22 Ottobre 2015

MOSE e’ il giorno dell’ udienza

MOSE e’ il giorno dell’ udienza

VENEZIA Le stanze dove di solito si tengono le udienze del gip non bastano ed è stata prenotata l’ aula della Corte d’ assise nella nuova Cittadella della giustizia di Piazzale Roma. D’ altra parte i numeri sono da maxi-processo, nonostante i tanti patteggiamenti che hanno «assottigliato» l’ inchiesta: tre pubblici ministeri (in aula oltre a Stefano Ancilotto e Stefano Buccini ci dovrebbe essere anche il procuratore aggiunto Carlo Nordio), dodici imputati e 19 avvocati difensori. E poi le parti civili, che al momento, salvo (probabili) sorprese dell’ ultima ora, dovrebbero essere 13 – Presidenza del consiglio e tre ministeri, Regione, Città metropolitana, Comune di Venezia, Consorzio Venezia Nuova, Codacons, Legambiente, Ambiente Venezia, Mario D’ Elia e Mauro Scaramuzza – portando gli avvocati a superare la trentina di unità. E’ passato un anno e sei giorni dal 16 ottobre del 2014, quando Giancarlo Galan e altri 18 imputati sfilarono davanti al gip Giuliana Galasso per prima grande ondata di patteggiamenti. In mezzo ci sono stati altri rivoli, tanto che la contabilità della procura (tenendo conto anche del primo filone nato con gli arresti di Piergiorgio Baita e company) segnala 33 patteggiamenti, per un totale di oltre 55 anni di reclusione e quasi 13 milioni di euro recuperati attraverso la formula della confisca, che la procura ha voluto privilegiare anche sfidando l’ accusa di essere stata di manica larga sulle pene, da molti ritenute troppo basse. Ma oggi, anche se il processo riguarda solo i 12 imputati di cui sopra, rispetto ai 64 indagati delle inchieste correlate, è comunque il giorno del Mose nell’ immaginario collettivo. In realtà, visti i numeri, è probabile che l’ udienza di oggi e forse anche la prossima, passino a dirimere le questioni preliminari e le costituzioni di parte civile. E qui tra le tre parti in causa – pm, difese e chi chiede un risarcimento danni – inizieranno subito le scintille. Si sa già che l’ ex ministro Altero Matteoli e l’ imprenditore Erasmo Cinque chiederanno di spostare il processo a Roma, dove sarebbero state versate le presunte tangenti per ottenere dei favori per il Consorzio. «Riteniamo che le indagini dimostrino l’ estraneità dell’ ex ministro a qualsiasi accordo corruttivo e l’ assoluta correttezza del suo operato – dicono gli avvocati Francesco Compagna e Gabriele Civello – Speriamo si possa entrare presto nel merito della vicenda». Ma ci saranno sicuramente tante altre eccezioni (per esempio l’ ex sindaco Giorgio Orsoni e l’ ex europarlamentare Lia Sartori chiederanno uno stralcio di fronte al giudice monocratico) e una guerra pure sulle parti civili, a partire dagli ambientalisti in un processo in cui non ci sono reati ambientali. Starà ovviamente al gup Andrea Comez dirimere tutte le questioni. Solo due degli imputati dovrebbero tentare la strada del rito abbreviato: il funzionario regionale Giovanni Artico, accusato di corruzione, e l’ ex ad della Venezia-Padova Lino Brentan, sotto processo per induzione indebita. Gli altri dovrebbero tutti andare a giudizio e non è difficile immaginare l’ eco che avrà un processo in cui sfileranno come testimoni lo stesso Baita, Claudia Minutillo. altri grandi accusatori o rei confessi come Pio Savioli, Federico Sutto, Stefano Tomarelli, per citarne qualcuno. Tutti si proclamano innocenti e d’ altra parte non sarebbero arrivati fino a questo punto, se non fosse così. Sutto, per esempio, sarà torchiato in aula dalla difesa di Orsoni, dopo che ai pm ha raccontato di aver portato nel suo studio tre buste con 250 mila euro in nero.

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