Mose, lo sconfitto dal sindaco Orsoni chiede i danni al Pd
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fonte:
- Giornale di Vicenza
Cristina GiacomuzzoINVIATA A VENEZIAIl maxi processo sulle tangenti del Mose si è aperto perdendo (temporaneamente) un imputato. Si tratta dell’ ex presidente del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva, accusata di corruzione. Per un vizio di forma sulla notifica (si è sbagliato il domicilio) è stata stralciata la sua posizione e quindi la Procura dovrà rispedire gli atti di chiusura delle indagini. L’ udienza di rinvio a giudizio ieri si è svolta eccezionalmente nell’ aula della Corte d’ Appello della nuova cittadella della giustizia di piazzale Roma a Venezia. È infatti stata scelta ad hoc visto il gran numero di avvocati in rappresentanza dei 12 imputati e delle parti civili, oltre al pool della Procura di Venezia, coordinato dal Procuratore aggiunto Carlo Nordio insieme ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che ha scoperchiato il presunto giro di fondi neri legato alla costruzione delle dighe anti-acqua alta, il Mose. Al giudice per l’ udienza preliminare, Andrea Odoardo Comez sono state presentate ben 18 richieste di costituzione di parte civile. Il magistrato ha deciso di rinviare l’ udienza per dare tempo agli avvocati degli 11 imputati di valutarle. L’ appuntamento è per il 29 ottobre per l’ udienza con l’ ammissione o meno delle parti per poi procedere il 4 novembre con la discussione sulle posizioni dei singoli indagati. Tra questi spicca l’ ex ministro e senatore Altero Matteoli, accusato di corruzione con l’ ex giudice della Corte dei Conti, Vittorio Giuseppone. Per finanziamento illecito dei propri partiti sono imputati anche l’ ex europarlamentare Amalia Sartori e l’ ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (vedi grafico). LE PARTI CIVILI. Chiedono di costituirsi parte civile nel processo per tangenti legate al Mose la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero delle Infrastrutture. Poi il Comune di Venezia (rappresentato dall’ avv. Luigi Ravagnan) e la Città Metropolitana (legale Roberto Chiaia) oltre che la Regione del Veneto (avv. Dario Bolognesi). Questa volta come parte lesa si inserisce anche il Consorzio Venezia Nuova (rappresentato dall’ avv. Filippo Sgubbi), concessionario unico per la realizzazione del Mose (in un’ altra tranche dell’ inchiesta invece figura indagato per non aver vigilato sul comportamento dei propri vertici al fine di impedire gli atti di corruzione; qui invece si dichiara vittima dei suoi manager). E ancora. Una serie di associazioni come il Codacons (avv. Ezio Conte), il Wwf, Italia Nostra (per la distrazione del denaro del Mose, dicono i legali, che poteva essere usato per altre opere). «DANNI AL PD». Ieri ha chiesto al Gup di essere ammesso come parte civile anche l’ avvocato Mario D’ Elia che si era candidato alle elezioni a sindaco di Venezia, con una sua civica, proprio contro Giorgio Orsoni che poi risultò eletto. D’ Elia si è sentito vittima della campagna elettorale di Orsoni che, secondo l’ accusa, aveva ricevuto circa 500 mila euro dal Consorzio Venezia Nuova all’ epoca guidato da Giovanni Mazzacurati. Per D’ Elia, se Orsoni dovesse andare a giudizio e poi essere condannato, «a risarcire il danno dovrebbe essere il Pd che ha sostenuto la candidatura e, di fatto, gestito il denaro per la campagna elettorale». D’ Elia fuori dall’ aula si è poi domandato «come mai il parlamentare di FI, Renato Brunetta, non abbia chiesto di essere ammesso a parte civile, essendo anche lui candidato allora». Il processo, insomma, deve ancora entrare nel vivo ma i difensori di Matteoli, gli avv. Francesco Compagna e Gabriele Civello, puntano a spostarlo a Roma per competenza territoriale e contestano che l’ attuale capo di imputazione sia diverso da quello formulato dal Tribunale per i ministri per cui il Parlamento ha votato l’ autorizzazione a procedere. o COPYRIGHT.
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