7 Febbraio 2013

Mps, dai derivati del passato una maxi perdita nel bilancio

Mps, dai derivati del passato una maxi perdita nel bilancio

 

dalla Corte costituzionale. E suona solo grottesco che oggi Tremonti lamenti che la Consulta gli abbia impedito di at tuare il suo dannoso disegno di pubblicizzazione spartitoria. Nello stesso intervento televisivo, l’ ex ministro, riferendosi all’ operazione di acquisto di Antonveneta, afferma che la Vigilanza bancaria aveva il dovere di accertare le anomalie fortissime esistenti già nel 2007. Da un ex titolare del Tesoro ci si attenderebbe, però, almeno qualche esemplificazione di tali anomalie. Ma, come per le precedenti affermazioni, nessuna indicazione, nonostante la facilità del compito svolto ex post, delle anomalie, ma anche di ciò che avrebbe dovuto fare la Vigilanza bancaria, che vada al di là di quanto solo oggi si può comodamente rilevare. La Banca d’ Italia ha prodotto una relazione dalla quale si rilevano puntualmente gli interventi intensi e continui sinora dispiegati. Inchiesta Mps, si allargano le indagini. Ecco la prima pagina dell’ atto a comparire della Procura di Siena Ha dato conto dei suoi rapporti con l’ Autorità giudiziaria. Il Fondo monetario internazionale ha espresso un chiaro apprezzamento per l’ azione condotta. Il Capo dello Stato ha sottolineato il rigore con il quale la Vigilanza ha affrontato negli anni questa vicenda. Si può, allora, continuare ad esprime frasi generalgeneriche, se non allusive ed oscure, senza tener conto delle norme e delle finalità che regolano la funzione di vigilanza? E’ semplicemente per un annoso contrasto con la Banca, quali che siano i suoi governatori? Con quale visione dell’ interesse pubblico? Infine, il già ministro Tremonti afferma oggi che fu stupito dalla nomina di Mussari al vertice dell’ Abi: ci sono voluti oltre sette mesi e la gravissima vicenda del Monte per esprimere, con ogni comodità, questo stupore: niente male per chi misura i tempi, e impropriamente, solo per gli altri. Il consiglio d’ amministrazione del Monte dei Paschi di Siena si è riunito ieri fin dal primo pomeriggio per valutare l’ impatto delle operazioni sui derivati che hanno fatto scoppiare lo scandalo. Ma ci sono volute quasi sette ore di riunione per definire la situazione: che le perdite di Alexandria, Santorini e Nota Italia si attestino sui 720 milioni di euro, come aveva inizialmente stimato l’ amministratore delegato Fabrizio Viola, o che superino il miliardo, come ipotizzato da recenti indiscrezioni stampa, il cda della banca ha continuato senza sosta ad esaminarne i conti fino a tarda sera, che oggi saranno ufficializzati in conference call agli azionisti. All’ ordine del giorno, infatti, c’ era la presentazione delle cifre definitive fornite dai consulenti esterni e indipendenti incaricati – Pricewaterhouse Coopers ed Eidos – sul costo che i contratti derivati in questione avranno per l’ istituto. Un primo passo per fare «chiarezza totale», ha assicurato nei giorni scorsi il presidente Alessandro Profumo. «Sono operazioni che hanno spalmato una perdita nel tempo. Se decideremo di rivedere il bilancio e il cda sarà d’ accordo, la perdita andrà immediatamente nei bilanci. Poi nel tempo recuperemo la somma». Insomma, «non si tratta di un buco», ma di una voce negativa nei conti di Mps quantificabile, dunque gestibile. Parole utili a rasserenare i mercati, che già ieri, in attesa di conoscere l’ ammontare esatto delle perdite, hanno comunque premiato Mps, il cui titolo – in un mercoledì difficile per Piazza Affari a causa della risalita dello spread e della conseguente discesa dei titoli bancari – ha chiuso in rialzo dell’ 1,1% dopo una giornata a lungo altalenante. Eppure sono in pochi, ormai, a credere che la cifra complessiva si fermi alle stime più ottimistiche, intorno a quei 700 milioni previsti da Viola in una relazione al consiglio lo scorso ottobre, e che sarebbero in gran parte coperti dai 500 milioni Ieri il Cda della banca si è riunito per oltre sei ore per approvare i conti del 2012. Inserito il «buco» delle operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia aggiuntivi in bond che Rocca Salimbeni ha chiesto allo Stato e che saranno emessi a giorni, oltre ai 3,5 miliardi che serviranno per coprire le minusvalenze sui molti titoli di Stato italiano che sono nel portafoglio dell’ istituto. Secondo il Sole 24 Ore, invece, la perdita sui tre prodotti strutturati ammonterebbe a 920 milioni di euro (450 milioni per il contratto Santorini, 300 milioni per Alexandria, 170 milioni per Nota Italia), a cui si aggiungerebbero 120 milioni di costi del personale non contabilizzati, per un totale da correggere superiore a un miliardo. Cifre smentite dalla banca come «non corrette», ma che potrebbero avvicinarsi molto a quelle reali, che questa mattina Viola e il direttore finanziario Bernardo Mingrone comunicheranno in conference call agli azionisti. In ogni caso, l’ inserimento delle perdite nel bilancio attuale della banca – scelta che il cda ha preso e formalizzato nella riunione di ieri – è un passo fondamentale per tornare a fare redditività. Senza questa scelta di «chiarezza totale», l’ istituto senese continuerebbe a ricavare dai ben 25 miliardi di Btp che si ritrova in portafoglio appena 65 milioni di euro di rendimento, come accaduto nel terzo trimestre 2012. Anche a causa di questo scarso rendimento, il vecchio management a firma Mussari-Vigni decise di firmare tra il 2006 e il 2009 i tre contratti in derivati per abbellire i conti del Monte dei Paschi finiti nell’ occhio del ciclone: nel 2008 Santorini con Deutsche Bank, e nel 2009 Alexandria con la giapponese Nomura e Nota Italia con J.P. Morgan. Operazioni che ora vanno ad appesantire le perdite già previste per il 2012, i cui primi nove mesi si sono chiusi in rosso per 1,66 miliardi di euro. Intanto lo scandalo ha gettato la banca senese nel tritacarne mediatico della campagna elettorale, con il Pdl che invoca commissioni parlamentari d’ inchiesta, la Lega che minaccia comizi di Borghezio a Rocca di Salimbeni. Mentre l’ associazione dei consumatori Codacons ieri ha presentato una denuncia alla Corte dei Conti contro Bankitalia e Consob per mancata vigilanza nei confronti dell’ istituto di Siena.

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