26 Febbraio 2019

Mose, il Codacons chiede atti e delibere e pensa a un possibile maxi risarcimento

Richiesta di accesso agli atti. Per verificare i passaggi di approvazione del grande progetto. E valutare la richiesta danni in favore della collettività. Mossa a sorpresa di un gruppo di ingegneri che da anni contesta la bontà scientifica del progetto Mose. Nei giorni scorsi Il Codacons, l’ associazione nazionale per la tutela dei Consumatori, insieme all’ ingegnere Vincenzo Di Tella, hanno presentato al Provveditorato alle Opere pubbliche, al ministero delle Infrastrutture e all’ Anac una richiesta formale per poter prendere visione delle delibere di approvazione del Mose. Facoltà prevista dalla legge. Utilizzata, dicono, «per verificare come si sia potuti arrivare a questo punto di avanzamento dei lavori senza le necessarie garanzie di funzionamento dell’ opera». «Non si è mai risposto a livello scientifico alle obiezioni sollevate dalla società Principia, richiesta di consulenza dal Comune di Venezia nel 2006», dice l’ ingegnere, «che ha verificato, con modelli matematici certificati e utilizzati nell’ ingegneria marina offshore, che le paratoie del progetto definitivo di Malamocco sono soggette a risonanza sub-armonica ovvero a instabilità dinamica».Il punto contestato riguarda le prove in vasca. «Ci sono errori nella realizzazione e gestione del modello», accusa l’ ingegnere, «il modello provato non ha nulla a che vedere col prototipo reale. Le vasche di Voltabarozzo sono troppo corte per simulare le condizioni di moto ondoso sulle paratoie, e inutili anche per le prove di oscillazione libere che libere non sono per la limitata lunghezza delle vasche. Le prove fatte dalla Società Protecno dimostrerebbero l’«inattendibilità dei risultati ottenuti». Che però, a detta degli sperimentatori e degli enti preposti alla loro approvazione, «sono state considerate utili per dimostrare l’ assenza dell’ effetto scala: un dispendio di risorse pubbliche». L’ effetto «scala» potrebbe risultare invece uno degli ostacoli maggiori al funzionamento del Mose.Ecco allora la decisione di chiedere le delibere e i progetti approvati, tutti con il timbro del Comitato Tecnico di Magistratura. Organismo del Magistrato alle Acque allargato a esperti e consulenti chiamati dal presidente. L’ inchiesta sullo scandalo Mose ha poi dimostrato che molti di quei passaggi erano falsati dal pagamento di tangenti e da pressioni esercitate dalla vecchia dirigenza di Mazzacurati. «Il presidente dell’ Anticorruzione Raffale Cantone ci ha risposto», dice Di Tella, «Linetti ci ha dato la sua disponibilità».Obiettivo degli ingegneri e del Codacons, ma anche dei comitati che danni si battono contro la grande opera, è adesso dimostrare che non soltanto il Mose è soggetto a «criticità» e guasti che non erano stati previsti, per non parlare dei costi della manutenzione sott’ acqua. Ma anche che il suo funzionamento è in dubbio. «Il Mose non ha un progetto degno di questo nome», conclude Di Tella, «e sarebbe rischioso procedere sperimentando le paratoie in mare, come afferma il commissario Francesco Ossola. Perché non ci sono le condizioni di prova, e perché non è più possibile adesso modificare la configurazione delle paratoie, fissate sul fondo sulle basi di cemento armato». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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