Mps crolla (-8%) in Borsa Bankitalia: noi all’ oscuro
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fonte:
- L`Unità
Un’ altra tempesta in Borsa per il Monte dei Paschi il giorno dopo le dimissioni dalla presidenza dell’ Abi dell’ ex numero uno Giuseppe Mussari, per il caso derivati che avrebbe provocato un buco milionario nel bilancio dell’ istituto più antico del mondo. Mps trascina in basso l’ intero listino e si aggiudica la maglia nera del paniere Ftse Mib, chiudendo in calo dell’ 8,43% a 0,25 euro per azione e con un vero e proprio boom per gli scambi, con oltre 730 milioni di pezzi passati di mano, vale a dire circa il 6,3% del capitale sociale dell’ istituto. E intanto sia la Fondazione Monte dei Paschi sia la Banca Mps sono pronte ad un’ eventuale «azione di responsabilità» nei confronti della precedente dirigenza. Anche perché approfondimenti sono in corso da mesi, compresa un’ indagine interna avviata dall’ attuale presidente Alessandro Profumo e dall’ amministratore delegato Fabrizio Viola, a partire dall’ oneroso acquisto (per 10 miliardi) di Antonveneta dalla spagnola Santander. Banca d’ Italia esce allo scoperto e accusa Mussari, informando che «la vera natura di alcune operazioni è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’ autorità di vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps», che «sta cooperando per accertare le passate circostanze». E anche Viola ribadisce che né la Consob né Bankitalia erano informate sui derivati, mentre getta un po’ d’ acqua sul fuoco sostenendo di non temere scalate alla banca. «Sono certo – aggiunge Profumo – che con il lavoro di trasparenza che stiamo facendo torneremo ad avere la reputazione che ci meritiamo, il rapporto tra Mps e Siena va rifondato. Se ci saranno gli estremi per tutelare il patrimonio della banca, ci muoveremo». Ma il clima a Siena è rovente, tra le reazioni di enti e politici e le preoccupazioni dei sindacati, all’ immediata vigilia dell’ assemblea straordinaria degli azionisti che si terrà domani per varare un pesante aumento di capitale, e subito dopo le rivelazioni sull’ operazione Alexandria, un equity swap contrattato sotto la presidenza Mussari con la banca giapponese Nomura per ristrutturare un derivato in perdita: il buco per Mps sarebbe di 220 milioni almeno, l’ esposizione verso Nomura di 740. E sono spuntate anche altre due operazioni analoghe, Santorini e Nota Italia. Sollecitata dalla Consob, Mps diffonde una lunga nota per dire che «la banca è in condizioni di assorbire dal punto di vista patrimoniale le conseguenze delle scelte finanziarie, contabili e gestionali delle operazioni». L’ istituto senese precisa anche che, quanto alle operazioni Alexandria e Santorini, non si tratta di derivati, ma di operazioni di pronti contro termine su titoli di Stato italiani. L’ investimento effettuato in Santorini è stato liquidato nel 2009, quello in Alexandria è stato rimborsato nel dicembre 2012. Nessuna delle tre operazioni, comunque, risulta approvata dal Consiglio di amministrazione, «in quanto ciascuna rientrava nei poteri delle strutture preposte alla gestione operativa», dice sempre la nota. Nella tormentata vicenda intervengono anche i consumatori, con il Codacons che si costituirà parte civile, e l’ Adusbef che chiede un’ azione di responsabilità nei confronti della Consob e della Banca d’ Italia, per aver omesso la vigilanza su Mps dopo l’ emersione dello scandalo dei derivati. Ma, bufera politica a parte, sono soprattutto i sindacati ad intervenire: «Mps ha il dovere di spiegare ai lavoratori la reale situazione della banca e le reali responsabilità gestionali», dice in una nota la Fisac-Cgil con il segretario Agostino Megale, commentando le dimissioni di Mussari «del quale avevamo chiesto più di un anno fa unitariamente, nel silenzio di tanti che oggi sembrano aver ritrovato la parola, le dimissioni da presidente della banca. L’ azienda – chiede la Fisac – affronti con i sindacati il tema del risanamento accantonando progetti quali le esternalizzazioni e la neutralizzazione del contratto integrativo». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, invece, rinnova la sua stima per Mussari, e il segretario generale della Fiba Cisl, Giuseppe Gallo, gli fa (parzialmente) eco: «Si chiude una vicenda di dissennata conduzione di Mps, ma diamo atto di una presidenza Abi aperta al dialogo e ad un percorso comune con le parti sociali». Il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, sottolinea il rischio si voglia fare di Mussari «il capro espiatorio per attenuare molteplici responsabilità – dice – Dov’ era la politica? Dov’ erano i consiglieri d’ amministrazione? Dov’ era la Fondazione, quando negli ultimi anni il Monte affondava?». A Roma, intanto, nella sede dell’ Abi, si prevedono tempi lunghi per la sostituzione di Mussari.
laura matteucci milano
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