Mose, Regione e Consorzio ammessi fra le parti civili
udienza sullo
scandalo delle dighe mobili: no a matteoli sul processo a roma e il
giudice non esclude che orsoni abbia incassato somme «per fini
personali»pd, niente congresso rubinato: sconfitta del gruppo dirigente
VENEZIA. La segreteria del Pd Veneto conferma la sospensione del congresso regionale fissato per il 3 luglio, concordata con i vertici nazionali in vista della campagna referendaria di ottobre sul referendum renziano. Ma le voci critiche aumentano. Dopo i parlamentari Zoggia, Naccarato e Puppato, anche il deputato dem Simonetta Rubinato definisce il rinvio «un’ ulteriore sconfitta per la dirigenza unitaria che ha gestito il Pd veneto ed è responsabile della batosta alle elezioni regionali. Nessun confronto vero e trasparente sui temi che interessano il Veneto, ma solo parlando di possibili candidature, con quattro persone incaricate di trovare la sintesi su un nome nell’ area renziana, mentre una commissione di eletti è stata incaricata di dettare la linea politica su temi caldi come quello dell’ autonomia. Occorre più che mai un congresso di radicale cambiamento». di Giorgio Cecchetti wVENEZIA Per la prima volta si introduce nel processo per la corruzione per il Mose il sospetto che i soldi che l’ ex sindaco Giorgio Orsoni è accusato di aver incassato dal Consorzio Venezia Nuova, stando ai pubblici ministero Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, per alimentare la sua campagna elettorale del 2010, siano invece finiti nelle sue tasche. Ad avanzarlo è addirittura il Tribunale: ieri, nella seconda udienza in aula a Venezia, il presidente Stefano Manduzio ha letto l’ ordinanza in cui ha affrontato tutte le eccezioni e, respingendo la costituzione di parte civile del candidato sindaco Mario D’ Elia ha introdotto quel sospetto. D’ Elia sostiene di non aver avuto le stesse possibilità di Orsoni di essere eletto a causa di quel denaro consegnato al candidato di centro sinistra dall’ allora presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, ma per il Tribunale questa tesi «è priva di concretezza», si legge nell’ ordinanza, «perché non vi è alcun elemento per ritenere che le somme illecitamente consegnate, in ipotesi d’ accusa, al sindaco Orsoni siano confluite in quelle per la campagna elettorale e non, invece, trattenute per fini personali». Un’ ipotesi che potrebbe consigliare la pubblica accusa di contestare all’ ex sindaco un reato diverso da quello di illecito finanziamento al partito di cui ora deve rispondere. Con la stessa ordinanza, il Tribunale ha respinto le eccezioni dei difensori dell’ ex ministro Altero Matteoli e dell’ imprenditore romano Erasmo Cinque, che puntavano a spostare il processo a Roma. Sono state accolte le richieste di costituzione di parte civile del Governo, della Regione, della Città metropolitana, del Comune e del Consorzio Venezia Nuova, mentre sono fuori dal processo, oltre a D’ Elia, le associazioni ambientaliste, il Codacons dei consumatori. I pm Ancilotto e Buccini hanno chiesto la trascrizione di numerosi intercettazioni da inserire tra le prove, oltre alla documentazione sanitaria con la quale si dimostra che Mazzacurati non si può muovere dalla California e le sue condizioni mentali sono pessime. Hanno dato la loro disponibilità ad essere esaminati in aula l’ ex ministro Matteoli, l’ ex presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva e pure Orsoni. Il Tribunale ha sostanzialmente accolto tutte le richieste per quanto riguarda i testimoni dell’ accusa e della difesa, lanciando l’ appello a tagliare i «doppioni, cioè coloro che vengono a ripetere ciò che hanno raccontato altri. Infine, ha escluso otto testi richiesti dalla difesa Orsoni, l’ attuale capo dei vigili urbani Marco Agostini, l’ ex vice sindaco Sandro Simionato, l’ ex segretario generale del Comune Rita Carcò, l’ ex assessore Alessandro Maggioni e soprattutto l’ ex difensore, il veneziano Daniele Grasso. Dovevano raccontare, stando alla difesa, che il tentativo dell’ ex sindaco di patteggiare la pena poi fallito non era un’ ammissione di colpa, ma la proposta respinta dal giudice era stata avanzata per poter rimanere in sella al Comune in modo da approvare il bilancio. Il Tribunale ha sostenuto che si tratta di questioni ininfluenti per il processo in corso. Infine, la questione dell’ acquisizione o meno dei verbali d’ interrogatorio di Mazzacurati verrà affrontata quando i pm spiegheranno che non potrà presentarsi a causa delle condizioni mentali e di salute. Prossima udienza il 16 giugno.
giorgio cecchetti
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