Mose, davanti al giudice l’ ex ministro Matteoli con Orsoni e Lia Sartori
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- Giornale di Vicenza
Cristina GiacomuzzoVENEZIAL’ onda lunga dello tsunami del Mose arriva dopo un anno e mezzo fino a piazzale Roma a Venezia, in tribunale. Lì questa mattina il pool della Procura di Venezia, coordinato dal Procuratore aggiunto Carlo Nordio, chiederà il rinvio a giudizio di chi non ha ancora patteggiato. Tra i 12 imputati ci sono nomi di spicco: l’ ex ministro alle Infrastrutture e all’ Ambiente, Altero Matteoli, l’ ex eurodeputata sempre del partito di Berlusconi, la vicentina Amalia Sartori e l’ ex sindaco di Venezia, sostenuto dal Pd, Giorgio Orsoni. Il giudice Andrea Odoardo Comez dovrà valutare le posizioni di ciascuno nell’ ambito di un’ inchiesta che ha fatto tremare il Veneto e non solo. Il 4 giugno dello scorso anno erano state arrestate 35 persone “incastrate” dalle dichiarazioni degli ex presidenti del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, e della Mantovani, Piergiorgio Baita, e dell’ ex segretaria dell’ ex doge, Giancarlo Galan. Molti (vedi grafico a lato) hanno già patteggiato come l’ ex ministro Giancarlo Galan e l’ ex assessore regionale alle infrastrutture, Renato Chisso. Adesso l’ ultima parte di un’ inchiesta che ha messo in luce un sistema di fondi neri legato alla costruzione del Mose, le barriere per difendere la città lagunare dall’ alta marea. LE ACCUSE. In otto devono rispondere di corruzione in concorso con coloro che hanno già patteggiato, come appunto Galan (2 anni e 10 mesi e 2,6 milioni di risarcimento) e Chisso (2 anni e 6 mesi e confisca per 2 milioni di euro). Si tratta dell’ imprenditore veneziano Nicola Falconi, l’ ex presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva, l’ ex giudice della Corte dei conti Vittorio Giuseppone, l’ architetto Danilo Turato, il dirigente della Regione Giovanni Artico, l’ ex presidente dell’ autostrada Venezia- Padova Lino Brentan, l’ ex ministro Altero Matteoli e l’ imprenditore romano Erasmo Cinque. In due devono rispondere di finanziamento illecito ai loro partiti e cioè Sartori e Orsoni. Infine, sono imputati l’ avvocato Corrado Crialese, accusato di millantato credito, e l’ ex dirigente regionale Giancarlo Ruscitti, per concorso in frode fiscale.IL CASO MATTEOLI. Per arrivare a questo punto però il Senato si è dovuto esprimere sulla posizione di Matteoli. Lo scorso aprile ha concesso l’ autorizzazione a procedere contro l’ ex ministro che, nel suo intervento a palazzo Madama, aveva chiesto espressamente di potersi «difendere con forza perché non ho nulla da temere. Voglio uscire a testa alta da questa vicenda non perché non c’ è stata l’ autorizzazione a procedere, ma andando a processo e sottoponendomi alla giustizia». All’ ex ministro la Procura veneziana contesta di aver ricevuto direttamente dai vertici del Mose, cioè Mazzacurati e Baita, 400 mila euro e altri 150 mila tramite l’ uomo d’ affari Colombelli e il dirigente della “Mantovani” Buson (arrestati a suo tempo). Inoltre, avrebbe premuto perché la ditta Socostramo del manager Erasmo Cinque, a lui vicino, versando solo 25 mila euro per entrare nel consorzio Mose e, quasi senza fare lavori, guadagnasse 48 milioni. Erasmo Cinque infatti è l’ altro imputato. Sempre secondo i pm veneziani Matteoli «in violazione dei suoi doveri di imparzialità e indipendenza» avrebbe attuato «un asservimento delle proprio funzioni al Consorzio Venezia Nuova», concessionario e costruttore del Mose. Il ministro avrebbe fatto in modo di eludere le leggi sulle gare di appalto per far giungere al Venezia Nuova anche «i finanziamenti relativi alle opere di bonifica dei siti industriali di Marghera».LE RICHIESTE. La difesa davanti al giudice per l’ udienza preliminare dell’ ex ministro e senatore Matteoli punterà prima di tutto a far trasferire il procedimento a Roma: se qualcuno lo ha pagato, sostiene il difensore di Matteoli a La Nuova di Venezia, lo ha fatto nella capitale, quindi spetterebbe ai giudici romani giudicare l’ ex ministro. Anche Lia Sartori (difesa dagli avvocati Franco Coppi e Alessandro Moscatelli) deve rispondere di aver accettato somme da Mazzacurati, attraverso il Consorzio, per finanziare le sue campagne elettorali. L’ ex eurodeputata ha sempre negato la circostanza e si è professata innocente. I legali di Orsoni, e probabilmente anche quelli della vicentina Sartori, chiederanno di essere giudicati da altri magistrati vista la diversa imputazione e il fatto che le circostanze siano estranee alla vicenda legata alla costruzione del Mose. Per quanto riguarda i riti alternativi non sono previsti patteggiamenti mentre il funzionario regionale Artico ha già chiesto il rito abbreviato e potrebbe avanzare la stessa richiesta anche l’ ex presidente della Ve-Pd Brentan.PARTE CIVILE. Si è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei ministri con i ministeri dell’ Ambiente e dell’ Economia, e dello Sviluppo economico. Poi il Comune di Venezia, la Regione Veneto e anche la Città Metropolitana di Venezia. Ovviamente è parte lesa pure il Consorzio Venezia Nuova. Si sono aggiunti il Codacons, Legambiente e altre associazioni ambientali. Non solo. Anche l’ ex candidato sindaco controparte di Orsoni, l’ avvocato Mario D’ Elia, sostiene di essere stato danneggiato dai pagamenti illeciti per la campagna elettorale di Orsoni.COPYRIGHT
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