13 Maggio 2014

Mozzarella dop ai batteri, dodici arresti

Mozzarella dop ai batteri, dodici arresti

NAPOLI – Utilizzavano, contro i dettami del disciplinare di produzione, latte vaccino mescolato a quello di bufala e, ancora, latte e cagliate di dubbia provenienza. Proprio nel giorno dell’ avvio a Paestum della kermesse «Le Strade della Mozzarella», il latticino dop, massimo simbolo della Campania del gusto, finisce ancora una volta nell’ occhio del ciclone per colpa di un produttore senza scrupoli che, secondo la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, «avrebbe sistematicamente violato tutte le norme che un imprenditore del settore lattiero-caseario possa violare», commettendo «un numero impressionante di reati». Il caseificio finito nel mirino dei pm sammaritani è Cantile di Sparanise: agli arresti domiciliari sono finiti il titolare Guido Cantile, di 58 anni, e i suoi figli Luigiantonio e Pasquale di 27 e 29 anni. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Raffaella Capasso, sono culminate nell’ arresto, disposto dal gip Sergio Enea, di altre nove persone: l’ addetta alla contabilità dell’ azienda Paola Mormile, la segretaria Clorinda Bovenzi, le due biologhe Ileana Micillo e Assunta Di Caprio. Stessa sorte è toccata a Giuseppina Genovese e Luigi Bacco, gli amministratori della Planet Group srl, ritenuta una società di comodo utilizzata dai Cantile per acquistare in altri paesi (Polonia, Ungheria e Francia) latte scadente e cagliata che con la complicità appunto dei collaboratori, avrebbero fatto risultare di provenienza italiana. Arrestato per questo motivo anche il camionista addetto al trasporto Amedeo Fasulo. A coprire l’ attività illecita dell’ azienda avrebbero contribuito due veterinari dell’ Asl di Caserta, Agostino Verde e Luigi Cammisa: avrebbero preavvertito Cantile delle ispezioni in arrivo. Sotto sequestro lo stabilimento e i sei punti vendita sparsi in tutta la Campania. Il valore totale dei beni sequestrati si agira sui 5 milioni di euro. Vari i reati contestati a vario titolo, dall’ associazione a delinquere alla rivelazione di segreto d’ ufficio, dalla frode nell’ esercizio del commercio alla vendita di sostanze alimentari non genuine, dal falso ideologico alla rimozione l’ omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Le indagini sono scattate nel febbraio del 2011 quando i carabinieri scoprirono che un incidente sul lavoro all’ interno dell’ azienda di Sparanise era stato causato dalla rimozione dei sistemi antinfortunistici dalla «cubettatrice, vale a dire il macchinario utilizzato per porzionare la mozzarella: lo scopo era di poter lavorare a ciclo continuo accelerando al massimo la produzione. Scattarono verifiche più approfondite che hanno evidenziato illeciti anche nello smaltimento dei rifiuti di lavorazione nei Regi Lagni, mentre la plastica finiva in un’ isola ecologica a San Nicola La Strada, grazie alla complicità di alcuni addetti alla struttura. Ma il particolare più allarmante è che controlli a campione effettuati sul latte contenuto nel serbatoi hanno rilevato una carica batterica anche di duemila volte superiore a quella consentita, «tale, come spiegano in Procura, da far ritenere il prodotto finale addirittura potenzialmente nocivo per la salute pubblica». La notizia ha subito suscitato allarme e preoccupazione tra associazioni di categoria e consumatori. «Di fronte a questo grave episodio di adulterazione – si legge in una nota di Coldiretti – si segnala la grave responsabilità per non aver provveduto alla realizzazione delle misure di separazione della filiera di produzione della mozzarella registrata come dop a partire da una disposizione del 2008 e via via oggetto di rinvio». Il riferimento è alla questione cosiddetta del «doppio caseificio» imposto dalla legge Zaia appunto del 2008, ma mai attuato perché il termine attribuito ai produttori di mozzarella per separare le produzioni dop e non dop è stato sempre rinviato. L’ ultima proroga scade a luglio 2014. Alza la voce anche il Codacons, che denuncia: «Scandali di questo tipo creano un danno enorme al nostro Paese e al Made in Italy, la cui reputazione sul fronte delle produzioni alimentari viene scalfita». Prende le difese del latticino dop lo chef piemontese Davide Scabin che definisce la mozzarella «un’ opera d’ arte». E rivela: «Quando vado all’ estero vedo che è molto apprezzata, ma c’ è tanta falsificazione. Per questo la porterò sicuramente anche al mio nuovo ristorante di New York». G. C. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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