26 Maggio 2020

Mose, doppio test domenica Fanghi, stop all’accordo

Protocollo fanghi di nuovo al punto di partenza. Annunci entusiasti, pressioni, accuse al governo. E poi l’ accordo tra ministeri. Sembrava pronto a partire. Approvato dai due ministeri delle Infrastrutture e dell’ Ambiente e dall’ Ispra. Ma adesso si torna al punto di partenza. Il ministero per l’ Ambiente ha chiesto nuove integrazioni e garanzie. Analisi e dati. E tutto è di nuovo bloccato. Nel frattempo la situazione dei canali portuali e lagunari si aggrava. Interramenti e necessità di scavare per garantire la navigabilità. Una nuova emergenza che sta per arrivare.Perché il Protocollo, nelle intenzioni dei suoi proponenti, doveva servire proprio a questo.A «derubricare« la tossicità dei materiali scavati, per poterli riutilizzare anche per le barene artificiali e le opere in laguna. Milioni di tonnellate di fanghi estratti dal fondo della laguna e in buona parte «non tossici». Tutti di categoria A, senza più la vecchia distinzione tra «A» e «B» del vecchio protocollo che data 1993.Ma la sensibilità su questo tema è alta. Così il «protocollo è di nuovo fermo. Nervosismo negli uffici dello Stato e all’ Autorità portuale, che tanto aveva premuto per l’ approvazione del nuovo accordo Ma anche in Comune. Dove si lancia l’ allarme rii interni. «Anche il canale di Tessera si sta interrando», hanno detto ieri in municipio.Dove si metteranno allora i fanghi scavati? In attesa del nuovo Protocollo il materiale continua a essere trasportato nell’ isola delle Tresse in mezzo alla laguna. Ma non può che essere una soluzione provvisoria. E’ in scadenza la concessione, già prorogata, alla società Tressetre spa, di proprietà della Mantovani, primo azionista del Mose e del Consorzio Venezia Nuova. Il progetto è stato approvato al Provveditorato fra le polemiche e le minacce di esposti da parte degli ambientalisti.Anche i collaudatori dell’ isola hanno espresso qualche riserva. E i lavori vanno a rilento. Si dovrà per forza fare una nuova gara per l’ affidamento. Ma intanto si va verso il blocco. Nuova «grana» per la salvaguardia. Che potrà essere affrontata tra qualche giorno nella nuova riunione della Cabina di coordinamento convocata in prefettura per venerdì mattina dal prefetto Vittorio Zappalorto.All’ ordine del giorno la prova di sollevamento delle due schiere di paratoie del Mose di Malamocco e Chioggia, prevista in simultanea con l’ aiuto dell’ Esercito per i ponti radio domenica 31 maggio. Al vertice. dove si dovrà fare il punto dei lavori e del cronoprogramma Mose, ci saranno la commissaria del Mose Elisabetta Spitz, il provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone, gli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola. E il sindaco Luigi Brugnaro. Si farà il punto sulla situazione per verificare se i tempi potranno essere rispettati, anche alla luce delle ultime novità.Le prove sulle barriere di Chioggia nei giorni scorsi hanno dato esito positivo. Ma c’ è sempre da risolvere il problema del loro comportamento in situazioni di mare mosso e agitato. Con il rischio della risonanza subarmonica denunciato dall’ ingegnere Vincenzo Di Tella e dal Codacons. E a quanto pare minimizzato dai consulenti dell e Università di Padova e Cassino, richiesto di un parere un anno fa sulla questione sollevata anche dalla società principia nel 2006.I professori dovrebbero presentare uno studio con le loro conclusioni tecniche nei prossimi giorni. E in Prefettura si parlerà anche del Protocollo fanghi. Annunciato come la soluzione nelle ultime riunioni. Ma adesso tornato alla base di partenza. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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