banca, ragioni che sono state criminosamente nascoste alla autorità di vigilanza come da essa dichiarato pubblicamente”.
    Il Codacons ha chiesto, quindi, il risarcimento  “di tutti i danni patiti e patendi dallo Stato italiano e dai cittadini tutti da versarsi in apposito fondo c.d. “salva-Italia” 2013 e che si quantificano nell’esatto ammontare delle somme pari alla cifra di cui alle sottoscrizioni oggi gravate di bond in favore di MPS”. “Con condanna anche in via solidale tra il MEF e la Banca di Italia al versamento della somma così come sopra formulata risultando evidenti l’omessa vigilanza e controllo circa la illiceità (per non dire vera e propria criminosità) delle cause del dissesto di MPS che oggi hanno indebitato (per ulteriori 4 miliardi di euro) lo Stato italiano. Si ritiene che i cittadini tutti debbano essere manlevati e tenuti indenni dall’incapacità, perlomeno colposa, delle Istituzioni oggi resistenti di svolgere i propri ruoli e funzioni”.
    L’operazione MPS, infatti,  “determinerebbe il collasso dell’intero Paese che, ancora una volta, si troverebbe costretto a sopportare un – perlomeno inadempimento – da parte della classe dirigenziale che, addirittura, si andrebbe ad impegnare per salvare uno stretto numero di eletti che hanno, in via del tutto inaudita, ancora una volta fatto gli interessi di poche persone in danno dell’intero Paese. Si configura una vera e propria situazione di emergenza per cui addirittura una assemblea di azionisti ha, di fatto, il potere di indirizzare una intera Nazione, a fronte dello sperpero di taluni soggetti in danno della collettività. Siamo all’assurdo!” E ancora si legge: “Uno Stato che si impegna (quello che non ha). Un’assemblea di azionisti che decide le sorti di un Paese”.
    Innumerevoli i presupposti giuridici: assoluta carenza di istruttoria (ad esempio della delibera della Banca d’Italia) vizi nei  procedimenti, fino all’illegittimità costituzionale del decreto legge 27 giugno 2012, n. 87 e 6 luglio 2012 n. 95, convertito nella legge n. 135 del 7 agosto 2012 , per violazione e falsa applicazione dell’art.  77, nonché 3, 41 e 97 della Costituzione. Lo Stato ha cercato, poi, inutilmente, di aggirare ed eludere la normativa Ue sia in punto di concorrenza che di aiuti di Stato, violando, altresì, oltre ai Trattati Ue, la dichiarazione dei capi di Stato del 26 ottobre 2011 ed innumerevoli comunicazioni della Commissione europea. In pratica “l’Ue ha espressamente condizionato la previsione favorevole dell’operazione alla presentazione di un puntuale piano di ristrutturazione: il Governo, per il tramite del MEF, invece, ha semplicemente messo mani al portafogli”.
    Inoltre sono “evidenti gli omessi controlli che ora non possono e non devono ricadere sulle spalle (anzi: le tasche) degli italiani!”, omessi controlli di Mef, Banca d’Italia e Consob.
    Per tutte queste ragioni il Codacons chiede al Tar di accogliere il ricorso e per l’effetto non solo di annullare, previa sospensione, tutti  i provvedimenti e gli atti,  ma anche di “condannare le Istituzioni intimate nonché il legale rapp.te p.t. di MPS – Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a, in persona non solo degli organi istituzionali ma anche dei singoli soggetti responsabili del “crack” a voler restituire le somme erogande, ex art. 28 Costituzione”, pari a 3,9 miliardi di euro.

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