22 Ottobre 2015

Mose, niente processo “ad hoc” per Orsoni e Sartori. Stralcio per la Piva

Mose, niente processo “ad hoc” per Orsoni e Sartori. Stralcio per la Piva

Nessun
imputato in aula. Procedimento a sé per l’ex magistrato alle acque.
Udienza rinviata, si entrerà nel vivo il 4 novembre. Diluvio di parti
civili

È stato il giorno del Mose, anche se di imputati all’interno del palazzo di giustizia di Venezia non se ne sono visti. Al loro posto, nell’aula C della Corte d’Assise, una stuolo di avvocati, oltre che di rappresentanti della parti civili. Alla fine l’udienza è rinviata al 29 ottobre, data in cui si discuterà la definizione delle costituzioni delle parti civili. Il 4 novembre, invece, è fissata quella per le questioni preliminari. Insomma, una giornata che più interlocutoria non si può in laguna, ma comunque simbolica: d’ora in poi si entra in Tribunale, dopo l’ufficializzazione dei rinvii a giudizio.

Sono quattordici le realtà che hanno deciso di chiedere i danni per lo scandalo scoppiato in laguna ormai più di un anno fa, tra cui Regione, Comune di Venezia, Città Metropolitana, presidenza del Consiglio, ministero delle Infrastrutture, Adiconsum, Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia, ecoistituto Langer, l’ex candidato sindaco Mario D’Elia, Codacons Nazionale e locale. Con loro anche tre privati cittadini privati. All’udienza anche i magistrati che hanno indagato sul giro vorticoso di tangenti che ha terremotato i piani alti della politica veneta. Oltre a chi ha patteggiato, tra cui l’ex presidente della Regione Giancarlo Galan e l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, c’è infatti chi ha deciso di intraprendere la strada del processo.

Convinto della propria innocenza e di far valere le proprie ragioni in dibattimento. I punti interrogativi principali riguardavano il “destino” processuale per l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e per l’ex eurodeputata Lia Sartori: per entrambi non ci sarà nessuno stralcio e quindi nessun processo “ad hoc”. Gli avvocati dell’ex primo cittadino, Francesco Arata e Carlo Tremolada, non hanno nascosto il loro disappunto per le precedenti decisioni del Gup Andrea Comez, anche se era ampiamente nelle previsioni. Nell’interesse del loro assistito, puntavano a un dibattimento a sé, perché il reato contestato è di finanziamento illecito ai partiti, non di corruzione. Niente di tutto ciò, anche se è probabile che la richiesta sarà presentata nuovamente. La linea difensiva è già comunque chiara: si punterà sulla malattia degenerativa che ha colpito l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. Secondo i legali non può essere che la malattia abbia messo “fuori gioco” Mazzacurati al punto da rendere impossibile un incidente probatorio appena 6 mesi dopo le sue prime dichiarazioni, nel 2013. Per assurdo i legali di Orsoni sarebbero stati pronti a chiedere il rito abbreviato se fosse arrivato l’ok per un nuovo incidente probatorio. Ma questo non è accaduto, dunque per la Sartori e l’ex sindaco niente dibattimento separato. In mattinata il rito abbreviato è stato chiesto anche da due imprenditori.

Procedimento a sé, invece, per l’ex magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva. Lo stralcio è stato disposto per un difetto di notifica: le sue carte, come chiesto nei giorni scorsi dai legali, tornano in Procura. Tant’è vero che l’avvocato difensore Emanuele Fragasso Jr è uscito dopo un’ora e mezza dall’inizio dell’udienza. Per la Piva si avvicina la prescrizione, che scatterà l’anno prossimo. Dunque i tempi sono molto stretti. Attesa anche per la decisione del Gup nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che con il suo avvocato chiederà con ogni probabilità il trasferimento degli atti a Roma, visto che gli episodi di corruzione contestati dalla Procura sarebbero stati commessi nella Capitale.

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